
Erano in pochi quelli che si aspettavano qualcosa di sostanzioso da una serie dedicata al più bistrattato degli Avengers, l’eroe Hawkeye protagonista di alcune ottime serie a fumetti ma tutto sommato poco approfondito (e amato) quando alle prese con la propria controparte cinematografica; il volto ruvido di Jeremy Renner, poi, non aiutava (non ha mai aiutato) a entrare in sintonia con il suo personaggio. Certo i lettori dei fumetti avevano dalla propria l’aver da subito capito le fonti di ispirazione cartacea di questo prodotto televisivo e dunque non potevano che avere grandi speranze; di contro, nessuno poteva aspettarsi che in sei episodi (siamo a quattro) la serie avesse voluto raccontare qualcosa di forte a sufficienza da rivaleggiare con i prodotti Marvel Loki e WandaVision. Ora, non siamo certo alle prese con la serie che cambierà il genere, ma bisogna dire che Hawkeye ha saputo liberarsi molto presto dalla zavorra del preconcetto e prendersi la responsabilità, visiva e narrativa, di voler raccontare qualcosa di nuovo. La serie è l’ennesima conferma che, al netto del bisogno di preparare la fase futura dei film Marvel, quando ci si dedica ai lati più in ombra della narrazione generale si può creare qualcosa di molto interessante.

La situazione è poi divenuta ancora più paradossale quando la serie si è impegnata a mostrare due effetti paralleli delle azioni del Vendicatore: da un lato c’è Maya, la cui sete di vendetta è diretta conseguenza dell’uccisione, da parte di Ronin, del proprio padre; dall’altra la straordinaria Kate Bishop, la cui vita è cambiata proprio perché salvata dal lato eroico di Clint, Hawkeye. Sono due aspetti dello stesso personaggio che si sono alternati e che hanno prodotto due reazioni totalmente differenti in due personaggi quanto più possibile diversi tra loro.

Eppure arriviamo all’epilogo dell’episodio quattro dopo una lenta costruzione in cui Clint e Kate iniziano a stabilire un rapporto d’amicizia – o ancor meglio di mentore/allieva – basato su piccoli gesti ma importanti. Tra questi c’è non solo il tentativo di migliorare l’umore natalizio di Clint, bloccato a New York, ma soprattutto la tenerissima conversazione telefonica in cui l’uomo deve (metaforicamente e non) trovare un modo di interagire col figlio mentre Kate funge da tramite. Sono questi piccoli momenti, in una coppia di episodi tematicamente e visivamente molto legati tra loro (anche grazie alla direzione del duo Bert and Bertie), che rendono questa serie qualcosa di più di un divertissement natalizio. Certo, resta il fatto che Hawkeye non possa essere davvero vissuta senza avere buona parte delle conoscenze pregresse assicurate: l’entità della morte di Black Widow e il peso che ha avuto su Clint, nonché l’impatto senza fine del Blip non possono essere in nessun modo compresi altrimenti; lo stesso si deve poi pensare dell’arrivo dell’assassina nello scontro sui tetti. L’arrivo di Yelena al termine di “Partners, Am I right?” è la molla che fa scattare nuovamente Clint e lo riporta nel suo mondo, chiuso agli stimoli esterni e a rapporti che non può controllare: Kate è una ragazzina che dev’essere tenuta fuori da quel gioco mortale a cui lui da troppo tempo partecipa e di cui è probabilmente stanco. L’idea di aver perso la famiglia è ancora qualcosa che gli grava sull’anima e la sua reazione alle parole della madre di Kate sembrano volerci dire proprio questo: l’unico modo per tenere al sicuro Kate è tenerla fuori dall’azione.

Gli amanti dell’universo Marvel avranno ovviamente tantissime domande. Ci sono varie supposizioni sull’esito della narrazione e su una serie di rivelazioni che mancano: chi sia il famoso zio di Maya (tutti puntano su Fisk), quali segreti nasconde la madre di Kate, come e se Clint otterrà il perdono che sembra incapace di dare a sé stesso. Altri, come il sottoscritto, vorrebbero vedere molto più Linda Cardellini e soprattutto le dinamiche famigliari che sembrano presuppore molto più di quanto finora la serie ci abbia dato. Insomma, Hawkeye è partito senza troppe pretese ma ha saputo finora comportarsi molto bene e creare una narrazione piacevole su vari livelli di lettura. Ci sono due episodi per concludere questa esperienza, ma se si manterrà il filo teso finora ci si aspetta un’ottima conclusione.
Voto 1×03: 7½
Voto 1×04: 7½
