
Questi primi tre episodi partono da dove ci eravamo lasciati, senza assumere una funzione troppo riassuntiva di quanto accaduto in precedenza; infatti se la prima puntata aggancia le vicende dal punto in cui si erano fermate, assolvendo il ruolo di trait d’union con la reintroduzione di tutti i personaggi, con le puntate successive vengono forniti tutti gli elementi per la ripartenza delle storyline e l’introduzione delle nuove, dando il via definitivo alla stagione.
Avevamo lasciato i Boys alle prese con la perpetua lotta contro lo spropositato potere della Vought e dei super, alla ricerca di un metodo per sradicare il modello dei Seven. Li ritroviamo inizialmente divisi in una duplice azione: ponderata e razionale da parte di Hughie che lavora al fianco della deputata Neuman, e ancor più agguerrita del passato con il fronte di Butcher – Mallory. Vediamo presto come Hughie e Butcher si ritrovano a riunirsi in un fronte comune, ristabilendo la formazione originale dopo che tutti i membri ritornano all’ovile di Butcher, sposandone la filosofia “estremista”. Spinti dai traumi del passato, sono intenzionati a fare il possibile per riuscire a sradicare il fenomeno dei super, alla ricerca della verità sulla deputata Neuman, su Soldier Boy e su tutto il marcio che viene celato dietro alla Vought.

Un grande difetto di questi tre episodi è nella trattazione marginale e superficiale riservata ad alcuni personaggi, in primis Maeve, che compare poco e solo nella prima puntata. È vero che con le sue azioni pone basi ancor più solide per quello sviluppo che aveva già avuto all’inizio della seconda stagione, aiutando concretamente i Boys, ma viene letteralmente fatta sparire nei successivi episodi. Anche gli spazi marginali dedicati a The Deep, riammesso nei Seven, e A-Train alle prese con la campagna di rebranding del suo personaggio sembrano un po’ assolvano a ruolo di tappabuchi, così come per il momento sono abbastanza piatti i personaggi di Supersonic e Ryan, che speriamo abbiano modo di acquisire maggiore spazio nelle puntate successive. Altri parziali assenti Victoria Neuman e Soldier Boy, che con ogni probabilità sono in procinto di guadagnare importanza in qualità di villain della stagione; su di loro abbiamo già appreso delle importanti ombre, ma ci sarà certamente modo di fare maggiore luce, facendo emergere quelle contraddizioni che accomunano tutti i supereroi, così antieroici e così guidati dalla percezione di essere legittimati a poter fare tutto ciò che desiderano.

La non accettazione della perdita del suo ruolo di maschio Alpha – un tema costantemente portato alla luce dalla serie e da questi tre episodi – lo porta a rialzarsi in modo tutt’altro che corretto, in perfetta coerenza con il suo stile spietato. Non avendo più niente da perdere Homelander si immerge totalmente nella crudeltà e nell’abuso di un potere che pratica attraverso bullismo, sessismo, razzismo e costante denigrazione di chiunque all’infuori di se stesso. Homelander ancora una volta rappresenta il lato peggiore di una società corrotta, arrivando a compiere crudeltà inaudite. Ma l’elemento che davvero lascia a bocca aperta è come nessuno abbia il coraggio, la voglia o la capacità di fermarlo. Anzi, la legittimazione al suo potere arriva dalla Vought e dal pubblico stessi, che addirittura amano la sua irriverenza. Come sia possibile che una persona che si dichiara “migliore di tutti” e “perfetta”, al punto da paragonarsi a Martin Luther King e Gesù, non solo non spaventi ma addirittura venga ammirata è uno dei punti più degni di riflessione di questi primi episodi, che vale a mostrare quanto nel profondo siano marce le radici della società. Per quanto il concetto sia portato all’esasperazione, si trova una rappresentazione perfetta di un’umanità ben poco umana, dove tutti si girano dall’altra parte davanti a ciò che non funziona, dando di fatto ragione a Homelander che si dichiara l’unico eroe possibile per una collettività povera di valori e ciecamente guidata dal potere dei forti.

Nel complesso, la colonna portante di The Boys 3 rimane quel macabro intrattenimento costellato dai temi cardine di abuso di potere, sessismo e razzismo già in precedenza trattati, che vengono ulteriormente sviluppati, portati a livelli sempre superiori al punto da confermare lo show come emblema della scorrettezza, con l’escamotage di fondo di un mondo di supereroi in costante antitesi a tutti i valori che ogni supereroe “canonico” dovrebbe avere.
Questi primi tre episodi ci restituiscono ancora una volta un quadro spietato della società, guidata da logiche di potere cieco, fama, denaro e interessi materiali, totalmente disinteressata all’amoralità che la fa da padrona. Il tutto è condito dall’abbondante finzione che rende necessarie interpretazioni di facciata perfette al fine nascondere il reale marcio dietro le quinte. Ancora una volta The Boys riesce a mostrare tutte le contraddizioni di una società artificiosa, rappresentata tanto da tutti i suoi centri di principale potere. Senza freni e senza ritegno, così si può riassumere l’intero prodotto The Boys, che dovrà però sviluppare la direzione che sta prendendo, evitando di ricadere in una narrazione già vista, facendo evolvere quei personaggi che hanno necessità di uno slancio aggiuntivo e ampliando la basi gettate per le nuove narrazioni, consolidando gli sforzi dei Boys e iniziando davvero a scalfire le solide basi della Vought.
Voto 3×01: 7
Voto 3×02: 7½
Voto 3×03: 7½

Bella recensione Alice e bentornati ai Boys!
Io mi spingerei a dare una lettura più “politica” di questi primi tre episodi.
La prima reazione vedendolo è che sono una rappresentazione della realtà Americana esagerata. Poi pwro penso agli eventi politici dell’ultimo paio di anni. In particolare, penso a Trump, per esempio quando ha detto che avrebbe potuto sparare a qualcuno dalla quinta strada senza conseguenze, e infatti il suo gradimento è salito. Alla fine, il suo superpotere è il fatto di essere famoso e la gente lo ammira anche quando va contro le norme convenzionali. Penso al circo che è venuto fuori con tutti gli scandali, tipo la marcia dei suprematisti bianchi (un neanche tanto velato riferimento a Stormfront).Penso a January 6 quando hanno assaltato il parlamento armati. Penso a tutti gli enabler, quelli che, come dici tu, non si oppongono alla follia, ma lasciano correre o la sostengono proprio.
Penso a tutto questo e mi dico che non stanno esagerando, ma stanno citando la situazione americana abbastanza fedelmente.
Mi chiedo e vi chiedo quale possa essere il gradimento della serie in America presso i fan del Maga world…