
È prima di tutto interessante riflettere sulla necessità di riportare alla luce l’incidente di Vermicino che, pur avendo avuto un ruolo fondamentale per il nostro paese sotto molti punti di vista, viene ricordato con meno vigore rispetto ad altre tragedie che hanno segnato l’Italia. La miniserie Alfredino – diretta da Marco Pontecorvo, e scritta da Barbara Petronio e Francesco Belletta – ha come intento primario non solo quello di ricordare la storia di Alfredino in sé, ma soprattutto di mostrarne l’impatto sulle persone direttamente coinvolte nelle operazioni e sull’intero paese. La volontà è stata quella di riportare i fatti così come sono accaduti nel 1981, mostrando la verità – con pochissime licenze dovute a necessità narrative -, motivo per cui è stata fondamentale la collaborazione del Centro Alfredo Rampi, fondato dai genitori del bambino poco dopo la sua morte. A distanza di 40 anni ci si è resi conto dell’importanza di riportare alla memoria collettiva l’incidente di Vermicino, ricordandolo con un racconto forte, ma senza spettacolarizzarlo come avvenne all’epoca dei fatti. Alfredino riesce nell’intento di rispettare quella che è stata una tragedia dolorosa, e questo è stato possibile ad esempio grazie alla scelta di non mostrare mai il bambino nel pozzo e di farne sentire la voce in un solo caso; gli autori hanno quindi deciso di dare un taglio corale alla vicenda, evitando di concentrare la narrazione unicamente sulla vittima.

Infatti Alfredino mostra come l’intervento dei giornalisti Rai generò un impatto mediatico decisamente forte: nel giro di poche ore la storia del bambino nel pozzo divenne nota in tutta la penisola, e questo portò a due tipologie di reazioni opposte nel pubblico. Se da un lato la presenza dei media fu molto positiva perché portò aiuti di ogni sorta, personale qualificato e innumerevoli volontari, dall’altro scatenò un circo mediatico per cui dalla diffusione della notizia in poi arrivò una moltitudine di curiosi, i quali si accalcarono a Vermicino – come se dovessero assistere a uno spettacolo qualunque – creando ostacoli non indifferenti alle operazioni. A spiegare ancora meglio come i media ricoprirono un ruolo contemporaneamente positivo e negativo per Vermicino si aggiunge la rappresentazione di un altro evento memorabile, cioè la scelta dell’allora Presidente della Repubblica Pertini di recarsi sul posto. Il terzo episodio della miniserie mostra chiaramente gli effetti di quanto accaduto: si vede infatti che all’arrivo di Pertini la folla e i giornalisti spostano immediatamente l’attenzione su di lui, “dimenticandosi” di Alfredino – certamente la presenza del Presidente era destinata a suscitare un amplissimo clamore mediatico, ma è stato corretto rappresentare anche che questo fatto causò ulteriori complicazioni nelle operazioni. La puntata tre riesce comunque a evidenziare bene l’altro lato della medaglia, restituendo quell‘umanità che dimostrò Pertini decidendo di sostenere in prima persona la famiglia Rampi; il Presidente in questo senso è una figura simbolo che nella miniserie si accosta a quelle di soccorritori e volontari, rappresentando quella parte di popolazione che soffrì profondamente per la vicenda. In quei tre giorni Alfredo fu un po’ il figlio di tutti: moltissimi si incollarono al televisore in attesa del salvataggio del bambino, soprattutto dopo la decisione di mantenere il collegamento in diretta.

A parte questo piccolo difetto, la miniserie è comunque ben distribuita a livello di trama nel suo complesso, inoltre riesce in due intenti fondamentali: in primis quello di creare una narrazione costantemente tesa e in seconda battuta di riportare i fatti nel modo più fedele possibile. Ovviamente la fine della vicenda e quindi della miniserie sono già note dall’inizio: Alfredino anche volendo non avrebbe potuto creare suspence in questo senso, tuttavia riesce a far percepire la tensione che si provò in quei giorni, facendo immedesimare il pubblico nella vicenda e soprattutto nella figura di Franca Rampi, mamma di Alfredino.

Un aspetto molto positivo da citare sulla realizzazione della miniserie è infine la corrispondenza con la realtà. Non è scontato trovare nelle serie TV uno specchio così preciso dei fatti, ma Alfredino riesce a portare tutto ciò che serve per far capire e percepire l’intensità della vicenda, anche a chi non l’ha vissuta direttamente. L’altra faccia della medaglia – e una possibile nota negativa – potrebbe essere l’inadeguatezza della miniserie per chi c’era e ha visto in diretta l’accaduto. Per chi come me nel 1981 non c’era ancora, è possibile solo ipotizzare: l’incidente di Vermicino potrebbe effettivamente essere una pagina troppo dolorosa della storia italiana per essere rappresentata nuovamente, ma il punto di forza di Alfredino – e ciò che evita di trasformarlo in un semplice racconto di un evento triste e doloroso fine a se stesso – è il già citato taglio narrativo. Questo rende possibile una narrazione della storia per come andò, con le sue luci e ombre, evitando la focalizzazione sul solo dolore della famiglia e privilegiando invece la testimonianza dell’accaduto. Dietro la realizzazione della miniserie Alfredino vi era il preciso intento di mostrare e portare avanti la memoria di un tassello fondamentale della storia italiana che spesso viene dimenticato. Si è rivelata quindi essenziale la scelta di rispettare quanto accaduto mettendo in scena per il quarantesimo anniversario della vicenda un racconto ben strutturato e fedele, senza limitarsi alla sola cronologia dei fatti ma scegliendo di tratteggiare l’effettiva portata che Vermicino ebbe sull’Italia intera.
Voto: 8½
