
Il termine culto non è stato utilizzato a caso e serve proprio per introdurre la serie protagonista di questa recensione, dal titolo Under the Banner of Heaven, show Hulu tratto dall’omonimo saggio di Jon Krakauer pubblicato nel luglio del 2003. Lo scopo di Krakauer era duplice: da un lato voleva raccontare l’origine e l’evoluzione della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni (chiamata anche con l’acronimo LDS “Latter-Day Saints” Church), dall’altro voleva indagare su un duplice omicidio commesso in circostanze misteriose, che sin dalle prime fasi delle indagini riconduceva alla chiesa mormone americana. Questo saggio, elencato da The Guardian nella sua top 10 del 2013 dei migliori libri true-crime, sembrava avere tutte le carte in regola per approdare sul piccolo schermo, riuscendo a svilupparsi su due diversi livelli narrativi, che sono migrati fedelmente dalle pagine scritte alla TV.
Questa storia è molto di più che un’indagine approfondita per omicidio: sembra quasi il racconto di una saga familiare americana, fatta di fede, ruoli di genere e radicalismo; la famiglia protagonista, i Lafferty, sono un gruppo conosciuto localmente nello stato dello Utah, presieduto dall’imponente patriarca Ammon, che tiene le redini familiari e guida i suoi figli in modo perentorio e attento. L’origine di questa storia risiede nell’ingresso nei Lafferty di Brenda, giovane donna piena di vita e aspettative per il futuro, che si è sposata con la famiglia tramite Allen, il figlio più giovane di Ammon. La prima volta che vediamo Allen è inzuppato di sangue e in stato confusionale, mentre sta per varcare i nastri gialli di sicurezza che delimitano la scena del crimine appena accaduto nella sua abitazione. Brenda e suo figlio di pochi mesi sono stati trovati morti rispettivamente in cucina e nella cameretta di casa, che si è trasformata nel luogo di accadimento di un crimine efferato, su cui la polizia non indugia ad indagare.

Lo show, infatti, come già detto in precedenza si divide in due parti: la prima in ordine di apparizione mostra le indagini sull’omicidio, la seconda ci porta indietro nel tempo con un lungo flashback ambientato nei primi anni ’80, in cui vediamo l’ingresso di Brenda nella famiglia del marito, che piano piano la ingloba, non dandole più la possibilità di uscirne. Fin dall’inizio, Under the Banner of Heaven, pur viaggiando su due binari diversi, sembra andare in una direzione unica: la morte di Brenda fornisce la suspense narrativa di cui questo drama aveva bisogno, ma è il senso di empatia verso la donna la cosa che ci colpisce di più. Il creatore ha deciso di mantenere maggiormente l’attenzione su Brenda a quando era ancora in vita, evitando di indugiare con riprese esplicite molto comuni in questo genere televisivo.

Non è ancora chiaro come sarà diviso lo screen-time tra le due storyline, e forse questa è la sfida più grande della serie: riuscire a bilanciare le indagini sulla morte di Brenda e il racconto di come si è arrivati a questo efferato omicidio è molto importate per riuscire a creare un drama true-crime che rispetti le regole del genere. È ancora presto per dire se Under the Banner of Heaven verrà annoverato nell’elenco delle serie di genere di successo, ma senza dubbio “When God Was Love” può essere considerato un buon primo episodio, che pone delle basi forti per le restanti sei puntate che ancora Hulu deve mostrarci.
Voto: 7

Vista tutta, il tema trattato molto interessante. Soprattutto l’evoluzione del detective Pyre, che viene toccato nel profondo dalle vicende dell’omicidio. L’aspettavo e non mi ha deluso!