
Nata da un’idea di Justin Leach, che ha lavorato come animatore per Blue Sky Studios, Lucasfilm e Production I.G., Eden ha preso finalmente vita quando il produttore statunitense ha potuto confrontarsi con Taiki Sakurai, capo produttore per il settore anime di Netflix, aprendo la strada alla creazione di un esteso e variegato team per la realizzazione della serie. Prodotto dallo studio Qubic Pictures (capitanato da Leach) e realizzato dal CGCG Studio, Eden è dunque il risultato di un lavoro e di un team internazionale, le cui diverse provenienze e influenze conferiscono a donare alla serie una natura peculiare.
Sceneggiata da Kimiko Ueno, Eden è ambientata in un futuro remoto in cui gli umani sembrano essere ormai estinti. Tutto ciò che resta di loro sono i robot, che lavorano incessantemente coltivando la frutta e preservando con cura la natura che, sotto la loro onnipresente attenzione, è rigogliosa come non mai. L’esistenza degli umani sembra essere solo un brutto ricordo lontano, un qualcosa che i robot stessi rifuggono perché gli umani sono considerati da loro come la causa dei disastri ambientali (e non solo) del pianeta. Le cose iniziano a cambiare quando due di questi robot coltivatori, E92 e A37, trovano per caso una piccola bambina umana di nome Sara, a cui si affezionano così tanto da prendere la rischiosa decisione di adottarla cercando, soprattutto, di nasconderla dalle grinfie delle guardie del complesso di Eden 3 che, capitanate dal rigoroso Zero, sono sempre attente e pronte a cancellare qualsiasi traccia dell’esistenza umana. Lo spietato Zero, infatti, considera gli esseri umani come un elemento del tutto nocivo per il pianeta, e spende le sue energie cercando ed eliminando tracce umane e riprogrammando i robot che dimostrano inclinazioni favorevoli e amichevoli nei confronti dell’esistenza umana.

Dopo un inizio piuttosto fiacco, Eden si riaccende di vivacità nel mostrarci l’avventura di Sara verso il risveglio e il ritorno degli esseri umani sulla Terra, permettendo allo spettatore di affezionarsi ben presto alla protagonista e a tutti i personaggi robotici che le sono fedeli, senza far mancare alcune scene capaci di colpire emotivamente. Anche il character design segue la stessa efficace semplicità della sceneggiatura: i robot fedeli a Sara e propensi a scoprire e ad interagire con la natura umana hanno colori più caldi e tratti più tondeggianti, mentre lo spietato Zero e i robot da lui capitanati hanno colori più freddi e tratti molto più rigidi, che rappresentano visivamente la rigidità stessa delle loro convinzioni e delle loro azioni. La scelta di colori e forme del genere si sposa benissimo con il mood della trama stessa, delineando un universo in cui la semplicità la fa sempre da padrona. Il minutaggio limitato delle puntate impedisce, ovviamente, ad Eden di impattare in maniera maggiore sui suoi spettatori, ma l’equilibrata costruzione e messa in scena della sua storia concorre alla creazione di uno show sicuramente piacevole da guardare e capace di intrattenere.

In definitiva, il primo anime prodotto da Netflix si presenta come un prodotto godibile che fa della semplicità il suo vero punto di forza. Eden riesce infatti ad intrattenere e a farci affezionare ai personaggi nel poco tempo a disposizione dei suoi quattro e brevi episodi. Peccato soltanto per un apparato tecnico e per una mancanza di originalità che hanno impedito allo show di distinguersi nel vasto panorama degli anime, condannando Eden (almeno per ora) ad essere un prodotto, anche se piacevole, poco incisivo e piuttosto dimenticabile.
Voto: 5/6
