
La Ruota del Tempo è la saga letteraria di Robert Jordan, iniziata nel 1990 e terminata nel 2013 (postuma), che ha riscontrato grande successo di pubblico. Inevitabile, dunque, in un periodo in cui le case produttrici di serialità sono alla ricerca del prossimo grande trionfo che possa replicare l’onda impareggiabile di Game of Thrones, che si sia guardato ad un prodotto così solido e si sia lavorato alla realizzazione di una trasposizione visiva del racconto. Già rinnovata per una seconda stagione, la nuova serie distribuita da Prime Video si presenta con i primi tre episodi – gli altri cinque verranno rilasciati a cadenza settimanale, in un format intermedio che è sembrato funzionare per i precedenti prodotti Amazon.
Rosamund Pike è la protagonista della serie e la figura intorno alla quale si sviluppano gli eventi del pilot: in un mondo dominato dalla magia e dalla ferma convinzione nella reincarnazione, un ordine di donne dotate di poteri sovrannaturali – le Aes Sedai – è alla ricerca del Drago Rinato, una figura messianica reincarnatasi e destinata a fermare l’oscurità contro cui il mondo sembra essere sul punto di scontrarsi. La ricerca, però, non va subito a buon fine e Mairaine (il personaggio di Pike) deve portarsi dietro quattro giovani provenienti da una città ai margini della società: una persona tra loro, ovviamente, è l’incarnazione del Dragon Reborn.

La prima e più netta impressione che questi episodi ci lasciano è un senso d’urgenza e di fretta: la serie vuole raccontare troppe cose troppo velocemente, descrivendo situazioni più che eventi. Il pilot, ad esempio, pur essendo molto interessante, è a tratti difficile da seguire perché è più impegnato a mostrarci i personaggi e a condurci allo spettacolare finale piuttosto che darci un senso preciso dell’universo narrativo in cui ci troviamo. In quello che è un difetto di scrittura non raro in televisione, ci si dimentica di spiegare agli spettatori per quale ragione dovrebbero preoccuparsi delle sorti dei nostri protagonisti: sono così poco descritti e in alcuni casi in forme quasi stereotipiche, che il senso d’urgenza che li investe non viene condiviso da chi guarda la serie.
È però decisamente troppo presto per condannare questa serie quale enorme carrozzone senza arte né parte: questi primi tre episodi seminano efficacemente tutta una serie di possibili sviluppi di trama davvero molto interessanti e dalle grandi potenzialità. Si tratta di un universo narrativo talmente ampio e ricco che è impossibile ritrovarsi senza cose da dire: il come questo venga trasposto, ovviamente, farà tutta la differenza. Nel secondo episodio, per esempio, c’è tutto in nuce quello che la serie potrebbe essere: la costruzione di una mitologia, l’individuazione di altre forme di potere che si oppongono alle Aes Sedai, insomma, tutti stimoli nuovi che servono ad arricchire ciò che è sullo schermo, senza dimenticarsi della centralità dei personaggi. Il terzo, invece, ci accompagna nel cuore pulsante del pericolo che i protagonisti si ritrovano ad affrontare, dandoci un primissimo incontro con l’oscurità e le sue molte propaggini.

Non si può affermare che The Wheel of Time non stia provando a imporsi nell’immaginario collettivo: ha dalla sua un universo molto potente e la libertà che solo il capitale di Amazon può permettersi; ma se la serie non darà maggiore centralità alla scrittura piuttosto che al comparto visivo, ci si ritroverà alla fine di questa stagione con un decoratissimo tema da scuola media.
Voto 1×01: 7
Voto 1×02: 7
Voto 1×03: 6
