Ms. Marvel chiude la sua prima stagione con un buon episodio, che mette in luce tutti i punti di forza della sua storia così unica, al contempo evidenziando le criticità e le debolezze che hanno reso la parte centrale – e soprattutto il quarto e quinto episodio – la più debole di quest’annata.
Ms. Marvel è un prodotto sicuramente molto godibile; lo è soprattutto a partire dal pilot, che ha confezionato un ritratto convincente e fresco della protagonista, Kamala, che appartiene non solo ad una nuova fascia di prodotti cinematografici Marvel – quelli della quarta fase, che avremo modo di vedere al cinema nel già annunciato The Marvels –, ma anche nella sua controparte fumettistica, impegnata in una rappresentazione sempre più ampia e sfaccettata di tutte le realtà multiformi che compongono l’America di oggi. Ms. Marvel è una serie che ha dimostrato, con i suoi colori vivaci e accattivanti, e la sua caratteristica patina giovanile e teen – fin dalle illustrazioni del titolo della serie – che la Marvel è più che in grado di contribuire con qualcosa di originale nel panorama televisivo odierno; tuttavia, proprio nel ricercare a tutti i costi di ricalcare il canovaccio tipico dei prodotti seriali targati Marvel,lo show ha perso un po’ di smalto, soprattutto nella risoluzione del conflitto con il gruppo di villain del quinto episodio, che mancava di incisività. Ms. Marvel è un prodotto dalle grandi potenzialità, emerse soprattutto in questo finale di stagione, e che, proprio facendo leva sulle caratteristiche della storia che gli sono più congeniali – tra cui spiccano i rapporti con la famiglia e il gruppo di appartenenza –, riesce a chiudere in positivo una stagione dalla qualità altalenante.
“No Normal”, in quanto episodio conclusivo, ha il difficile compito di chiudere le fila degli eventi raccontati nella stagione – incluse le minacce del dipartimento del Damage Control, purtroppo uno dei punti di demerito della sua annata in virtù dell’inconsistenza della minaccia stessa; nel farlo prende spunto dalla ricca tradizione seriale dei teen drama (è evidente il parallelo con qualsiasi supernaturalteen drama che si rispetti, che sia The Vampire Diarieso Buffy), ambientando la maggior parte degli eventi proprio nella scuola frequentata dai protagonisti. La trama, nella sua semplicità, ci regala un episodio godibile, proprio perché mescola sapientemente i momenti tipici di una storia coming of age tradizionale a quelli della nascita di una supereroina. Proprio nelle relazioni tra i personaggi Ms. Marvel ha saputo costruire un’ossatura solida, che regge alla perfezione gli eventi raccontati: tutti i comprimari hanno un ruolo preciso e le loro storyline trovano una soddisfacente conclusione nel finale.
There is no normal.
Anche nell’ambito delle relazioni umane tra i personaggi, la serie non riesce a conquistare un equilibrio stabile tra le sue due anime contrapposte; da un lato, quella della teen comedy, dall’altro quella della origin story di Ms. Marvel. Il confronto tra Kamala e quello che, alternativamente, è stato presentato tanto come love interest che come presunto villain dell’episodio, Kamran, è di certo ben costruito. Le radici dell’interesse sbocciato tra i due, seppur mescolato ai vari rivolgimenti di trama degli scorsi episodi, sono sicuramente credibili; tuttavia, proprio il fatto che, nel giro di pochi minuti, al mancato bacio tra i due segua una crisi di Kamran, costituisce una fonte di forte squilibrio nella narrazione. Il repentino passaggio tra una dimensione e un’altra non aiuta la gestione del personaggio, che soffre certamente della velocità della scrittura e della necessità percepita dal team di scrittori di creare un’altra minaccia all’interno del conflitto contro il dipartimento di correzione. D’altro canto, la folla che accorre e protegge la sua supereroina è uno dei momenti più convincenti dell’episodio, così come il racconto della vicenda tramite TikTok. L’attenzione ai dettagli in fase di scrittura è evidente anche nei piccoli riferimenti alla realtà in cui vive ed opera la protagonista, elemento ripreso nel corso dell’intera annata e che non fa che aumentare il livello di credibilità della storia stessa. Questo vale per la zia che si occupa di gossip e che sostiene di non conoscerne l’identità (It’s gonna be difficult for her to find a husband), fino al padre di Kamala che promette “free ice-cream pizza” per celebrare la loro nuova salvatrice, passando per la scena in cui Kamala stessa decide di raccontare alla famiglia dei suoi poteri.
(…) but in Urdu, it’s more like… what’s the word? Wonder. Marvel. Kamal means marvel.
Proprio quando la serie decide di spostare l’attenzione su uno degli elementi che possiamo definire più riusciti – le relazioni rappresentate, e in particolare modo quelle che hanno ad oggetto la famiglia di Kamala e le sue origini –, si assiste alle scene più significative dell’episodio. Il confronto tra Kamala e la madre, con la consegna del nuovo costume, acquisisce ancora più valore in virtù dell’ottima costruzione del rapporto tra i due personaggi nel corso degli episodi; lo stesso vale per la parentesi finale con il padre, che rende la ricerca del suo nome da supereroina uno dei momenti più riusciti dell’intera stagione. Gettando un occhio al pilot, non si può non notare come l’evoluzione del rapporto di Kamala con la sua famiglia sia stata molto ben tratteggiata, e l’intera storyline dedicata all’aspetto più adolescenziale della sua origin story continua a funzionare più di ogni altro aspetto trattato, sia per il realismo e l’onestà delle dinamiche, che per le ottime performance del cast di comprimari.
Proprio nelle scene con i genitori, assistiamo al passaggio di testimone tra la prima generazione degli Avengers e quella nuova. La serie ha fatto un ottimo lavoro nel presentare una supereroina emblematica di questa nuova realtà, a suo agio con i suoi poteri – anzi, quasi eccitata dall’averli e non particolarmente “toccata” dalla notizia che Bruno le comunica a fine episodio (e i titoli di coda ci confermano che la soundtrack è quella degli X-Men del 1997). Infatti, fino a partire dal’AvengerCon, la serie continua a creare un universo credibile in cui i supereroi sono una parte normale della vita di tutti i giorni, al punto tale che lo stesso padre di Kamala non conosce i nomi di tutti gli Avengers (“I share the same name as Carol fricking Denvers?” “I don’t know who that is. But you sure are, and always have been, our own little Ms. Marvel.”).
Ms. Marvel confeziona un finale di stagione che non è esente da difetti, ma che riesce a essere piacevole e coerente, e un’ottima chiusura tanto per le storyline inserite all’interno della stagione che per il percorso di maturazione molto ben eseguito della protagonista, contribuendo a creare un personaggio che già si percepisce bucherà lo schermo anche al cinema. Tuttavia, la stagione non è stata così equilibrata, complice una narrazione che ha voluto inserire fin troppi elementi nel giro di pochi episodi, fallendo nel creare una trama veramente accattivante soprattutto per quanto attiene ai villain; se Ms. Marvel avesse puntato l’acceleratore sulla sua caratteristica più interessante – una fusione equilibrata tra la storia di un’adolescente americana di origini pakistane e gli stilemi tipici di una teen comedy –, avremmo avuto un prodotto forse meno “marveliano”, ma ancora più riuscito. Ms. Marvel si presenta comunque come un prodotto godibile, in grado di accompagnare lo spettatore con piacere alla scoperta di nuovi supereroi e di raccontare storie e realtà con uno sguardo nuovo, che anche nella resa stilistica risulta più vicino a quello del materiale di appartenenza.
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