
Lo show Suspicion è basato sulla serie thriller israeliana False Flag e costruisce tutto il dramma intorno ad un rapimento di alto profilo; la vittima è Leo, figlio di Catherine Newman – interpretata da Uma Thurman –, amministratrice delegata di una potente agenzia di pubbliche relazioni con connessioni a tutti i livelli e segreti che coinvolgono la sua sfera personale e lavorativa. Il giovane Leo viene rapito in un hotel a cinque stelle di New York da alcune persone che indossano maschere raffiguranti la famiglia reale britannica. La questione si complica quando un filmato delle telecamere a circuito chiuso dell’hotel, unico testimone oculare del rapimento, diventa virale e quattro cittadini inglesi apparentemente comuni e non collegati tra di loro vengono sospettati del rapimento perché alloggiavano nell’hotel del rapimento proprio mentre il fatto si stava compiendo. I retroscena di questi personaggi occupano tutto lo spazio del pilot e creano le prime dinamiche che ci traghettano al finale di puntata e al suo colpo di scena, ampiamente anticipato nel vari video promozionali pubblicati negli scorsi mesi da Apple TV+. Non è chiaro che cosa unisca i protagonisti – se non che tutti hanno un disperato bisogno di soldi – ma è quello che cercheranno di scoprire l’agente dell’FBI Scott Anderson e l’agente della National Crime Agency Vanessa Okoye nell’arco delle otto puntate che comporranno la prima annata dello show.

Il primo episodio di Suspicion, infatti, non fa un ottimo lavoro nell’impostare la storia principale, proprio perché dedica troppo tempo a mostrare chi siano i quattro britannici accusati; l’idea di partenza è di trovarci, per almeno tre di loro, davanti a delle persone comuni, falsamente accusate perché si trovavano nello stesso hotel a New York al momento del rapimento. Tutti ci possiamo immaginare che ci sia molto di più sotto un primo velo di normalità, e per questo è lecito chiedersi perché lo showrunner Robbie Williams e il suo staff abbiano aspettato così tanto tempo per far entrare la storia del vivo.

È difficile dare un giudizio finale al pilot di questo nuovo progetto di Apple TV+, perché ci troviamo davanti ad un episodio introduttivo nel vero senso della parola e probabilmente è proprio questo il suo punto di forza; lo show non ci ha ancora raccontato nulla, ma è riuscito a instillare nel pubblico il germe della curiosità, promettendoci in modo implicito che niente è quello che sembra. È chiaro che siamo di fronte ad uno show che farà dei colpi di scena l’asse portante di tutto il racconto e questo non è un difetto tout court, perché anche nei thriller la leggerezza può essere una caratteristica positiva, a patto che non si trasformi in superficialità.
Voto: 6
