American Crime Story: Impeachment – 3×02/03 The President Kissed Me & Not To Be Believed


American Crime Story: Impeachment - 3x02/03 The President Kissed Me & Not To Be BelievedDopo un primo episodio incentrato sulla costruzione della relazione tra le due protagoniste femminili e sulla descrizione del contesto in cui si inserisce la storia di Monica Lewinsky rispetto al governo Clinton, gli episodi successivi continuano il lavoro iniziato nella premiere e quindi nel dettagliare storia principale e contesto, cercando di farli convergere in maniera organica, completa ma non complicata. Perché se c’è una caratteristica tipica di Murphy è la ricerca continua della completezza, fatta di inserimenti di storyline su storyline, personaggi su personaggi, come a rincorrere la chimera della verità di tutti i punti di vista, il proposito di non lasciare davvero nulla al caso o relegato nel silenzio.

Nonostante abbia deciso di mettere in scena una delle storie più conosciute al mondo, Ryan Murphy sembra intenzionato non solo a portare integralmente alla luce la versione e il punto di vista di Monica Lewinsky rispetto a come è stata trattata in tutti questi anni, ma vuole anche parlare di come sia fortemente cambiato il modo di fare e intendere il giornalismo negli ultimi decenni, come sia diventato sempre più labile il confine tra storia, pettegolezzo, giustizia e ritorno personale – fosse in termini economici o di “semplice” quarto d’ora di fama.

3×02 – The President Kissed Me

American Crime Story: Impeachment - 3x02/03 The President Kissed Me & Not To Be BelievedSappiamo che Monica Lewinsky ha attivamente partecipato come consulente per la realizzazione della terza stagione di American Crime Story, tanto da apparire anche tra i produttori della serie. Già da qualche anno la ex-stagista più famosa degli USA ha rotto il silenzio sulla vicenda, scrivendo un lungo pezzo-verità su Vanity Fair nel 2014. Il secondo episodio, “The President Kissed Me”, sposta l’attenzione da Linda Tripp a Monica e mette in scena l’incontro tra quest’ultima e il Presidente Clinton, uno sguardo casuale e fugace nei corridoi della White House ma che sembra arrivare dritto alla mente di entrambi. Ma è poco dopo che avviene il vero incontro, quello tra Monica e “semplicemente” Bill, quello che in pochi minuti trasforma una cotta senza importanza nell’inizio di un vero e proprio turbinio di eventi, che né l’una né l’altro potevano sicuramente prevedere. La cosa più interessante è che i primi incontri, le prime conversazioni scambiate ci vengono raccontate come l’inizio di un reale coinvolgimento, quello di Monica sicuramente molto più emotivo, quello di Clinton certamente più fisico ed egoista, ma non c’è ombra di torbido o di disagio nell’atmosfera che viene ricostruita. Questo significa che è così che l’ha vissuto Monica e che nonostante tutte le conseguenze, nonostante gli anni trascorsi, ci restituisce l’immagine di un Presidente affascinante, cui è impossibile resistere. Il giudizio viene lasciato allo spettatore, che può solo dedurre come fosse implicito nel ruolo stesso di Clinton avere così tanto potere e tanto fascino, che lui deliberatamente usa sulle donne che lo circondano.

Altra caratteristica del racconto sono i continui salti temporali, perché l’idea che viene fuori è la composizione di un puzzle, in cui il quadro completo non è dato dalla somma delle parti, per cui il prima e dopo diventano concetti relativi: Murphy sembra sottolineare che l’inseguimento di una semplice cronologia non restituisce le vere ragioni degli avvenimenti, ma per arrivare a capire le spinte profonde ed emotive che hanno portato  al loro accadimento è necessaria una rielaborazione costante dell’intero insieme. E così i cinque mesi di tirocinio alla White House non ci vengono mostrati ora, ma subito dopo gli incontri iniziali ritroviamo Monica da sola, ormai impiegata al Pentagono e che passa le sue serate da sola, nel suo appartamento, in trepidante attesa delle chiamate di Bill, che si fanno sempre più rare e tardive. L’unica consolazione è la promessa che Bill le ha fatto di riportarla accanto a lui una volta finite le elezioni – ovvero che una volta rieletto, non solo l’avrebbe rimessa accanto a lui, ma avrebbe anche avuto più tempo da dedicarle e sarebbero tornati a quei mesi di idillio che sembrano già molto lontani.

American Crime Story: Impeachment - 3x02/03 The President Kissed Me & Not To Be BelievedTutto questo però non accade e la ragazza viene lasciata al Pentagono, ed è da qui che si innesca davvero lo scandalo Lewinsky, cioè nel momento in cui una giovane donna innamorata e delusa racconterà ad una arrabbiata cinquantenne che l’uomo misterioso di cui le parla da mesi è il Presidente degli Stati Uniti d’America, Bill Clinton. Qui c’è il vero momento di svolta e Monica diventa una sorta di arma nelle mani di Linda, che ne userà l’ingenuità per costruirsi la sua personale vendetta, convinta di poter colpire quell’uomo che tanto ha disprezzato e disprezza. La scena in cui, quasi da agente dell’FBI, mette in ordine su un file Excel il rapporto tra Monica e Bill è forse uno dei momenti migliori dell’episodio, cui seguiranno discorsi di incoraggiamento costanti affinché non si arrenda al silenzio del Presidente e vada oltre le attese interminabili tra una chiamata e l’altra, incitandola a a credere ancora nella sua relazione; quelle parole non possono che avere l’effetto della benzina sul fuoco, fino quasi a trasformarla nella versione anni ’90 di una stalker. Anche qui non c’è nessun tipo di spiegazione o tentativo di indurre lo spettatore a trarre una conclusione, perché sì, guardando tutto dall’esterno e mettendo insieme le volte in cui Monica ha presenziato a momenti di apparizione pubblica pur di vederlo, può sembrare a tutti gli effetti quantomeno una mitomane; ma è scavando sotto la superficie e lasciando che i vari pezzi emergano da soli che il quadro diventa chiaro e completo.

3×03 – Not Be Believed

American Crime Story: Impeachment - 3x02/03 The President Kissed Me & Not To Be BelievedIl terzo episodio, “Not Be Believed”, introduce un altro importantissimo pezzo alla ricostruzione fedelissima di Murphy, ovvero l’ascesa del “nuovo tipo” di giornalismo inaugurato da Matt Drudge e la sua testata “The Drudge”, che per primo darà la notizia dello scandalo Lewinsky. Drudge, interpretato magistralmente da Billie Eichner, uno degli attori/volti più utilizzati da Murphy nelle ultime stagioni di American Horror Story, viene descritto come un uomo dalla doppia vita ed identità, che di giorno veste i panni di un banale commesso nello store della CBS e di sera, indossati il suo trench e il suo fedora, rovista nella spazzatura alla ricerca di notizie da dare in pasto al mondo tramite la sua newsletter. Forse non è davvero lui a dare inizio a questo tipo di giornalismo d’assalto, che rivede le regole deontologiche della professione, ma è sicuramente da annoverare tra i più famosi capostipiti. Bastano pochissimi minuti per mettere in risalto proprio questo aspetto: viene infatti direttamente contrapposto alla vecchia guardia di giornalisti, professionisti e pluri-laureati, cioè il terzetto che da tempo è ben nascosto dietro le quinte dell’affair Paula Jones pur lavorando a stretto contatto con i suoi avvocati. Anche loro sono spietati, con convinzioni politiche ben radicate e consapevoli di dove vogliono arrivare con il loro lavoro, ma rimane comunque un giornalismo costruito, pensato, intellettuale; così come quello del reporter di Newsweek, Michael Isikoff, che, alla frase di Drudge che si professa suo fan per gli interessi sul torbido sessuale di uomini politici e non, risponde “I write about abuse of power”.

The Drudge invece si “accontenta” di una cartaccia appallottolata tra la spazzatura e di due righe non confermate di notizia perché valga già la pena di considerarla tale e quindi di condividerla con i suoi lettori. Al di là di mettergli in bocca una frase come “la carta stampata è morta” che sentita oggi diventa una mossa fin troppo facile per raccontare i grossi cambiamenti del giornalismo mondiale, la cosa davvero significativa è vedere come il suo comportamento speculativo e vampirizzante nei confronti della notizia ridotta a gossip faccia il paio con il comportamento che ha Linda nei confronti dell’intera situazione e soprattutto di Monica. La donna è convinta di essere al di sopra di ogni mossa dell’altro, di poterla anticipare e dirigere, si muove e pretende di essere riconosciuta come la pedina più importante all’interno di un disegno molto ampio. Ed è verso questa donna che emerge il vero disprezzo di Monica (per il momento della Monica produttrice e consulente, ovviamente), molto più che verso Bill Clinton, perché è lei che con il suo ego la sta manovrando in quanto unica persona incapace di vederla per quello che è: una ragazza bisognosa invece di averla accanto come amica e surrogato di madre, l’unica che le mostra partecipazione, condiscendenza, fino a diventarne davvero partner in crime. In modo speculare, Matt Drudge pretende di fare la stessa cosa manovrando a suo piacimento le poche fughe di notizia con cui viene in contatto: non si preoccupa del ritorno o dei danni che potrebbe procurare perché l’unica cosa che importa è come utilizzarle a proprio vantaggio, determinato ad entrare e rimanere sul palcoscenico in cui si muovono le persone che contano – anche senza averne alcun titolo o merito.

American Crime Story: Impeachment - 3x02/03 The President Kissed Me & Not To Be BelievedAllo stesso modo dei due personaggi già menzionati, non si può non dedicare uno spazio alla bellissima interpretazione di Judith Light nei panni di Susan Carpenter-McMillan, convinta femminista conservatrice che, seppur in un modo meno bieco e sottile, fa nei confronti di Paula Jones quello che Linda perpetra nei confronti di Monica. Paula Jones è la prima donna a muovere accuse di molestie verso Clinton e ci viene descritta davvero come una pedina nelle mani del marito e di McMillan, perché entrambi vedono nella sua completa ingenuità un modo per fare più soldi possibili, oltre che per minare ancora di più la reputazione dei democratici a favore dei valori repubblicani. L’ingenuità di Paula però è completamente diversa da quella di Lewinsky, ed è palese sin da subito; sicuramente l’evoluzione delle loro storie sarà incentrato su questo aspetto.

Conosciamo Ryan Murphy e il suo stile ormai da tanti anni e, nonostante la sua grande prolificità, riesce a non perdere mai la sua ossessione per il dettaglio e l’approfondimento, riconfermandosi primo e sincero fan della coralità e della condivisione del punto di vista come unico mezzo di narrazione davvero efficace per poter restituire un racconto completo e che tocchi tutti gli aspetti della vicenda. Bene. Come era accaduto con la prima stagione sul caso O.J. Simpson, ci troviamo di fronte ad un’altra stagione del format American Crime Story sicuramente interessante, che finora non risulta troppo complessa da seguire, complici sia la popolarità del caso che un cast quasi perfetto che rende il tutto ancora più prezioso e imperdibile – rendendo persino sopportabile la grande imperfezione e goffaggine di Clive Owen nei panni di Bill Clinton, vero neo di questa stagione finora.

Voto 3×02: 7½
Voto 3×03: 7½

 

 

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Informazioni su Sara De Santis

abruzzese per nascita, siciliana/napoletana per apparenza, milanese per puro caso e bolognese per aspirazione, ha capito che la sua unica stabilità sono netflix, prime video, il suo fedele computer ed una buona connessione internet

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