
The Bad Batch è creata dal mitico Dave Filoni (in questo caso anche autore del pilot) e vede Jennifer Corbett – già sceneggiatrice di alcuni episodi di Star Wars: Resistance – nei panni di headwriter, oltre che di co-autrice dell’episodio di apertura “Aftermath”. La serie si colloca temporalmente agli inizi dell’Impero Galattico, aprendosi cronologicamente a cavallo di alcuni eventi de La Vendetta dei Sith. Si tratta di un periodo storico che nel canon di Star Wars è stato esplorato pochissimo se non brevemente in alcuni romanzi e, in maniera più ampia, nei fumetti, dove Darth Vader: Dark Lord of the Sith è quello che ne sfrutta di più l’ambientazione.
È proprio con un evento già visto nei fumetti – che non specificheremo per evitare spoiler – che si apre la serie e, come accaduto in The Clone Wars con Ahsoka e ad alcuni passaggi dell’omonimo romanzo o in The Mandalorian con Cobb Vanth, si tratta di una rivisitazione con alcuni piccoli cambiamenti. Il fulcro del racconto rimane lo stesso, ma per chi consuma ogni aspetto della saga, dai libri fino ai videogiochi, le modifiche non passeranno inosservate. Quello che è ormai sempre più chiaro è che film e serie tengono il coltello dalla parte del manico quando si tratta di quello che è canon o meno, per cui con ogni probabilità non sarà l’ultima volta che assisteremo a un’operazione del genere. Detto questo, l’inizio di The Bad Batch è un ottimo modo per presentarci nuovamente i membri della Clone Force 99.
Per chi avesse bisogno di un ripasso, sono dei cloni con delle “desirable mutations” che li distinguono dai “Reg” (le loro controparti più comuni), rendendoli una squadra d’assalto indipendente con tattiche non proprio ortodosse. Il gruppo è composto da Hunter (il leader e quello dalle sembianze simile a Rambo), Tech (la mente), Crosshair (il cecchino), Wrecker (quello con la forza bruta), e Echo, un clone che era apparso più volte nel corso di The Clone Wars e unitosi alla Bad Batch proprio durante l’arco narrativo a loro dedicato.

Oltre ai già citati membri della Clone Force 99, la serie vede – inevitabilmente – la presenza di molti volti noti all’interno di Star Wars, come il temibile Tarkin, già visto nei trailer della serie e che non può mancare visto il suo ruolo fondamentale all’interno delle gerarchie imperiali. Per fortuna c’è anche spazio per personaggi nuovi, e da questo punto di vista l’aggiunta più interessante è sicuramente la giovane Omega, interpretata da Michelle Ang. In rete i fan si stanno già scatenando con teorie su chi possa essere e su quale ruolo avrà nel corso della serie. Dopo una sola puntata non si sa quasi nulla, ma è impensabile che la sua comparsa – soprattutto se consideriamo che avrà un ruolo centrale nel racconto – non porti a nulla, e la speranza è che permetta di esplorare tematiche e aspetti solamente abbozzati in Star Wars e che possa servire anche a rafforzare gli eventi di alcuni prodotti della galassia lontana lontana ambientati più avanti nel tempo.
“Aftermath” è dunque un’ottima puntata che apre le porte a una serie dall’enorme potenziale. L’episodio subisce in alcuni punti degli inevitabili rallentamenti dovuti dalla sua natura di pilot e ribadisce forse in maniera troppo didascalica alcuni concetti al centro del conflitto tra i personaggi, ma non si può non lodare lo splendido lavoro fatto nel portare i fan in un’epoca di Star Wars praticamente inesplorata.
Voto: 7
