
La seconda stagione ritorna con i membri della famiglia Bridgerton, protagonisti indiscussi che oltre a dare il nome allo show ne rappresentano il nucleo della narrazione. La particolarità della serie – direttamente derivante dai romanzi bestseller di Julia Quinn da cui è tratta – è che i Bridgerton sono tutti equamente protagonisti, ma non lo sono contemporaneamente: ogni stagione infatti si focalizza su un unico personaggio. Per ognuno di loro si va dunque a costruire una storyline ben definita che si intreccia certamente con le altre, ma senza distaccarsi dal suo obiettivo primario. Anche se tutti i fratelli vengono presentati, caratterizzati e fanno la loro comparsa durante tutti gli episodi o quasi – ad eccezione di Francesca che appare di rado a causa di impegni in altre produzioni dell’attrice che la interpreta, e con un minor spazio dedicato ai più piccoli – è soltanto il protagonista della stagione ad essere l’assoluto centro della trama. L’unica anomalia in questo senso è rappresentata da Eloise (Claudia Jessie), sempre presente in misura maggiore rispetto agli altri, con una storia dalle radici già più che solide e con uno sviluppo del personaggio consistente in corso sin dal primissimo episodio. Escludendo Eloise, il racconto di ogni personaggio e la sua evoluzione iniziano e si concludono all’interno delle puntate dedicate, o almeno così ci dimostrano le prime due tranche. Infatti, dopo un primo blocco incentrato sulla figura di Daphne (dal romanzo “The Duke and I”), il focus di questa seconda tornata di episodi si sposta su Anthony (Jonathan Bailey), primogenito Bridgerton e oggetto della narrazione del secondo volume della saga, “The Viscount who loved me”.

Una scelta ovvia, non fosse che il titolo di Diamante viene conferito a Edwina Sharma (Charithra Chandran), la cui sorella maggiore Kate (Simone Ashley, Sex Education) si pone sin da subito come ostacolo all’unione tra i due. Le sorelle Sharma si integrano bene con la cornice londinese: se Edwina però risulta essere un personaggio un po’ piatto – fatta eccezione per le ultime puntate – Kate è decisamente più singolare: indipendente e decisa, ma comunque all’altezza dell’alta società. Le potenzialità della sua figura erano ampie e di fatto il suo non scendere a compromessi l’ha resa apprezzabile, salvo poi concludere con lo scontato matrimonio con Anthony. In ogni caso è da elogiare la capacità di mettere in scena una chimica così forte e unica tra i due amanti, merito da attribuire in gran parte agli attori, anche se il loro odio-amore ricorda fin troppo quello tra Daphne e il Duca di Hastings (grande assente della seconda stagione).
Comunque, il plauso più grande di Bridgerton 2 (plauso che vale anche per il primo atto) va all’estetica: costumi elegantissimi quanto stravaganti, trucco e parrucco impeccabili, ambienti sfarzosi e curati nei minimi dettagli. I temi trattati invece non spiccano per originalità, infatti anche in questa stagione fanno da padrone quelli già proposti nella precedente: amore/famiglia, indipendenza femminile e dimensione scandalistica. Se amore e famiglia sono protagonisti tanto quanto fanno da cornice a tutte le vicende, e l’indipendenza femminile è portata avanti solo attraverso alcune figure, la tematica dello scandalo è perennemente presente e muove le sorti dell’intera società. Fa riflettere il fatto che una ragazza all’apparenza invisibile e insignificante sia in grado di muovere e manipolare chiunque a suo piacimento, con il solo uso della scrittura.

Emerge con più forza rispetto alla prima stagione il tema dell’indipendenza della donna, trattato attraverso figure come Lady Whistledown e la modista Madame Delacroix, donne d’affari che creano un’inattesa alleanza. Ma anche Eloise e Kate dimostrano una straripante volontà di emergere in una società fin troppo improntata sulla perfezione e sui pettegolezzi, fondata sull’apparenza, sulla felicità evanescente, sullo sfarzo e sul compiacimento altrui.
Legato al tema famiglia/amore, oltre a una valanga di concetti banali e già visti, è interessante il tentativo di approfondire la perdita di Edmund (Visconte Bridgerton, marito di Violet) e di quanto questo avvenimento abbia comportato in particolare per Violet e Anthony. Caricati di responsabilità e colpiti da un immenso vuoto lasciato nelle rispettive vite, la figura di Edmund riesce a trovare uno spazio corretto per essere raccontata, sbloccando alcuni passaggi fondamentali della storia e aiutando soprattutto a comprendere il carattere duro e pragmatico del protagonista.

Voto: 7-
