
6×03 “Rock and Hard Place”
Nonostante manchino ancora dieci episodi al finale, in “Rock and Hard Place” il senso di fine imminente si fa sempre più forte, complice l’addio di uno dei personaggi che, a sorpresa, è stato tra i più riusciti di questo spin-off: Nacho Varga.
Nato dalla penna di Gould e Gilligan sulla base della famosa frase pronunciata da Saul durante la prima sua apparizione in Breaking Bad, Nacho si è rivelato, con il passare delle stagioni, come una delle più interessanti new entry dello show, anche grazie alla straordinaria interpretazione di Michael Mando, che ha convinto gli autori a riservargli un ruolo sempre più determinante nell’economia del racconto. In questo senso, il suo addio non fa che confermare queste impressioni: infatti, pur mantenendo la bipartizione tra le due storyline principali (quella legata al mondo dei narcotrafficanti e quella “legale” di Saul e Kim), il cuore pulsante dell’episodio è senza dubbio rappresentato dalle vicende che vedono protagonista Varga.

Nonostante resti in secondo piano, anche la storyline di Saul e Kim procede a passo spedito: da un lato il ritorno di Huell fa riflettere nuovamente Saul sul senso ultimo del machiavellico piano che sta mettendo in atto con la moglie, mostrandoci ancora una volta un uomo in preda ai dubbi; dall’altro le sue implicazioni con il cartello stanno lentamente venendo alla luce. Anche in questo caso Kim gioca un ruolo fondamentale, non solo in quanto tramite dell’offerta a collaborare con le autorità (che, ricordiamolo, credono che Lalo sia morto), ma soprattutto per il modo, cinico e spietato, in cui mette il compagno di fronte alla realtà di una scelta impossibile, ovvero continuare a collaborare con i narcotrafficanti (“friend of the cartel”) oppure diventare una spia (“rat”).
6×04 “Hit and Run”

“Hit and Run” vede anche il primo incontro tra Kim e Mike, un altro momento emblematico dell’ineluttabile fusione dei due mondi e dei due show, in cui le domande sul destino della donna si fanno sempre più pressanti. La scena ha il merito di sottolineare come entrambi siano ormai molto diversi da come li abbiamo conosciuti: lei un’avvocatessa irreprensibile, lui un semplice guardiano del parcheggio del tribunale (anche se con un passato di corruzione), ora entrambi costretti a fare i conti con la lotta intestina al cartello che li vede più o meno direttamente coinvolti.
Le sequenze di apertura e chiusura hanno infine il compito di ricordarci della spada di Damocle che incombe sulle teste di tutti i protagonisti: grazie a una scrittura magistrale, scopriamo che non solo il pedinamento di Kim, ma anche le telecamere puntate sulla casa di Fring sono entrambi opera proprio di Gus, sempre più roso dall’attesa del ritorno di Lalo, proprio come noi spettatori in attesa della prossima puntata.
Voto 6×03: 8
Voto 6×04: 7 ½

Credo che la domanda di Huell debba essere analizzata piu’ in profondita’ arrivati a questo punto della serie (non ho ancora finito la stagione, quindi parlo su quello che si sa finora).
La parabola di Saul e’ una di riscatto: lui che era la pecora nera della famiglia, quello capace solo di imbrogliare, vuole accreditarsi nella societa’ legale che conta, vuole essere qualcuno. Per questo fa quello che puo’ per arrivare al successo. Conoscendo il suo carattere, ci sta che scelga di diventare un avvocato amico del cartello. Kim fa un po’ il contrario. Lei e’ gia’ nella societa’ che conta, ma anche lei fa un percorso per cui progressivamente conosce se stessa e si avvia a diventare piu’ “libera”, nel senso di fare cio’ che vuole. E’ piu’ perverso vedere che lei arrivi allo stesso livello morale di Saul e anzi lo spinga a fare peggio. Forse, pero’, questa e’ la sua vera indole.
Quello che stona e che non capisco e’ perche’ Howard? Arrivati al punto in cui sono tutti e due, sono cresciuti, hanno trovato l’un l’altro, hanno avuto successo e hanno soprattutto affari piu’ grandi a cui stare dietro, tipo il giro di mafiosi in cui si sono messi. E’ possibile che scelgano di fare questo piano cosi’ elaborato, costoso e che li mette ripetutamente a rischio solo per vendetta? Arrivati a questo punto, se si fermassero, sarebbero ancora in tempo per godersi le altre scelte razionali (anche se moralmente discutibili) che hanno fatto.
E’ un odio enorme verso Howard che li muove? Forse Saul, all’inizio. Poi certo, lui continua nel piano perche’ e’ Kim a spingerlo. E qui mi chiedo: perche’? Perche’ pure lei odia Howard? Anche se lui ha provato ad assumerlo (e con cio’ ad accreditarlo nel giro che conta)? Oppure lo fa perche’ ha capito che potrebbe farlo e riuscire a non essere presa? In altre parole, lo fa per imparare la vastita’ del suo potere malvagio?
Mi ricorda un po’ il conte Attilio dei Promessi Sposi, che spinge Don Rodrigo a continuare a vessare Renzo e Lucia per pura malvagita’. Se fosse cosi’, vorrebbe dire che BCS e’ una serie coming of age su come si cresce per diventare malvagi. Avete detto in una recensione precedente che c’e’ un’affinita’ tra questa serie e Non e’ un paese per vecchi di Cormack McCarthy. Ecco, che sia una serie che spiega come una persona come Kim puo’ arrivare a diventare quel tipo di cattivo?