The Wheel of Time – 1×01/02/03 Leavetaking & Shadow’s Waiting & A Place of Safety


The Wheel of Time – 1x01/02/03 Leavetaking & Shadow’s Waiting & A Place of SafetyNon è un mistero che il successo di Game of Thrones abbia trasmesso alla televisione (in una modalità simile a quanto il Signore degli Anelli abbia fatto per il cinema) un interesse per il genere fantasy senza precedenti. In parallelo alla enorme produzione della serie dedicata ai libri di Tolkien, infatti, arriva su Prime Video The Wheel of Time.

La Ruota del Tempo è la saga letteraria di Robert Jordan, iniziata nel 1990 e terminata nel 2013 (postuma), che ha riscontrato grande successo di pubblico. Inevitabile, dunque, in un periodo in cui le case produttrici di serialità sono alla ricerca del prossimo grande trionfo che possa replicare l’onda impareggiabile di Game of Thrones, che si sia guardato ad un prodotto così solido e si sia lavorato alla realizzazione di una trasposizione visiva del racconto. Già rinnovata per una seconda stagione, la nuova serie distribuita da Prime Video si presenta con i primi tre episodi – gli altri cinque verranno rilasciati a cadenza settimanale, in un format intermedio che è sembrato funzionare per i precedenti prodotti Amazon.

Rosamund Pike è la protagonista della serie e la figura intorno alla quale si sviluppano gli eventi del pilot: in un mondo dominato dalla magia e dalla ferma convinzione nella reincarnazione, un ordine di donne dotate di poteri sovrannaturali – le Aes Sedai – è alla ricerca del Drago Rinato, una figura messianica reincarnatasi e destinata a fermare l’oscurità contro cui il mondo sembra essere sul punto di scontrarsi. La ricerca, però, non va subito a buon fine e Mairaine (il personaggio di Pike) deve portarsi dietro quattro giovani provenienti da una città ai margini della società: una persona tra loro, ovviamente, è l’incarnazione del Dragon Reborn.

The Wheel of Time – 1x01/02/03 Leavetaking & Shadow’s Waiting & A Place of SafetyIl primissimo episodio ci introduce non troppo gradualmente ai quattro potenziali salvatori, che sono tutti legati da un forte rapporto d’amicizia, cercando di tratteggiare per ciascuno di loro personalità e storie più o meno difficili alle spalle. La scrittura di Rafe Judkins aveva davanti a sé una sfida non indifferente: c’era da stabilire un universo narrativo enorme, sedimentatosi in ben quattordici libri, e dunque dalla profondità impossibile da gestire con ordine; bisognava, però, anche attrarre gli spettatori e chiedere loro di restare a vedere il resto della serie, creando dunque personaggi interessanti abbastanza da incuriosire, e una forza visiva da rimanere impressa. D’altronde, quando si trasportano in un altro medium prodotti di così grande successo si cerca in tutti i modi di non scontrarsi con la base di ammiratori di queste opere, e al contempo trovare nuove chiavi per adattare un prodotto che è certo datato e come tale possiede degli elementi che lo renderebbero fuori tempo massimo senza mediazioni. Pur utilizzando un quantitativo di effetti speciali molto marcato, segno di grandi investimenti di tipo economico, non tutto funziona alla perfezione in questi primi tre episodi e alcune difficoltà saltano subito all’occhio.

La prima e più netta impressione che questi episodi ci lasciano è un senso d’urgenza e di fretta: la serie vuole raccontare troppe cose troppo velocemente, descrivendo situazioni più che eventi. Il pilot, ad esempio, pur essendo molto interessante, è a tratti difficile da seguire perché è più impegnato a mostrarci i personaggi e a condurci allo spettacolare finale piuttosto che darci un senso preciso dell’universo narrativo in cui ci troviamo. In quello che è un difetto di scrittura non raro in televisione, ci si dimentica di spiegare agli spettatori per quale ragione dovrebbero preoccuparsi delle sorti dei nostri protagonisti: sono così poco descritti e in alcuni casi in forme quasi stereotipiche, che il senso d’urgenza che li investe non viene condiviso da chi guarda la serie.

È però decisamente troppo presto per condannare questa serie quale enorme carrozzone senza arte né parte: questi primi tre episodi seminano efficacemente tutta una serie di possibili sviluppi di trama davvero molto interessanti e dalle grandi potenzialità. Si tratta di un universo narrativo talmente ampio e ricco che è impossibile ritrovarsi senza cose da dire: il come questo venga trasposto, ovviamente, farà tutta la differenza. Nel secondo episodio, per esempio, c’è tutto in nuce quello che la serie potrebbe essere: la costruzione di una mitologia, l’individuazione di altre forme di potere che si oppongono alle Aes Sedai, insomma, tutti stimoli nuovi che servono ad arricchire ciò che è sullo schermo, senza dimenticarsi della centralità dei personaggi. Il terzo, invece, ci accompagna nel cuore pulsante del pericolo che i protagonisti si ritrovano ad affrontare, dandoci un primissimo incontro con l’oscurità e le sue molte propaggini.

The Wheel of Time – 1x01/02/03 Leavetaking & Shadow’s Waiting & A Place of SafetyCiò che sembra mancare, piuttosto, è il senso di proporzione, ovvero la consapevolezza che Game of Thrones non è diventata la serie più discussa al mondo per i draghi e le battaglie campali; il suo successo, oltre che a crescere con il tempo, è stato condizionato dal lato umano, dagli intrighi e dagli scontri tra fazioni, prima ancora che il lato fantasy prendesse il sopravvento (e soprattutto nelle ultime stagioni, con gli esiti che ahinoi ben conosciamo). Voler replicare da subito il successo della serie HBO è certo comprensibile per una serie come questa, costata in media dieci milioni di dollari ad episodio, ma è una sfida che al momento appare impossibile da vincere. Amazon ci sta provando – il prossimo anno arriverà la concorrenza della serie sul Signore degli Anelli, con un costo ancor più ridicolo – ma non è l’infusione di soldi senza fondo la soluzione. Anche perché gli effetti speciali della serie sono in generale molto riusciti – il finale del pilot è visivamente potentissimo – ma in altri frangenti meno solidi, come nella resa visiva della città del secondo episodio o negli abiti, che in generale sembrano davvero stonare con il resto dell’ambientazione.

Non si può affermare che The Wheel of Time non stia provando a imporsi nell’immaginario collettivo: ha dalla sua un universo molto potente e la libertà che solo il capitale di Amazon può permettersi; ma se la serie non darà maggiore centralità alla scrittura piuttosto che al comparto visivo, ci si ritroverà alla fine di questa stagione con un decoratissimo tema da scuola media.

Voto 1×01: 7
Voto 1×02: 7
Voto 1×03: 6

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Informazioni su Mario Sassi

Un po' romano un po' napoletano, ha preparato la sua valigia di cartone e se n'è andato a Philadelphia, nella speranza di incrociare Rocky alle prese con un nuovo allenamento. Tra letteratura, cinema e serie TV si domanda ancora come faccia a trovare tempo per respirare.

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