
Intanto di cosa stiamo parlando: Physical è una dramedy ambientata a San Diego negli anni ’80 che vede come protagonista la splendida Rose Byrne, attrice premiata e dalla lunghissima carriera cinematografica (da Marie Antoinette a Sunshine, passando per la saga degli X-Men) che negli ultimi anni si è anche rilanciata in tv dopo il suo ruolo più famoso in Damages. L’abbiamo vista, infatti, recitare al fianco di Cate Blanchett in Mrs. America l’anno scorso, dove interpretava la politica e attivista femminista Gloria Steinem. In Physical Byrne interpreta Sheila, una casalinga benestante evidentemente insoddisfatta della sua vita e del suo matrimonio con Danny (Rory Scovel), al punto da passare molto tempo delle sue giornate a sperperare i soldi di famiglia in pratiche autolesioniste che lasciano intendere un disturbo alimentare di tipo bulimico. Saranno la scoperta dell’aerobica e l’incontro con Bunny, una giovane istruttrice, a salvare Sheila e a offrirle una nuova prospettiva rispetto alla tossicità della relazione con il marito.

È interessante in tal senso come viene presentata la natura del matrimonio tra Sheila e Danny: la loro non è una relazione esclusiva, o meglio, è chiaro fin dall’inizio che la protagonista è consapevole che il marito – che di lavoro fa il professore di Storia – abbia delle relazioni con le proprie studentesse e che sia una cosa accettata tra loro. L’insofferenza di Sheila verso questa situazione nella quale deve solo adempiere ai propri obblighi di brava moglie e brava madre – hanno una figlia in età da scuola materna – esplode nelle sue nevrosi e nel suo continuo autocommiserarsi; c’è, infatti, un costante voice-over di quello che il personaggio sta pensando che commenta le situazioni in cui viene a trovarsi. Una sorta di voce interiore che dialoga direttamente con lo spettatore e rompe la quarta parete. I commenti sono quasi sempre acidi, cinici e severi verso se stessa, un meccanismo narrativo che ricorda molto uno degli episodi più famosi di BoJack Horseman, “Stupid Piece of S**t”, dove anche BoJack fa i conti con la bassa considerazione che ha di se stesso e con il suo dolore esistenziale.

La serie è creata e prodotta da Annie Weisman, forte di un super contratto di due anni con Apple – che nel frattempo si sta accaparrando sempre più nomi di rilievo per la produzione dei suoi originali, da Alfonso Cuaron a Justin Lin, solo per citarne un paio. Weisman è molto nota nell’ambienta televisivo, a partire dal suo lavoro in Desperate Housewives, per poi proseguire con Suburgatory, About A Boy, The Path, Almost Family e ora appunto Physical. Nel cast dello show oltre ai due attori protagonisti già citati troviamo altri interpreti di rilievo, da Deidre Friel (dai piccoli ruoli in The Sopranos e Search Party al più recente New Amsterdam) a Paul Sparks (House Of Cards, Waco, The Night Of).
Physical, in definitiva, si presenta come una serie scritta in modo accattivante e intelligente che fa dell’estetica anni ’80 uno dei suoi punti di forza, a volte addirittura calcando un po’ troppo la mano sul modo in cui vengono solitamente rappresentati i sobborghi californiani al cinema e in TV. Lo show è estremamente godibile e i primi episodi lasciano con la sensazione di volerne vedere ancora: il personaggio interpretato in modo eccellente da Rose Byrne, in particolare, è tanto odioso quanto amabile, a riprova del fatto che sia ben scritto e per nulla stereotipato.
Voto: 7
