
La serie riprende poco dopo gli avvenimenti dello scorso finale di stagione: Catherine ha appena assunto il potere dopo il colpo di stato ai danni di Peter, e si accinge finalmente a mettere in atto il suo piano di profondo rinnovamento della Russia, fondato sui principi dell’Illuminismo. Se lo spettatore è ormai abituato a non cercare nello show di McNamara un’attitudine filologica nei confronti della ricostruzione degli avvenimenti storici (ricordiamo che la tag-line recita “an occasionally true story”), d’altro canto va sottolineato come il racconto, con il passare degli episodi, si faccia sempre più libero e autonomo.
Emblematica in quest’ottica è la decisione degli autori di lasciare in vita il personaggio di Peter, nella realtà morto strangolato otto giorni dopo il colpo di stato, presumibilmente per volere della consorte. Questa scelta si rivela particolarmente azzeccata, soprattutto considerato che il rapporto tra Catherine e Peter ha fin dall’inizio rappresentato il cuore pulsante della serie – anche per merito di Elle Fanning e Nicholas Hoult, la cui interpretazione è sempre più strabiliante. L’altro pregio derivante dalla presenza di Peter è rappresentato dalla conseguente instabilità della posizione di potere della protagonista, costantemente minacciata da un nuovo colpo di stato e al sicuro solo perché incinta dell’erede Paul, innescando una sorta di conto alla rovescia rispetto alla sua gravidanza che tiene alto il ritmo del racconto (e che culminerà nell’episodio “Five Days”). Proprio la gravidanza rappresenta uno dei leitmotiv della stagione, declinata nei suoi aspetti più tragicomici – le pratiche pseudo-scientifiche, le voglie, i rituali pre-parto – e in grado di strappare una risata amara senza mai sminuire la portata drammatica delle situazioni.

Catherine si scontra duramente con la realtà, comprendendo che gli alti ideali a cui si ispira spesso non sono immediatamente applicabili al contesto in cui si trova, schiacciata com’è tra il conservatorismo dell’aristocrazia e la disperazione del popolo. In questo senso gli autori sono molto bravi nel mettere in luce tutte le contraddizioni della protagonista e dell’assolutismo illuminato a cui aspira, mostrando come da un lato sia necessario sporcarsi le mani per raggiungere i propri obiettivi, e dall’altro come questi obiettivi possano finire col mettere in pericolo la sua stessa posizione – pensiamo all’arrivo degli (ex) reali di Svezia a corte. Degno di nota in quest’ottica è anche il trattamento dei comprimari: Orlo, Velementov, Elizabeth, Archie e Marial. Ciascuno di loro porta avanti la propria “agenda”, spesso non del tutto in linea con quella dell’imperatrice, ma nonostante ciò ogni rapporto assume una sua complessità e stratificazione, privo di nette distinzioni tra alleati, nemici e traditori (fatta esclusione per gli spietati cortigiani fedeli a Peter).

E proprio alla relazione tra i due protagonisti viene naturalmente concesso largo spazio, innanzitutto perché è dal confronto tra i due che prende le mosse il percorso di crescita di entrambi i personaggi. Se per Peter ciò significa comprendere che la vita di imperatore che gli è stata imposta per diritto di nascita non è ciò che davvero vuole (nella cornice di un generale rifiuto del modello di mascolinità tossica con cui è cresciuto, solo in parte riuscito), per Catherine invece significa fare i conti con il conflitto tra il suo lato razionale (quello illuminista, che rifiuta e condanna le azioni e il modo di essere di Peter) e quello più istintivo, che nutre, nonostante tutto, dei sentimenti per lui. Giunti al finale, è senza dubbio interessante notare come i due si scoprano più simili tra loro di quanto si sarebbe mai potuto immaginare, anche se la rappresentazione del loro avvicinamento oscilla a volte in maniera troppo ambigua tra problematizzazione e romanticizzazione.
In definitiva, questa seconda stagione di The Great conferma i punti di forza dell’esordio (scrittura fresca e acuta, buon production value e ottime interpretazioni), mettendoli a frutto con una padronanza ancora maggiore. Restiamo quindi in attesa della conferma della terza stagione da parte di Hulu, alla quale brinderemo senza dubbio con un Huzzah!
Voto: 8½
