The Underground Railroad – Un’antologia sul razzismo negli Stati Uniti


The Underground Railroad - Un'antologia sul razzismo negli Stati UnitiThe Underground Railroad è una miniserie tratta da un premio Pulitzer e diretta da Barry Jenkins, uno dei principali autori afroamericani degli ultimi anni, la cui poetica in questo caso si fonde splendidamente con uno dei più importanti romanzi della black culture dando vita alla serie targata Amazon.

Quando è stata resa nota la notizia che Barry Jenkins avrebbe realizzato una miniserie televisiva a partire da La ferrovia sotterranea di Colson Whitehead la curiosità degli addetti ai lavori è cresciuta a dismisura perché si tratta di un romanzo di enorme valore, non solo dal punto di vista politico ma anche da quello letterario. È infatti di una sorta di ucronia, in cui l’autore usa un approccio per certi versi fantascientifico per immaginare delle svolte della storia alternative a partire da quella che realmente era una rete di protezione per le persone afrodiscendenti durante la schiavitù. La ferrovia sotterranea, infatti, è uno dei modi con cui era riconosciuto quel sistema di supporto alle persone nere fatto di stazioni, uscite secondarie e in generale luoghi sicuri che faceva da bombola d’ossigeno sia durante la schiavitù che successivamente con la segregazione. Whitehead nel suo libro lo trasforma in una specie di metropolitana sotterranea e la usa come espediente per passare da una parte all’altra dell’America in modo creativamente molto ficcante.

The Underground Railroad - Un'antologia sul razzismo negli Stati UnitiAdattare i romanzi è una cosa molto insidiosa, perché se da una parte la forma cinematografica impone spesso il taglio di troppe parti del racconto e quella seriale garantisce più spazio per sviluppare la trama, dall’altra si rischia che le miniserie diventino dei romanzi audiovisivi in cui gli episodi corrispondono a dei capitoli, perdendo un po’ della loro specificità.
Con The Underground Railroad questa cosa non succede perché Jenkins e la writers’ room lavorano in modo da dare indipendenza e autonomia a ciascuno dei dieci episodi, costruendo dei viaggi che hanno un inizio e una fine: un approccio agevolato dalla struttura di un libro in cui la storia e l’impianto narrativo sembrano fatti apposta per reinventarsi ad ogni atto.
La serie è una sorta di percorso a tappe e come tale ha una protagonista che fa sia da Virgilio sia da punto di vista dominante, portando il pubblico stazione per stazione alla scoperta di quello che è un vero e proprio discorso antologico sul razzismo negli Stati Uniti d’America.

The Underground Railroad - Un'antologia sul razzismo negli Stati UnitiIl viaggio è quello di Cora, una donna nera, una schiava, una ragazza costretta ad affrontare pericoli di ogni genere, da quelli più palesemente pericolosi a quelli che si nascondono sottotraccia e che emergono all’improvviso. Negli occhi di Cora si entra sin dal primo istante e si sta sempre più scomodi, perché sempre più consapevoli di un’oppressione diffusa e mai edulcorata, che il regista è capace di mettere in scena con una sensibilità unica. Come dimostrato già sia in Moonlight che in If Beale Street Could Talk, Jenkins è capace di usare i primi e i primissimi piani in modo unico, trascendendo completamente il naturalismo in modo da donare alle sue immagini un tono lirico che esalta la componente emotiva, restituendo un messaggio fortissimo e mai didascalico. Uno degli esempi di “show, don’t tell” meglio riusciti, insomma.
Negli ultimi anni tra cinema e televisione la narrazione dello schiavismo è stata al centro di tante rappresentazioni e la moltiplicazione delle persone nere alla regia e alla sceneggiatura ha aumentato a dismisura il ventaglio espressivo di questi racconti sia su un piano narrativo che formale, mostrando i lati più problematici di alcuni film del passato e del presente, soprattutto quelli realizzati da persone bianche.

Si tratta di un panorama vastissimo che comprende una vasta gamma di approcci: film come 12 anni schiavo realizzati da persone nere e quindi capaci di raccontare la schiavitù dall’interno ma prodotti da persone bianche che spesso impongono personaggi positivi che non sfuggono al white saviorism; film come Antebellum realizzati da persone bianche e che mancano completamente il bersaglio finendo per sfruttare nel peggiore dei modi la sofferenza e il trauma delle persone nere; serie come Them, che pur avendo una squadra creativa completamente black spaccano in due la critica a causa di una rappresentazione del trauma che a volte sfiora la pornografia del dolore, dando l’impressione di un progetto pensato per un pubblico prevalentemente bianco.

The Underground Railroad - Un'antologia sul razzismo negli Stati UnitiÈ in questo contesto che si inserisce The Undeground Railroad, imponendosi al pari di Lovecraft Country come uno dei migliori esempi di questa sorta di macro-genere, mostrando senza inutile enfasi le parti più brutali dello schiavismo, non romanticizzando mai il dolore delle vittime, adottando sempre il punto di vista nero, ma riuscendo al contempo a costruire una narrazione tridimensionale e capace di inquadrare il fenomeno nella sua complessità, grazie anche a una materia prima letteraria che si adatta perfettamente al discorso che Jenkins intende portare avanti.
Nel suo viaggio Cora ci accompagna nella conoscenza di tante persone durante la Guerra Civile, ci mostra l’abissale brutalità dei bianchi, la sensazione di impotenza nei confronti di una cultura che per anni ha tolto qualsiasi possibilità di autodeterminazione agli individui afrodiscendenti e racconta quanto violento sia un mondo in cui anche il sesso viene trasformato in stupro costante, al solo beneficio dello sguardo e del divertimento dei padroni.

È proprio qui che sta il merito maggiore di The Underground Railroad, nella capacità di realizzare un’antologia sul razzismo negli Stati Uniti che esplora forme diversissime di oppressione e al contempo anche un percorso di liberazione – quello di Cora – che è un viaggio esistenziale verso una progressiva presa di coscienza politica.
A differenza di tante narrazioni realizzate da persone bianche e dedicate al trauma e al dolore delle persone afroamericane, in The Underground Railroad non c’è catarsi, non c’è un messaggio da imparare e da mandare a memoria, ma una riflessione su un problema sistemico che opprime quotidianamente e a vari livelli le persone nere. Non solo, pur essendo la serie ambientata prevalentemente nel passato, non c’è mai la sensazione di un discorso teso a mostrare come ci si è evoluti da ieri a oggi, assolvendo chi nel presente partecipa al razzismo sistemico della società contemporanea, perché la serie di Barry Jenkins parla in maniera diretta anche a noi, sbattendoci in faccia uno sguardo – quello delle persone nere – capace di ribaltare i canoni e mostrare il mondo e i rapporti di potere da una prospettiva necessaria e profondamente diversa da quella a cui siamo abituati.

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Informazioni su Attilio Palmieri

Di nascita (e fede) partenopea, si diploma nel 2007 con una tesina su Ecce Bombo e l'incomunicabilità, senza però alcun riferimento ad Alvaro Rissa. Alla fine dello stesso anno, sull'onda di una fervida passione per il cinema e una cronica cinefilia, si trasferisce a Torino per studiare al DAMS. La New Hollywood prima e la serialità americana poi caratterizzano la laurea triennale e magistrale. Attualmente dottorando all'Università di Bologna, cerca di far diventare un lavoro la sua dipendenza incurabile dalle serie televisive, soprattutto americane e britanniche. Pensa che, oggetti mediali a parte, il tè, il whisky e il Napoli siano le "cose per cui vale la pena vivere".

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