
Finalmente viene concesso molto più spazio al rapporto tra Obi-Wan e Anakin/Vader, quello che è indubbiamente l’aspetto più riuscito della serie; già dalla seconda puntata, quando il maestro Jedi scopre che Darth Vader è ancora vivo, Obi-Wan Kenobi ha costellato la narrazione di momenti volti a dare ancora di più l’idea di quanto – giustamente – il loro ultimo scontro abbia influenzato le loro vite. Da una parte ci sono i sensi di colpa fortissimi di Kenobi, dall’altra l’ossessione e la sete di vendetta di Vader, elementi che, in entrambi i casi, hanno portato le due figure a una posizione di stallo nei loro percorsi di crescita.

C’è molta malinconia nel flashback, sia perché riporta alla mente momenti più “semplici” nella galassia, letteralmente a pochi giorni dall’inizio della Guerra dei Cloni, sia perché è l’ennesimo esempio di come i due, nonostante le differenze, fossero uniti da un forte legame emotivo, e Hayden Christensen e Ewan McGregor sono bravissimi nel metterlo in scena. A proposito di questa amicizia/fratellanza, consiglio la lettura del recente e ottimo Brotherhood, ambientato poco dopo Episodio II, che approfondisce ancora di più il rapporto tra Anakin e Obi-Wan.

Gli attimi finali del “rematch of the century” creano un forte parallelismo con quanto visto nello stupendo finale della seconda stagione di Rebels, “Twilight of the Apprentice” – lì, era l’occhio destro a venire scoperto –, in cui era Ahsoka, l’altra figura importantissima nella vita di Skywalker, a confrontarsi con il suo vecchio maestro, offrendo uno dei momenti più strazianti dell’intero racconto multimediale di Star Wars. Il mix delle voci di James Earl Jones e Hayden Christensen rappresenta le anime di Vader e Anakin ancora in conflitto, finché, almeno per ora, la parte legata al lato oscuro non ha la meglio. Emerge così tutta la tragedia e la sofferenza di Skywalker, e la fine di ogni speranza di una sua redenzione, un punto importante nella narrazione di Star Wars perché si ricollega a una scena de Il Ritorno dello Jedi quando Vader, in risposta a Luke che pensa che ci sia ancora del buono in lui, diceva “Obi-Wan la pensava come te un tempo”.

Alcuni si chiederanno giustamente perché, con Vader sconfitto, Obi-Wan non abbia dato il colpo di grazia, un gesto che ipoteticamente avrebbe potuto risparmiare le vite di centinaia di persone nella galassia e velocizzare il processo di caduta dell’Impero. Sicuramente la cosa può apparire come una forzatura, e un intervento esterno come l’arrivo di truppe di Stormtrooper o, più semplicemente, l’aver anticipato il sentore da parte di Kenobi che Luke fosse in pericolo, avrebbero migliorato la scena. Detto questo, oltre alle ovvie restrizioni legate a quello che sappiamo che deve accadere, è possibile creare un legame tra quanto visto qui e la famosa frase di Gandalf ne La Compagnia dell’Anello in risposta a Frodo che si dispiace che Bilbo non abbia ucciso Gollum (“Il mio cuore mi dice che Gollum ha ancora una parte da recitare nel bene o nel male, prima che la storia finisca. La pietà di Bilbo può decidere il destino di molti”): il gesto di Obi-Wan è alla fine quello che permette l’effettiva morte (momentanea) di Palpatine ne Il Ritorno dello Jedi, perché senza Darth Vader le cose sarebbero andate diversamente.

Reva, invece, almeno sulla carta, aveva un enorme potenziale. L’idea di una sopravvissuta all’assalto al tempio Jedi di Coruscant durante l’Ordine 66 che vede in prima persona la strage perpetrata da Anakin, che si unisce agli Inquisitori per avvicinarsi a Vader e vendicarsi, diventando però di fatto proprio come l’allievo di Palpatine, è estremamente interessante e, in linea teorica, dovrebbe funzionare benissimo all’interno di un racconto in cui buona parte dei personaggi sono accomunati dal trauma vissuto negli ultimi attimi della Guerra dei Cloni. Tutte le azioni degli ultimi anni la portano, nel finale di “Part V”, allo stesso punto da cui era partita, ovvero infilzata nuovamente da Vader e abbandonata.
È quindi un peccato che una scrittura a tratti sbrigativa e non sempre attenta non le rendono pienamente giustizia. Il duello con Vader è fantastico, ma la sua missione per uccidere Luke e vendicarsi in “Part VI” non convince del tutto. In primis perché il fatto che capisca dal messaggio criptico di Bail a Obi-Wan che il bambino su Tatooine sia il figlio di Vader, risulta decisamente poco convincente, e poi perché tutta la parte sul pianeta sabbioso subisce il peso di quello che sta accadendo parallelamente tra Anakin e Obi-Wan e viene enormemente depotenziata; il momento in cui Reva capisce che la sete di vendetta l’ha portata a diventare esattamente come chi il suo trauma l’aveva causato è, tuttavia, molto toccante.

Il tutto è ancora più evidente a causa di una messa in scena non sempre all’altezza delle aspettative che accompagnano una serie evento come Obi-Wan Kenobi. Dagli inseguimenti eccessivamente lenti, al paesaggio chiaramente californiano di Mapuzo, fino ad alcuni scene action non proprio ispirate, sono spesso apparse delle evidenti limitazioni nel budget (è probabile che buona parte sia finita nelle tasche di Ewan McGregor) e nella tecnologia del volume. Prima di questa serie, Deborah Chow aveva dimostrato tutte le sue abilità in The Mandalorian, ma qui, forse anche a causa delle restrizioni produttive legate al Covid o perché le tempistiche lavorative lo impedivano, è mancata – o comunque non è sempre emersa – la sua bravura nel girare le scene d’azione e, per esempio, l’uso della telecamera a spalla eccessivamente mossa in alcuni casi ha fortemente limitato la riuscita delle sequenze.
Anche la musica, che in Star Wars è qualcosa che ha sempre messo d’accordo i fan, in Obi-Wan Kenobi è stata spesso poco ispirata – a parte l’ottimo tema musicale dedicato al personaggio principale realizzato dal grande John Williams e che potrebbe essere l’ultimo componimento del maestro legato alla saga. Vengono fatti degli enormi passi in avanti nelle ultime due puntate, dove emerge finalmente tutta la bravura di Natalie Holt – con Loki aveva fatto un lavoro pazzesco –, che ha composto le musiche insieme a William Ross, il quale inizialmente sembrava incaricato solamente di riarrangiare il tema di Obi-Wan ma, guardando i credits della colonna sonora, ha fatto anche qualcosina in più. Forse entrambi hanno subito le ripercussioni di una produzione che ha avuto parecchi inceppi, ed è possibile che, così come per Harold e il suo team di sceneggiatori, il tempo per lavorare al meglio semplicemente non ci fosse.

C’è sicuramente tanto fan service, ma la sua presenza non è quasi mai fine a se stessa, e ha anche un valore narrativo. Pensiamo all’apparizione, negli ultimi istanti, di Qui-Gon (l’unico personaggio, insieme ad Han Solo, a non essere immune a una spada laser nello stomaco): oltre a scaldare il cuore dei fan e far scendere qualche lacrimuccia, è il punto di arrivo del percorso di Obi-Wan, la “ricompensa” per essere finalmente riuscito a confrontarsi con il trauma di Mustafar ed essere entrato in una nuova fase della sua vita di Jedi. Forse l’unica cosa in questi episodi conclusivi che si può interpretare come un occhiolino agli spettatori è l’”Hello there” di Obi-Wan detto a Luke, però, in tutta onestà, è anche uno dei momenti più belli della puntata. C’è anche spazio per i riferimenti ai fumetti, dato che gli abiti che Kenobi indossa a fine puntata sono gli stessi che ha quando appare nella versione cartacea di Star Wars iniziata nel 2015.

Obi-Wan Kenobi, quindi, è lontana dall’essere una serie perfetta e avrebbe sicuramente beneficiato di una lavorazione più lunga. È un passo in avanti rispetto alla confusa narrazione di The Book of Boba Fett – anche se, quest’ultima, almeno visivamente, è molto più riuscita – ma i picchi di The Mandalorian sono lontanissimi. Inoltre, se analizzata attentamente, ha tantissime similitudini con Jedi: Fallen Order, non solo per la presenza degli inquisitori e dell’assalto alla loro fortezza, ma soprattutto per quello che vivono sia Obi-Wan che Cal; nel caso del videogioco il tutto è però raccontato in maniera decisamente più riuscita e attenta. Si tratta, quindi, di un prodotto con delle ottime idee di partenza in cui è chiaro quali fossero le intenzioni ma che non sempre trovano la giusta quadra, non raggiungendo i livelli che meriterebbe una serie evento come questa. È anche vero, però, che ha regalato forti emozioni e momenti memorabili riuscendo a dare ancora più spessore a personaggi iconici come Anakin, Leia e Obi-Wan.
Voto 1×05: 6 ½
Voto 1×06: 7 ½
Voto stagione: 7

Ciao Ivan, ottima recensione, si vede che sei un vero fan e – come tale – fai quello che facciamo tutti noi veri fan: cerchiamo di giustificare le diverse ca**ate fatte nei film e nelle serie di star wars negli utlimi anni. Obi Wan Kenobi, a mio parere, è un’occasione persa. La sceneggiatura è scritta con i piedi e i personaggi sono troppo macchiettistici (salverei solo Obi Wan, ma perché McGregor è un fenomeno). Se Rogue One ha fissato uno standard per il cinema e The Mandalorian per la TV, qui siamo decisamente sotto. Per un prodotto così atteso, mi aspettavo di più. E poi parliamoci chiaro: Darth Vader non è Gollum 🙂 Lasciarlo vivo in quel momento non ha troppo senso, considerato tutto il male che farà dopo. Comunque ottima recensione davvero, il resto sono punti di vista, diversi per loro natura.
Ciao Daniele, ti ringrazio. 🙂 Come hai giustamente notato c’è un grande lavoro nel tentare di giustificare alcune scelte discutibili, come nel caso della scena finale tra Vader e Obi-Wan. La cosa che lascia più perplessi è il fatto che, come in altri casi nel corso della serie, bastavano dei piccolissimi accorgimenti per evitare queste forzature. Inoltre una cosa di cui non ho parlato nella recensione è il fatto che sia molto evidente che questo è un progetto nato per essere un film, e che molto è stato aggiunto per trasformare il racconto in una serie, spesso con risultati discutibili. Per esempio forse avrebbe avuto più senso e un impatto maggiore se, invece di Reva, fosse stato Vader a guidare le ricerche di Obi-Wan. ll caso più lampante comunque è il quarto episodio, e infatti guardando i credits delle varie puntate, sono proprio Part IV e Part V a non avere tra i nomi Stuart Beattie (che aveva scritto il copione per il film). Detto questo, non vedo l’ora che esca Andor. 🙂
Mi aggrego, davvero felicissimo di leggere la tua recensione sul finale e penso che sia una mission impossible mettere tutti d’accordo, perché ci sono un background di 45 anni e di generazioni diverse che hanno ricevuto imprinting da film e da momenti diversi. Io, ad esempio, sono fra quelli rimasti folgorati da Guerre Stellari (quello che poi sarebbe diventato Una Nuova Speranza) visto per la prima volta al cinema nel lontano 24 Ottobre 1977, tanto poi da non riuscire mai ad amare del tutto la trilogia prequel e la sequel. Condivido con Daniele lo shock positivo ricevuto da Rogue One e The Mandalorian, dove ci sono idee e soprattutto il coraggio di introdurre personaggi e storie nuovi. Obi-Wan Kenobi mi è piaciuto, probabilmente più per un effetto nostalgia (o souvenir) che per altro; non è certo un caso che i momenti migliori peschino a piene mani dal passato (basti pensare al riascolto dei temi musicali originali dell’immenso John Williams), mentre le novità come gli Inquisitori (novità per me che non seguo le serie animate) fatichino un po’ a fare breccia.
Ciao Boba. 🙂 Nelle serie animate gli Inquisitori sono usati molto meglio, soprattutto il Grande Inquisitore che tra l’altro è doppiato da Jason Isaacs, un ottimo attore che avrebbero potuto tranquillamente usare anche per la versione live action. Nel recente videogioco Jedi: Fallen Order, uno degli Inquisitori ricorda molto Reva, ma con risultati nettamente superiori e più soddisfacenti. Ti consiglio comunque di recuperare The Clone Wars e Rebels perché offrono alcuni dei momenti più emozionanti dell’intera saga. Se non vuoi vederti proprio ogni puntata, esistono liste online – ma anche su Disney+ – degli episodi più importanti.