
Con questa quinta stagione, dalla trama completamente autentica, la serie TVdi Netflix deve non solo riuscire a convincere lo spettatore della capacità di sapersi reggere sulle sue gambe, ma anche introdurre un personaggio di cui si sa molto poco, e che ha fatto da sfondo delle passate annate. Il protagonista di questa stagione è Elia, membro del quartetto e al contempo anche più in ombra rispetto a Luchino (che ha avuto una seppur piccola evoluzione nel corso della quarta annata). La decisione di focalizzarsi su questo personaggio sembra subito vincente, sia per la buona performance di Francesco Centorame, sia perché la collocazione liceale risulta quanto mai convincente: Elia, infatti, è stato bocciato alla maturità e si trova a ripetere l’ultimo anno di liceo. Proprio il raffronto tra la sua realtà e quella di costante cambiamento dei suoi amici, alle prese con i primi problemi universitari, rende i primi episodi particolarmente centrati: la serie riesce perfettamente nell’intento di creare uno stacco netto tra Elia – che in tutto e per tutto sente di essere rimasto indietro, di essere manchevole – e il suo gruppo di amici.
Sarebbe stato più interessante vedere ancora più approfondito questo aspetto, che viene ben analizzato nella prima parte di stagione ma che in un secondo momento viene quasi messo da parte. La scelta di focalizzarsi sulla scuola, tanto in senso metaforico che pratico, con il ritorno di tutti i personaggi che rivediamo nel finale di stagione, è sicuramente catartica, ma l’intera ultima scena risulta depotenziata perché frutto di poca preparazione nel corso del racconto. In un primo momento, Sana e il gruppo di ragazze ci vengono presentate come ostili alla chiusura della radio, mentre in seguito decidono di chiuderla come gesto simbolico di abbandono dell’adolescenza e dei ricordi legati al loro liceo: se sulla carta questa scelta sembra funzionare, sia l’esecuzione che la collocazione della storyline – troppo a ridosso di altre ben più importanti – la rendono meno incisiva rispetto ad altre scene corali a cui Skam, nelle passate stagioni, ci aveva abituato.

Il momento della risoluzione, che un po’ ricorda la bellissima scena del coming out di Martino, è allo stesso modo ricca di significato e chiude efficacemente la prima parte della stagione. È proprio in quel momento che la coralità di un prodotto come Skam emerge con grande forza, rendendo tutte le interazioni, sia nel singolo che nel gruppo, particolarmente significative. La decisione di dedicare un segmento dell’episodio al confronto tra Elia e le ragazze è una scelta ben pensata e ben realizzata; il fatto che ad aprire la scena sia lo stesso calzino arrotolato che Luchino aveva visto per sbaglio solo qualche episodio prima contribuisce a creare quella sensazione di chiusura del cerchio che rende la prima parte della stagione così ben riuscita. Tuttavia, nonostante gli ottimi punti positivi registrati nei primi cinque episodi, le modalità con cui si arriva alla conclusione lasciano con l’amaro in bocca. Sembra quasi che, in seguito alla rivelazione da parte di Elia, gli autori abbiano calcolato che mancavano troppi episodi per dargli un happy ending, e abbiano quindi deciso di calcare la mano sulle tematiche “forti” e sui plot twist. Il secondo breakdown di Elia, con le lacrime accompagnate da “Sign of the Times” di Harry Stiles, non ha minimamente la stessa potenza del primo; questo perché è fin troppo sottolineato, come se gli autori avessero voluto puntare l’attenzione sulla sua disperazione in maniera così evidente da renderla prevedibile. L’incidente in bici che ne segue crea una svolta di fine episodio che contribuisce a far cliccare subito sul seguente; ma nell’era del binge-watching non c’è davvero bisogno di una scena del genere per invogliare lo spettatore a continuare la visione.


Al netto dei difetti analizzati, e dei punti di forza che Skam continua a dimostrare di avere (compresa la capacità di raccontare i giovani in maniera così brillante e adatta ai tempi), ci sembra che la sfida della quinta stagione sia stata affrontata in modo più che sufficiente. Skam Italia, in questa sua prova originale, riconferma le sue ottime caratteristiche, che si parli di performance o di capacità di raccontare una generazione che cambia e si evolve; questa quinta annata rappresenta un buon punto di arrivo, e non si può che sperare che non si tratti del capitolo finale delle vite di tutti questi personaggi.
Voto: 7
* È particolarmente apprezzabile che si sia deciso di parlare di grassofobia interiorizzata, che dilaga tra le amicizie di una vita. Pur essendo solo un accenno, vedere Federica che fa capire ad Elia che “… È una vita che mi chiamate Federicona, e sono ancora vostra amica” è il segnale di un mondo che sta cambiando, passo dopo passo.
