Come tutte le serie che hanno un grande successo di pubblico e critica al loro ingresso nel mondo di prodotti televisivi che amiamo e consumiamo regolarmente, ogni nuova stagione di Westworlddopo la prima è stata accompagnata da altissime aspettative: purtroppo negli ultimi anni questo hype si è decisamente spento a fronte di una seconda annata deludente e una terza oggettivamente lontana anni luce dall’eccezionalità narrativa e stilistica della prima – qualcuno direbbe addirittura disastrosa.
Il problema della terza stagione, sottolineato più volte, è stato quello di snaturare il concept di base dello show – il trope sci-fi di asimoviana memoria della ribellione delle macchine – nel modo più sbagliato possibile, accompagnando a un cambiamento di ambientazione decisamente poco ispirato una scrittura pigra e confusa. Dopo un’annata che prometteva così tanto – di per sé la scelta dello show di reinventarsi scegliendo di mostrare il mondo al di fuori dei parchi della Delos non era sbagliata – lasciando però la maggior parte degli appassionati a bocca asciutta, questa quarta stagione non partiva di certo sotto i migliori auspici, dato che si pone in diretta continuità con il finale della terza. Il mondo che ci viene presentato è quello in cui Rehoboam è stata distrutta e dove i personaggi sono finalmente liberi dal suo giogo, liberi di essere “whoever the f**k they want” per citare letteralmente le parole di Maeve (Thandiwe Newton) alla fine di “Crisis Theory”.
In questo nuovo mondo – il sottotitolo alla terza stagione era proprio “The New World” – troviamo i protagonisti di Westworld in punti molto diversi da dove li avevamo lasciati poiché, nella narrazione della serie, sono passati ben sette anni: la scelta del salto temporale suscita subito interesse, perché attiva il cervello dello spettatore che vuole capire come i vari personaggi hanno affrontato questo periodo delle loro vite. È presto detto: Caleb (Aaron Paul) si è costruito una famiglia ed è tornato a lavorare come operaio, mentre Maeve, esattamente all’opposto, si è isolata in una baita nei boschi come un’eremita; il personaggio che, tuttavia, più di tutti attira l’attenzione in questa “The Auguries” è ovviamente Dolores, qui nelle nuove vesti di una donna che si fa chiamare Christina.
Dolores è sempre stata, indubbiamente, la protagonista assoluta di Westworld, sia perché è a partire dalla sua presa di coscienza che nella prima stagione comincia la rivolta degli host, sia perché è il personaggio al quale lo show ha dedicato da sempre un maggior focus e un maggior minutaggio, ancora di più dalla terza stagione in avanti. La sua backstory tragica ha fatto da motore alla scrittura per spingere il personaggio sempre più al limite, alle volte addirittura esasperandolo, portandolo in modo molto forzato a passare da una giovane ragazza – androide – traumatizzata dalle violenze subite nel parco e dal suo essere “bloccata” in un corpo a uso e consumo di uomini ricchi pronti a sfruttarla, aduna fredda e calcolatrice leader rivoluzionaria con ambizioni enormi. Il nesso logico c’è, questo non lo si mette in dubbio, e vediamo infatti il percorso narrativo classico del revenge movie: Dolores smette di subire e cerca vendetta, da “preda” diventa “predatore” per semplificare. Il problema è che dopo il finale della prima stagione questo arco narrativo è stato frettoloso e pieno di incoerenze, che sono poi esplose definitivamente nella terza annata nella quale il personaggio ha raggiunto il suo vertice trasformandosi in una sorta di villain onnipotente.
In “The Auguries” non vediamo più la Dolores che conoscevamo – la sua dipartita nella scorsa stagione in effetti non lasciava molti dubbi e anche gli autori hanno confermato che Dolores è effettivamente morta, sebbene in Westworld la morte possa essere un concetto relativo – bensì un nuovo personaggio portato in scena da Evan Rachel Wood: una donna di nome Christina che vive e lavora a New York come sceneggiatrice per l’azienda che produce videogiochi Olympiad Entertainment. La sua vita ci viene presentata come apparentemente normale: convive con un’amica – interpretata dal premio Oscar Ariana De Bose (Hamilton, Schmigadoon!,West Side Story) – che le organizza appuntamenti al buio e ama il suo lavoro nonostante le sue idee poco commercializzabili non vengano apprezzate. Da subito, però, ci viene fatto capire come questo segmento narrativo presenti dei misteri – nella tradizione della serie – che spetterà a chi guarda risolvere e decifrare: in primis l’ambientazione non convince pienamente e un dialogo sullo sfondo strappato dalla scena in cui Christina si reca a lavoro lascia intendere che potremmo trovarci all’interno di un parco e che quello che stiamo vedendo non sia il “mondo esterno”. In secondo luogo il fatto che Christina stia lavorando a una storia che ricorda fin troppo quella di Dolores – una giovane ragazza che vive in campagna con il padre malato – potrebbe far pensare che in realtà questa storylinesia ambientata addirittura prima degli eventi della prima stagione e che la donna sia effettivamente colei che ha lavorato alla creazione del personaggio nel parco; questa teoria, tuttavia, potrebbe essere contestata e ribaltata da chi pensa, invece, che Christina sia proprio Dolores e che in realtà in questa sua nuova vita abbia solo dei ricordi fugaci di quella precedente.
La parte di trama della premiere dedicata a Dolores/Christina è certamente la più interessante e quella che stuzzicherà maggiormente la curiosità degli spettatori, anche quelli che sono stati delusi dalla terza stagione, poiché sembra che gli autori vogliano cercare di riavvicinarsi allo stile che aveva caratterizzato la prima – piani temporali non allineati, personaggi ambigui, la difficoltà di separare la realtà dalla finzione. Anche il mistero legato allo stalker, poi suicida, di Christina e l’apparizione finale di Teddy come un novello Romeo non fanno che aumentare le domande rispetto a questa storyline.
Purtroppo però in questa premiere troviamo altre due linee narrative molto più deboli e decisamente meno interessanti: la prima con cui facciamo i conti è quella che apre la stagione con un cold open molto lungo dedicato a William (Ed Harris), o meglio alla sua copia manipolata dalla Hale, come abbiamo visto nella scena post-credit di “Crisis Theory”. In questa scena William si impossessa del Hoover Dam, una grande diga ad arco realmente esistente tra il Nevada e l’Arizona, uccidendo il proprietario che non voleva consegnargliela e mostrando la spietatezza e la pericolosità del suo corpo non umano – le mosche che usa per ucciderlo tra l’altro appaiono anche nella sigla di questa stagione; non si sa ancora quale sia il piano di Charlotte – che nell’episodio non appare nemmeno – ma è certamente collegato alle nuove vite che si sono creati Caleb e Maeve. Entrambi diventano bersaglio dei sicari robotici mandati da William e solo mettendo fine a questa storia possono salvare la loro ritrovata libertà: non uno degli spunti narrativi più originali, ma vedremo dove porterà la serie che, ad ora, sembra sempre meno diretta verso un obiettivo definito e molto confusa su come costruire la sua narrazione.
“The Auguries” è in parte l’episodio che ci si aspettava in continuità con la terza stagione, ovvero una puntata che fa della bellezza delle immagini e della componente action il suo punto di forza ma che è sorretto da un’impalcatura narrativa debolissima e poco ispirata; d’altro canto la parte di racconto dedicata a Christina sembra voler provare a riportare un po’ di complessità – che non vuol dire complicatezza – a uno show come Westworld che sembrava ormai aver perso la sua bussola. La cosa che appare più difficile, al momento, è quella di riuscire a tenere insieme queste componenti e poi ad un certo punto risolverle in modo soddisfacente, ma è un giudizio che si potrà dare solo a stagione conclusa.
Ciao Dave,bella rece…dopo una terza stagione deludente…la confusione regna sovrana in questo nuovo avvio(e manca ancora Bernard…!)…direi che il personaggio di William è sempre più insopportabile,ora quasi grottesco…speriamo bene nel seguito…!…
Il blog Seriangolo.it utilizza i cookie per migliorare l'esperienza di navigazione; le informazioni acquisite vengono utilizzate da parti terze che si occupano di analizzare i nostri dati web, pubblicità e social media. Proseguendo la navigazione, si autorizza il loro uso.AccettoCookie Policy
Cookies Policy
Privacy Overview
This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
Ti piace Seriangolo? Seguici sulle nostre pagine Facebook e Twitter!
Ciao Dave,bella rece…dopo una terza stagione deludente…la confusione regna sovrana in questo nuovo avvio(e manca ancora Bernard…!)…direi che il personaggio di William è sempre più insopportabile,ora quasi grottesco…speriamo bene nel seguito…!…