
Lo scorso finale aveva regalato uno dei cliffhanger più emozionanti e inaspettati visti da parecchio tempo sul piccolo schermo: dopo aver passato buona parte del tempo in disparte a subire la figura del padre – che lo aveva salvato alla fine della prima stagione –, Kendall aveva deciso, in seguito alla decisione di Logan di usarlo come vittima sacrificale per gli scandali che riguardavano il ramo delle crociere della multinazionale, di mettere in piedi una vera e propria rivoluzione; un gesto che, nonostante l’enorme impatto, era parso per la prima volta trovare, a modo suo, l’apprezzamento di quella figura paterna così centrale e raramente soddisfatta dei propri figli.
Era dunque lecito chiedersi se quanto accaduto nello splendido episodio “This Is Not for Tears” – vincitore dell’Emmy per la migliore sceneggiatura – avrebbe portato a un salto temporale di qualche mese per entrare nel cuore delle ripercussioni delle decisioni di Kendall. La serie invece riparte immediatamente dopo la conferenza stampa: una scelta azzeccatissima, che regala un episodio ricco di eventi che incapsula perfettamente tutti i pregi di Succession.
Kendall, apparso così deciso e in linea con la figura di killer che il padre pretendeva per un eventuale erede nel finale della seconda stagione, in “Secession” viaggia alimentato dall’enorme scarica di adrenalina arrivata dalla sua decisione, e rivediamo in lui quella vitalità ma anche eccessiva (e spesso insopportabile) sicurezza che lo avevano contraddistinto nelle prime puntate di Succession. Il team che mette in piedi in poche ore per combattere questa rivoluzione è composto ovviamente da alcuni dei pezzi più grossi nei rispettivi settori – come l’avvocato Lisa Arthur (interpretata da Sanaa Lathan), ambita anche dall’altro schieramento –, ma è chiaro che chi è di fronte a lui rimanga un po’ stupito dal suo modus operandi e dalla sensazione che molte delle sue decisioni siano fin troppo improvvisate; in un’altra situazione e senza la possibilità di prendere a parte a un evento storico come la possibilità di mettere in ginocchio una figura come Logan Roy, difficilmente avrebbero accettato e, soprattutto, sopportato i comportamenti di Kendall.

È un’idea che, a quanto pare, sembra farsi sempre più strada in Shiv – arrivata da una stagione in cui prima ha vissuto nell’illusione di poter essere davvero l’erede e poi ha visto il probabile inizio della fine del suo matrimonio con Tom – la quale, dopo aver ricevuto la notizia da Roman che Gerri sarà la nuova CEO, dice al suo autista: “Change of plans”. Al momento si può solo speculare su che cosa accadrà, ma è possibile che questa improvvisa reazione sia il primo passo verso il suo ingresso nella squadra di Kendall, spinta proprio dalla sempre più forte convinzione che dal padre Logan non otterrà mai nulla. Il rapporto tra i due fratelli, per quanto costellato di insulti e offese come, dopotutto, tutte le relazioni di Succession, è indubbiamente uno dei più intimi presenti nella serie, e lo si è visto più volte nella passata stagione, a partire dall’abbraccio tra i due durante uno dei momenti più difficili per Kendall.
Chi ne esce peggio tra gli eredi al trono di sangue – oltre al solito Connor – è Roman: se la nomina di Gerri può sembrare come un punto a suo favore visto il quantomeno curioso rapporto che si è instaurato tra i due, il fatto che il figlio più piccolo di Logan abbia così apertamente appoggiato la candidatura della donna può essere apparso agli occhi del padre come un segno di debolezza, la prova che in lui non c’è quell’istinto killer di cui ha così tanto parlato. Bisognerà vedere quanto tempo ci vorrà a Roman per capire che la tattica del padre è e sempre sarà quella di dare a chi gli sta accanto quanto basta per dare l’illusione di avere una chance.
Il vero MVP, però, continua a essere il cugino Greg, colui che, alla fine dei conti, è una delle pedine più importanti della rivoluzione. La sua crescita e il suo cambiamento sono uno dei tanti aspetti estremamente riusciti della serie, e il fatto che, nonostante in lui sia sempre più presente l’istinto killer (seppur nei suoi limiti), lo continuiamo a vedere in questa veste di ragazzo sempre impacciato, lo rende una figura ancora più imprevedibile e pericolosa, perché nessuno lo prende mai davvero in considerazione o sul serio.

L’attesa per il ritorno di questa incredibile serie è stata sicuramente lunga ed estenuante, ma lo show creato da Jesse Armstrong torna con il miglior biglietto da visita possibile. “Secession” apre una terza stagione che promette di scombussolare completamente le carte in tavola entrando nel vivo di questa lotta al potere mai così avvincente, dimostrando che Succession è ancora la miglior serie in circolazione e che il suo posto nell’Olimpo della TV è sempre più al sicuro.
Voto: 9
