Pubblicato sulla piattaforma Hulu il 30 agosto, il nuovo thriller psicologico prodotto da FX The Patient si presenta decisamente accattivante a partire dalla sinossi: il terapista Alan Strauss (Steve Carell) viene segregato nella casa del suo paziente Sam Fortner (Domhall Gleeson, un viso già noto soprattutto agli appassionati di Harry Potter e Star Wars), che vuole provare a curare i suoi patologici istinti omicidi. Oltre alla terapia, l’obiettivo delle sedute è quello di dissuadere il serial killer dall’uccidere di nuovo, in una sfida contro il tempo in cui il dottor Strauss, nella sua prigionia, dovrà indagare nella psiche del suo paziente/aguzzino per evitare ulteriori vittime, compreso lui stesso.
Per cogliere meglio il taglio che i produttori, John Fields e Joe Wisberg (The Americans), hanno voluto dare alla miniserie di 10 episodi, si può cominciare dalla parentesi Steve Carell: il suo nome, infatti, non è quello che balzerebbe subito alla mente per questo genere di ruolo, tant’è che nelle prime scene che lo vedono inquadrato viene quasi spontaneo chiedersi quando si comincia a ridere. D’altronde, anche a distanza di anni e coscienti di trovarsi davanti a un thriller, è pressoché impossibile non associare il suo volto a quello di Micheal Scott di The Office e, più in generale, a ruoli comici come quello della più recente serie Space Force. Ma che l’attore sappia destreggiarsi più che egregiamente anche in ruoli drammatici non è un segreto, e dopo averlo dimostrato in The Morning Show ne dà ulteriore conferma con The Patient. Nei primi due episodi, “Intake” e “Alan Learns to Meditate”, grazie alla sua sublime espressività e prossemica sembra quasi di poter vedere i pensieri del personaggio prendere forma, tanto da riuscire a vivere in prima persona la sottile carica di tensione nelle diverse scene. E se questa è una qualità purtroppo rara nelle opere di finzione, la scelta non scontata ma azzeccatissima dell’attore protagonista è un altro punto a favore di una serie che già promette bene.
A immergere il pubblico nell’atmosfera thriller/drammatica di The Patient sono anche altri due elementi: Domhnall Gleeson nei panni del co-protagonista e il ritmo della narrazione. Oltre alla perfetta sintonia della coppia Carell-Gleeson (i due hanno l’esclusiva sullo schermo per buona parte dei primi due episodi), il personaggio del serial killer si mostra profondo e complesso nonostante la sua storia venga appena accennata, ed è proprio questo a far intravedere risvolti di trama sorprendenti negli episodi a venire. Sam Fortner è un assassino che si potrebbe definire “discreto” nei suoi atteggiamenti e, per scomodare un personaggio che detta i canoni nel genere, si posiziona in una via di mezzo tra le due facce di Hannibal Lecter: se quest’ultimo passa dall’essere sofisticato a un forsennato omicida, il primo riesce a relazionarsi col prossimo e, pur non credendosi pazzo, riconosce la sua anomalia ed è intenzionato a trovarne le ragioni e la soluzione. Questo porta anche ad aprire un’interessante parentesi psicologica, un’escursione in una mente criminale quasi inedita sul piccolo e grande schermo ma che, con le giuste premesse come in questo caso, arricchisce una trama in grado di deviare dai luoghi comuni o farli propri e interessanti. A tal proposito, si potrebbe prevedere il verificarsi della Sindrome di Stoccolma da parte del prigioniero, ma queste prime puntate lasciano carta bianca, o quasi, a variazioni sul tema e a qualsiasi altra immaginazione.
Passando alla narrazione, questa sa rendersi incalzante trascinando lo spettatore nella vicenda raccontandola senza seguire l’ordine cronologico, ma riuscendo comunque a dosare con maestria scene descrittive ad altre cariche di tensione (non senza l’aiuto della fotografia). Flashback e dialoghi, poi, danno indizi su personaggi che rimangono tutti da scoprire. Questi primi episodi, tuttavia, hanno anche alcuni difetti: la durata di circa 20 minuti dei primi due episodi,per esempio, può far storcere il naso per come siamo abituati a fruire il genere. Se, infatti, questo permette di liberarsi da scene lente e inutili (una palla al piede di fin troppi prodotti seriali), comporta anche l’impressione di una trama raffazzonata, quasi caotica nonostante l’assenza, almeno finora, di personaggi e trame secondarie. Allo stesso tempo, la storia vera e propria ci mette fin troppo tempo a raggiungere il suo punto di rottura e diventare davvero accattivante, lasciando il pubblico in uno stato di dubbio e attesa fino ai minuti finali delle puntate.
A conti fatti, e senza troppi patemi d’animo, si può dire che le prime due puntate di The Patient si siano mostrate all’altezza del cast e delle premesse. Qualche scelta rivedibile nello svolgimento della trama viene compensata da un buon ritmo, dall’interpretazione dei protagonisti e dall’infinità di direzioni che la storia può prendere. Certo è che nei primi due episodi sarebbe stato bello vedere qualcosa in più, ma non è escluso che il senso di ogni scelta narrativa sarà meglio compresa una volta che la serie sarà visibile nella sua interezza: salvo scivoloni, la breve durata delle puntate regalerà una serie da guardare in un pomeriggio in un turbinio di tensione e colpi di scena.
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