
Obi-Wan è senza ombra di dubbio uno dei personaggi più amati e iconici della saga: non è dunque una sorpresa che il jedi dovesse essere al centro di uno dei tanti film spin-off inizialmente pensati dalla Lucasfilm. Dopo il flop al botteghino di Solo: A Star Wars Story, si è deciso di virare sulla serialità televisiva, dove ormai, vista l’assenza di novità concrete in merito alle pellicole programmate per il 2023, 2025 e 2027, si stanno concentrando tutti gli sforzi produttivi.
La serie, però, ha avuto un cammino tutt’altro che semplice – ormai una triste costante di molti dei prodotti legati a Star Wars: la produzione è stata infatti bloccata nel gennaio 2020 per permettere una riscrittura degli episodi, dato che la Lucasfilm non era contenta del lavoro svolto fino a quel momento, cosa che ha portato all’ingresso in scena di Joby Harold nel ruolo di nuovo showrunner in sostituzione di Hossein Amini, il quale era legato al progetto fin dalla sua origine. In cabina di regia, invece, per tutti e sei gli episodi c’è l’ormai veterana Deborah Chow, che è stata dietro la macchina da presa degli amatissimi episodi di The Mandalorian “The Sin” e “The Reckoning”. La colonna sonora, infine, è opera di Natalie Holt, conosciuta principalmente per l’ottimo lavoro fatto con Loki, mentre il tema principale di Obi-Wan è stato composto nientemeno che da John Williams.

Malgrado queste ottime premesse, i primi due episodi dello show non riescono però a sfruttare a pieno il potenziale produttivo e narrativo messo in campo, complici alcune scelte non proprio azzeccate e una realizzazione apparentemente frettolosa.
Deborah Chow, che era stata apprezzata principalmente per l’ottimo lavoro fatto nelle scene d’azione in The Mandalorian, qui, inspiegabilmente, non sembra trovare gli stessi guizzi, presentandoci una serie di sequenze decisamente non all’altezza degli standard a cui Star Wars, e lei stessa, ci hanno abituato. Questo vale soprattutto per quanto riguarda due inseguimenti, che finiscono per riportare alla mente la lentissima sequenza con i mod sulle “vespe” in The Book of Boba Fett. Si potrebbe pensare a delle limitazioni dettate dalla lavorazione nel Volume (l’innovativa tecnologia utilizzata da The Mandalorian in poi), ma le due serie di Star Wars già citate hanno entrambe scene di inseguimenti impeccabili (in “The Believer” e “The Tribes of Tatooine”), quindi non è comprensibile come una produzione con budget così alto alla fine si accontenti di un’esecuzione così mediocre.
Parlando di mod e “vespe”, in alcuni momenti la serie sembra patire anche un altro dei problemi già riscontrati nello show di Boba Fett, ovvero l’introduzione di elementi – il design dei pianeti, dei costumi, delle creature – che faticano ad amalgamarsi con l’estetica starwarsiana, e che in questo caso sembrano quasi avvicinarsi più a quella del nuovo corso di Star Trek. Non mancano però anche scene di forte impatto – ad esempio quella di apertura – e ambientazioni mozzafiato – quelle del secondo episodio –, che lasciano comunque ben sperare sul prosieguo della serie.

Nonostante questi difetti, Obi-Wan Kenobi, soprattutto dalla seconda puntata, inizia a far emergere di più i suoi punti di forza, che vanno oltre alla sola presenza di Ewan McGregor, regalando ai fan un prodotto godibile con spunti molto interessanti, forte di un inquadramento narrativo decisamente più chiaro del recente The Book of Boba Fett ma che, almeno per il momento, è molto lontano dagli standard di The Mandalorian.
Voto 1×01: 6½
Voto 1×02: 7

Gli inquisitori sembrano usciti da Dragon Ball….