Better Call Saul – 6×12/13 Waterworks & Saul Gone 3


Better Call Saul - 6x12/13 Waterworks & Saul GoneOpportunità. Intorno a questo concetto negli ultimi quindici anni Vince Gilligan e Peter Gould hanno lavorato a fondo per costruire due personalità complesse e quelle di chi li circondava. “L’opportunità, l’occasione, fanno l’uomo ladro?”, ci si potrebbe chiedere richiamando il celebre detto: i modi in cui gli autori hanno risposto creando Walter White e Saul Goodman hanno diversi punti in comune ma soprattutto un oceano di differenze, dovute in gran parte al periodo in cui Breaking Bad e Better Call Saul sono nate e si sono sviluppate. “Waterworks” e “Saul Gone” chiudono la sesta e ultima stagione del prequel più riuscito della serialità e lo fanno portando a compimento il lavoro costruito proprio attorno a questo concetto: non tanto la domanda se l’opportunità cambi o meno le persone (lo sappiamo già), quanto ciò che avviene quando questo accade e se la rotta si possa invertire o se esista un termine oltre il quale ogni speranza è perduta

Walter White era un anonimo professore di chimica quando una diagnosi lo mise nella condizione di rivedere le sue priorità morali e di cogliere l’opportunità di provvedere alla sua famiglia compiendo azioni a cui mai avrebbe pensato prima; il punto però divenne un altro, quando, nel processo che lo aveva portato a diventare Heisenberg, acquisì sempre maggior consapevolezza del suo potere, sempre più gusto nel rivestire i panni di un uomo che per la prima volta nella sua vita non subiva ma dettava legge.
Proprio nel finale di serie troviamo la sua completa ammissione (“I did it for me. I liked it. I was good at it”), senza alcun rimorso per quel cambio radicale di vita avvenuto attraverso la sua stessa trasformazione – una sorta di reincarnazione senza possibilità di recupero.
Better Call Saul - 6x12/13 Waterworks & Saul GoneNon stupisce questo genere di parabola, soprattutto se si considera Walter White come uno dei più famosi antieroi della TV: una figura che ad oggi è stata ampiamente superata in favore di personaggi più variegati, “contenenti moltitudini” – per citare il poeta Walt Whitman che ben conosciamo –, ma che è stata senza alcun dubbio necessaria nella serialità per passare da personaggi buoni o cattivi, in una divisione manichea senza possibilità di appello, a figure in grado di essere entrambe le cose.
“Il cattivo che amiamo odiare” è stato un riferimento nella narrazione degli ultimi venticinque anni, da Tony Soprano in giù: poi i tempi sono cambiati, o semplicemente questo modus narrandi ha esaurito il suo corso. Ed è sorprendente che siano stati gli stessi due autori (Gilligan, ideatore di entrambe le serie; Gould, sceneggiatore e produttore di Breaking Bad, creatore di Better Call Saul insieme al collega) a renderci partecipi di un’evoluzione della televisione che ha saputo seguire i tempi, cogliere le necessità di cambiamento nella narrazione contemporanea e restituirci un personaggio che sì, nasce nell’universo della prima serie, ma che con l’autonomia della seconda ne mostra una naturale e mai forzata evoluzione.

Con Saul Goodman, la più nota e importante delle maschere di Jimmy McGill, non abbiamo dovuto scoprire se quello che faceva gli piacesse o meno, se si stesse divertendo: l’abbiamo sempre saputo perché ce l’ha sbattuto in faccia a ogni occasione, ostentando la sua ricchezza e la sua “genialità al servizio del male” senza che ci fossero dubbi a riguardo, fino a diventare il “comic relief” della serie madre. Partire da qui e decidere di scavare dentro a un personaggio come questo vuol dire fare un lavoro a ritroso per ritrovare le radici dell’individuo, per capire quali sono stati gli eventi, gli incontri, i traumi che l’hanno portato a essere quella persona: quella da chiamare quando si è nei guai.
Better Call Saul - 6x12/13 Waterworks & Saul GoneNon solo: Gilligan e Gould hanno capito che per spiegare il personaggio di Saul non serviva solo tornare indietro, ma anche andare avanti, perché la sua parabola non era affatto conclusa con Breaking Bad. La decisione è stata presa da subito: il pilot della serie si apre infatti con Gene Takovic in un futuro non ben identificato in cui il suo passato rimane l’unica cosa colorata nella sua vita. Il riflesso a colori sulle lenti degli occhiali alla fine di “Waterworks” è un rimando al pilot proprio in questo senso: se allora le pubblicità di Saul rappresentavano uno sguardo nostalgico a quando le cose per lui andavano bene, nel penultimo episodio quel ritorno di colore si trasforma in un’intromissione non voluta, nel momento e nel posto sbagliato.

Per capire chi è Saul Goodman si è tornati indietro a quando Saul non era neanche nato: abbiamo fatto conoscenza con Jimmy McGill, abbiamo scoperto che prima ancora era stato Slippin’ Jimmy, ma soprattutto ci siamo confrontati con un uomo mosso sin dall’inizio da un motore più grande di lui. Le insicurezze, i sogni più grandi delle sue tasche, la mente geniale incapace tuttavia di reggere il confronto con un fratello come Chuck, sono stati l’innesco da cui è partito tutto, il fuoco lento sopra al quale si sono create tutte le sue evoluzioni.
Jimmy cresce come persona adulta che non solo deve dimostrare tutti i giorni a se stesso di valere, ma che soprattutto necessita di qualcuno che gliene dia atto, che lo faccia sentire validato in questo sforzo: qualcuno che lo veda, che gli riconosca ciò che fa e come lo fa. Del resto, che cos’è l’ostentazione pacchiana che caratterizza Saul Goodman se non un modo di urlare al mondo: “Ce l’ho fatta, ho tutto quello che voglio: guardatemi e riconoscetelo”?

Have a nice life, Kim.

Better Call Saul - 6x12/13 Waterworks & Saul GoneC’è stato un tempo in cui gli bastava che una sola persona lo vedesse: la sua complice, compagna, moglie e amica Kim Wexler, il cui sguardo di riconoscimento era sufficiente per farlo sentire vivo. La decisione di Kim di lasciarlo apre un vuoto talmente grande che l’unico modo per (provare a) riempirlo diventa l’eccesso, lo sfarzo, l’avidità e la mancanza di scrupoli, come quella che lo porta ad approfittare non di una ma di ben due persone malate di tumore.
Il dolore negli occhi di Saul davanti ai documenti del divorzio, mostrato nel cold open di “Waterworks”, è una vulnerabilità che Kim non ha più il diritto di vedere; l’unica cosa che lei può osservare è quello che ora lo fa sentire vivo al posto suo: la ricchezza, la sicurezza, quello che ha costruito senza di lei, come a dirle che ha trovato un surrogato del suo amore e che funziona anche bene.
Sappiamo che Saul non parla mai di Kim in Breaking Bad perché non esisteva, ma dopo questa scena è perfettamente comprensibile che lui non abbia più voluto menzionarla, perché il dolore era troppo grande e perché si illudeva di aver trovato un altro modo per sentirsi come lei lo faceva sentire.

La “buona vita” augurata a Kim si rivela completamente diversa da quella che ci si aspettava: trasferitasi in Florida, con un lavoro d’ufficio, una vita da città di provincia e un compagno noioso, Kim si è con ogni evidenza autoreclusa in una prigione a cielo aperto, un mondo in cui è vietato tutto ciò che può darle soddisfazione o divertimento. Sarebbe facile vederla come punizione che si autoassegna per la morte di Howard, ma la realtà è che Kim sa quanto sia facile per lei passare dal divertirsi al vedere all’improvviso un’altra parte di sé, quella che “è sempre stata lì” da quando era ragazzina, tanto quanto Slippin’ Jimmy è sempre stato nell’ombra di Saul. Una parte di lei che riconosce come potenzialmente pericolosa e che dunque vuole tenere lontana, ma della cui portata non è neanche minimamente consapevole.
Better Call Saul - 6x12/13 Waterworks & Saul GoneOgnuno è artefice del proprio destino, è vero, ma è altrettanto vero che senza Kim non sarebbe nato Saul: l’abbiamo visto accadere quando temevamo che l’influenza di lui avrebbe danneggiato lei, ne siamo rimasti stupefatti quando abbiamo capito che le cose stavano andando nella direzione opposta. Se c’è della genialità nel lavoro di Gilligan e Gould sta nell’essersi inventati un personaggio che non era mai stato previsto prima e averlo reso credibilmente indispensabile per la creazione del protagonista. Non solo: esattamente come Saul Goodman rappresenta l’evoluzione dell’antieroe à la Walter White, Kim Wexler risulta uno dei personaggi femminili meglio scritti degli ultimi decenni proprio grazie a chi l’ha preceduta. La sua costruzione dimostra non solo come nella serialità la scrittura delle figure femminili si sia evoluta, ma anche come le critiche ricevute su Skyler White (giuste o sbagliate che fossero, dicevano una cosa chiara: il pubblico non l’ha amata) abbiano spinto gli autori a creare un personaggio assolutamente indimenticabile, anche perché supportato dalla performance eccezionale di Rhea Seehorn.

È Kim il motore propulsore delle scelte di Jimmy, e questo proprio per il ruolo che lui le ha attribuito nella sua vita. Ogni decisione della donna porta l’uomo a reagire in maniera uguale o opposta ma mai neutrale, perché è da come Kim guarda Jimmy (o da come lui crede che lei lo guardi) che lui decide cosa fare della sua vita.
É sotto la sua influenza che crea il personaggio di Saul; è grazie al suo supporto e al reciproco spalleggiamento che porta avanti il suo comportamento truffaldino; è quando lei lo lascia che lui si trasforma definitivamente in Saul Goodman; ed è quando ci litiga al telefono che decide, nelle vesti di Gene, di tornare a truffare le persone.

“You want me to say something?”
“Yeah.”
“You should turn yourself in.”

Better Call Saul - 6x12/13 Waterworks & Saul GoneNel penultimo episodio sentiamo finalmente la famosa telefonata, chiarificatrice per i comportamenti di entrambi: come si diceva, a seguito della reazione di Kim Gene torna in azione, disegnando una serie di passi, tipici del suo comportamento, che lo portano a essere scoperto – fermarsi nella casa dell’uomo truffato quando Jeff è già fuori col taxi ad aspettarlo è ciò che innesca, come in un domino, tutti quegli eventi che porteranno Marion a stanarlo usando peraltro quelle conoscenze del web che le sono state insegnate proprio da Gene.
D’altro canto, Kim stessa subisce le conseguenze di quella telefonata: la reazione di Jimmy, che le rinfaccia di predicare bene e razzolare male, la spinge ad affrontare le sue responsabilità, confessando tutto alla polizia e alla stessa Cheryl, con tutti i rischi che questo può comportare. Sarà esattamente questa scelta a cambiare, di nuovo e per sempre, la vita di Jimmy nel series finale: ma ci arriveremo.
La confessione di Kim, il suo pianto doloroso e al contempo liberatorio sul pullman, sono la miccia per provare a far ripartire la sua vita: torna a piccoli passi indietro, ripresentandosi nel vecchio studio di Saul e proponendosi per un lavoro volontario di assistenza legale. Ora che non sente più l’obbligo di punirsi, può forse tornare a vivere qualcosa che le dia soddisfazione, vedere l’effetto che le farà e se sarà in grado di gestirlo.

Better Call Saul - 6x12/13 Waterworks & Saul GoneMa non è solo questo che porta Gene alla fuga e dunque all’arresto. Jimmy si trova davanti a una possibilità e per un attimo la sfiora: è lui, da solo, davanti a una donna anziana che potrebbe uccidere senza grosse difficoltà. Solo che Marion gli dice una cosa, un “mi fidavo di te” che funziona da incantesimo senza che lei nemmeno lo sappia. Forse è perché quella frase arriva da una persona anziana, che gli ricorda i clienti della causa SandPiper ma al contempo anche Chuck, forse è perché la fiducia per lui è una cosa importante (vuol dire che qualcuno lo ha visto, lo ha riconosciuto, ha creduto in lui): forse è per tutti questi motivi insieme, che affondano le radici nelle insicurezze di Jimmy e di tutte le sue maschere, che nessuna delle sue personalità riesce a fargli cogliere quella opportunità di salvarsi.
Walter guardò Jane morire senza fare nulla per impedirlo, e questo fu uno dei momenti capitali che segnarono la sua discesa agli inferi; ma Jimmy non è Walter, Jimmy è un concentrato di manie di grandezza e complessi di inferiorità la cui commistione genera esiti ora prevedibili, ora sorprendenti, in ogni caso vagliati di volta in volta. Jimmy e tutte le sue maschere sanno che la sua vita vale, ma non quanto l’omicidio di una donna anziana che ha creduto in lui.

“S’all good, man!”
“S’all gone”

“Saul Gone” è il titolo del series finale, che gioca con la nascita del nome Saul Goodman per dirci che “it’s all gone”, è finito tutto, per sempre. Ma c’è modo e modo per uscire di scena: laddove Walter White morì di una morte tragica e necessaria, larger than life come era stato il suo Heisenberg, la fine di Saul non poteva che essere come la sua personalità: sorprendente a tratti, ricca di emotività e vulnerabilità, geniale e scapestrata.
Better Call Saul - 6x12/13 Waterworks & Saul GoneQuello che non potevamo sapere era la risposta a quella questione iniziale: è possibile invertire la rotta? Oppure ciò che si è stati, ciò che si è diventati facendo di necessità virtù (e di opportunità un vizio) a un certo punto finisce con l’aderire completamente al nostro destino?
I tre flashback che punteggiano l’ultimo episodio viaggiano tutti attorno al medesimo concetto, che non è la macchina del tempo di per sé, ma qualcosa di più sottile. Jimmy tornerebbe indietro solo per soldi non perché non abbia neanche un rimpianto, ma perché non riesce nemmeno a individuare un momento del suo passato che possa cambiare il presente; perché quell’insicurezza, da cui sono nati Slippin’ Jimmy e gli altri, è sempre stata lì.

È questo il senso di tutti e tre i momenti nel passato: quello con Mike (“That’s it. Money?” “What else?”), quello con Walter (“So you were always like this”), e infine quello con Chuck, preconizzato dall’intervento a lui dedicato durante la confessione e da quella scritta “Exit” che rimanda alla schermaglia in tribunale di “Chicanery”. Se nei primi due flashback il confronto lo porta a vedersi con gli occhi degli altri – un uomo che pensa solo ai soldi, che non è mai stato diverso da così –, è nell’incontro col fratello che ne comprendiamo il senso. In un raro momento di conversazione onesta da parte di Chuck, il suggerimento sul “tornare indietro e cambiare strada senza vergogna” viene rispedito al mittente, e questo per una ragione sola: perché Jimmy non ha idea del punto a cui dovrebbe risalire per non essere quella persona, per non avere più quel coping mechanism, quella strategia adattiva che lo caratterizza da quando ha memoria.
Ma forse c’è una strada: e se c’è, non può che essere quella che conduce a Kim.

I was terrified… but not for long.
That night, I saw opportunity.

Better Call Saul - 6x12/13 Waterworks & Saul GoneQuando Jimmy viene arrestato, il suo primo pensiero va a chi si è fidato di lui: chiama il negozio e si accerta che la sua assenza non causi danni ai colleghi. Sembra una scena da poco, ma rappresenta di nuovo quello che si diceva prima, cioè quanto Jimmy sia una persona capace di fregare chiunque ma mai chi gli dà una possibilità accettandolo per quello che è.
Dopo un momento di crisi, si decide a chiamare come consulente legale il suo storico avversario in tribunale, Bill Oakley, e supportato da lui mette in scena la sua magia: da un ergastolo più altri 190 anni, Saul riesce a scendere fino a sette anni e mezzo, nonostante davanti ai suoi occhi abbia Marie Schrader, una sorpresa inaspettata ma perfettamente centrata, con una Betsy Brandt che sembra non aver mai smesso i panni di Marie. Jimmy non racconta bugie fattuali su quanto accaduto, la descrizione di come ha conosciuto Walter e Jesse è onesta: ma fare la parte della vittima gli riesce benissimo ed è così che le cose per lui sembrano cambiare. Arriva a una pena ridicola con la sola forza delle sue capacità oratorie, la sua conoscenza della legge ma soprattutto quella delle dinamiche personali e professionali che governano il mondo legale. È così che convince il procuratore Castellano a dargli retta ed è così che, proprio quando ormai si sta divertendo a distribuire prove per ottenere qualsiasi cosa, scopre che la sua rivelazione su Howard vale meno del gelato menta e cioccolato che aveva richiesto, perché Kim ha parlato.
E questo cambia tutte le carte in tavola.

Per anni Kim è stata come lui, quantomeno nella sua testa: entrambi colpevoli, entrambi in fuga dalle proprie responsabilità, si erano infine costruiti una prigione a testa – lei in Florida a vivere una vita letteralmente in bianco e nero, lui con l’ennesima nuova identità. Ma la confessione del suo ruolo nella morte di Howard li separa nettamente in due universi morali diversi; una volta liberatasi dal suo peso morale, come potrà Kim anche solo rispondergli al telefono, sapendo che lui invece l’ha fatta franca, e per ben altri reati?
Better Call Saul - 6x12/13 Waterworks & Saul GoneInsomma, sembra pensare Jimmy: è meglio uscire dopo sette anni ritrovandosi di nuovo solo a costruirsi l’ennesima prigione di solitudine, o vivere il resto della vita in una prigione concreta ma con il perdono di Kim e la coesistenza nello stesso universo morale? Per Jimmy la domanda non si pone nemmeno.
Non è un discorso di pragmatica etica, non risponde a un “cosa mi conviene per sentirmi meglio”, ma alla necessità di un radicale cambio di prospettiva: se non posso cambiare il passato, posso però fermarmi; posso riguadagnarmi la fiducia della persona a cui tengo di più, anche a costo di vivere in due mondi paralleli per il resto delle nostre vite – ma almeno in comunicazione nello stesso universo.

Jimmy usa tutti i trucchi di Saul per quel giorno in tribunale: l’abito, le menzogne su Kim per averla lì, il discorsino sull’incontro con Walter e Jesse praticamente identico a quello ripetuto davanti a Marie. Ma poi interviene la scelta: Jimmy coglie l’opportunità di cambiare vita, e non sarà quella che aveva sognato, ma di sicuro sarà più leggera. Lo capiamo dalla sua necessità di riappropriarsi di tutto, delle sue responsabilità, del suo godimento in tutta la storia, del suo essere stato indispensabile per la trasformazione di Walter White in Heisenberg, della differenza tra lui e Kim e persino del suo ruolo nell’aver condotto Chuck al suicidio, qualcosa che non c’entrava assolutamente nulla col caso in tribunale – ma era ormai chiaro da un pezzo che quella confessione non era per nessuno se non per Kim.
E infine si riappropria del nome, chiede di essere chiamato Jimmy McGill. Come in qualunque legge del contrappasso che si rispetti, è proprio quando lascia andare Saul Goodman che questi torna a tallonarlo: è sul pullman verso il carcere che “una giuria di suoi pari” invoca il suo nome – criminali che esaltano un altro criminale – e sarà proprio in prigione che svilupperà evidenti ottimi rapporti con tutti rispondendo però al nome di Saul, che gli rimarrà addosso come una punizione divina.

“You had them down to seven years.”
Yeah, I did.”

Better Call Saul - 6x12/13 Waterworks & Saul GoneC’è sicuramente qualcosa di molto poetico nel rimando finale a quella inquadratura del pilot, in cui Jimmy e Kim condividevano una sigaretta illuminati da un taglio di luce; e c’è, di nuovo, del colore a ricordarci che qualcosa del passato rimane, in quella sigaretta accesa che rifugge da qualsiasi bianco e nero. Il riconoscimento di Kim della sua bravura in tribunale è tutto quello di cui Jimmy ha bisogno, e lo si vede nello sguardo finalmente sereno di un Bob Odenkirk straordinario. Ma la vera inquadratura che rappresenta il discorso fatto finora è quella che li vede dalle due parti opposte delle recinzioni: due mondi separati e paralleli, destinati a non incontrarsi più, ma che perlomeno possono vedersi, salutarsi, provare ancora rispetto e riconoscimento l’uno per l’altra.
E se per raggiungere questo è stato necessario finire in prigione per il resto della sua vita, così sia: è stata l’opportunità che Jimmy ha deciso di cogliere.

Se all’inizio di Better Call Saul non si faceva altro che rimarcare la sua natura di “spin-off eccezionale”, che dipendeva da un prodotto inarrivabile e che ciononostante stava facendo un ottimo lavoro, col passare del tempo l’allievo ha cominciato a insidiare il maestro. La discussione si è quindi spostata, tra pubblico e critica, su una specie di gara in cui ora questi, ora quelli, hanno ribadito le loro ragioni per cui una serie dovesse rimanere la migliore o dovesse diventarlo l’altra.
Better Call Saul - 6x12/13 Waterworks & Saul GoneClassificare è tremendamente umano, ma è un’operazione che non può fare a meno di essere influenzata dalla soggettività e dal qui e ora: ciò che Breaking Bad ha fatto a suo tempo è stato straordinario, e ciò che ha fatto Better Call Saul negli ultimi anni lo è stato altrettanto, riuscendo a superare la serie madre per molte cose per il semplice fatto che ci si evolve e si può sempre fare di meglio, sfruttando al contempo l’universo di partenza di uno show che ha fatto la Storia della TV e quindi partendo sicuramente avvantaggiato.
Forse l’unica cosa su cui dovremmo soffermarci è la capacità di due autori (e di varie writers’ room) di produrre in quindici anni un capolavoro e uno spin-off d’eccellenza riuscendo a parlare sempre con lo stesso codice, ma al contempo cambiandolo e costruendo per la seconda volta personaggi memorabili e sempre più realistici. Si potrebbe parlare per ore del cast, degli easter egg, dei collegamenti geniali tra i due show, che mostrano come ci voglia un’attenzione al dettaglio esemplare se si vuole puntare alle stelle. Quello che ci basta è aver avuto un finale all’altezza di una serie incredibile e di una stagione eccellente, con un cast di livello altissimo e una storia che ha prodotto una delle migliori coppie che la televisione abbia mai conosciuto.

Voto 6×12: 9
Voto 6×13: 10
Voto Stagione: 9
Voto Serie: 8½

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Informazioni su Federica Barbera

La sua passione per le serie tv inizia quando, non ancora compiuti i 7 anni, guarda Twin Peaks e comincia a porsi le prime domande esistenziali: riuscirò mai a non avere paura di Bob, a non sentire più i brividi quando vedo il nanetto, a disinnamorarmi di Dale Cooper? A distanza di vent’anni, le risposte sono ancora No, No e No. Inizia a scrivere di serie tv quando si ritrova a commentare puntate di Lost tra un capitolo e l’altro della tesi e capisce che ormai è troppo tardi per rinsavire quando il duo Lindelof-Cuse vince a mani basse contro la squadra capitanata da Giuseppe Verdi e Luchino Visconti. Ama le serie complicate, i lunghi silenzi e tutto ciò che è capace di tirarle un metaforico pugno in pancia, ma prova un’insana attrazione per le serie trash, senza le quali non riesce più a vivere. La chiamano “recensora seriale” perché sì, è un nome fighissimo e l’ha inventato lei, ma anche “la giustificatrice pazza”, perché gli articoli devono presentarsi sempre bene e guai a voi se allineate tutto su un lato - come questo form costringe a fare. Si dice che non abbia più una vita sociale, ma il suo migliore amico Dexter Morgan, il suo amante Don Draper e i suoi colleghi di lavoro Walter White e Jesse Pinkman smentiscono categoricamente queste affermazioni.


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3 commenti su “Better Call Saul – 6×12/13 Waterworks & Saul Gone

  • Boba Fett

    Brava! Finalmente un’analisi che non parte dal presupposto (assurdo) dello spin-off che supera l’originale! Mi permetto solo di aggiungere che di serie/storie così se ne vedono (purtroppo) una, al massimo due ogni decennio e c’è chi pessimisticamente sostiene addirittura che BCS abbia concluso definitivamente la golden age della serialità televisiva. Speriamo si sbaglino, ma certo è che sempre più ci spelliamo le mani per sontuose saghe ad alto budget, visivamente impeccabili, ma al tempo stesso così povere di sostanze nutritive per le nostre teste. Comunque personalmente ho un’altra serie da rivedere e rivedere e rivedere…

     
    • Federica Barbera L'autore dell'articolo

      Ciao Boba, innanzitutto grazie!
      Allora, sul discorso della Golden Age ti dirò… Se avessi 1 euro per ogni volta che ho sentito dire che con una certa serie si stava chiudendo la Golden Age della TV… Ecco, non sarei forse milionaria, ma una gitarella fuori porta me la farei 😂 Senza contare che di Golden Age ce ne sono state N, ormai non so neanche dirti, questa dovrebbe essere la… terza? Quarta? Insomma, sono suddivisioni che lasciano il tempo che trovano anche se quando si studia possono sicuramente essere utili (ne ho parlato brevemente nella mia recensione-consiglio di Mad Men proprio per introdurre l’argomento, se ti interessa la trovi qui https://www.seriangolo.it/2015/09/consigli-estivi-14-mad-men-la-fine-di-unera/ )

      Tornando a noi, è indubbio che, essendo BCS collegato a una serie che ha davvero fatto la storia della TV, ci sia un rimando a questa idea di chiusura di un’epoca. Io credo che sia vero solo parzialmente, perché poi BCS ha dalla sua una evoluzione che per moltissimi versi la avvicina molto di più alla narrazione contemporanea (parlo ad esempio della costruzione dei personaggi) che allo stesso BrBad.

      Io credo che ad oggi ci sia molta serialità interessante in giro, che non obbligatoriamente passa per le grandi saghe; solo che bisogna scavare perché ormai l’offerta è tantissima, e questo ha ovviamente degli infiniti pregi (la rappresentazione è sempre più alta ad esempio) ma anche delle difficoltà (noi stessi fatichiamo a consigliare tutti i prodotti davvero di valore).
      Insomma… Certe serie sono “one of a kind”, vero, e BCS sarà indimenticabile, ma la vita seriale va avanti!, e non dimenticare che, davvero, il mare televisivio è pieno di pesci! 🙃

       
      • Boba Fett

        Ciao Federica e sì, sono d’accordissimo, forse il mio commento fa trasparire del pessimismo, ma in realtà è solo nostalgia per la fine di uno show che ho amato sin dal primo momento e tanta, tanta fame di serie come BCS…