
Si tratta di un’idea ambiziosa, che per certi versi ha diviso ulteriormente una fanbase già molto frammentata: alcuni, infatti, vorrebbero prodotti legati alla trilogia sequel, altri semplicemente diffidano del marchio Disney a prescindere. In passato l’animazione è forse il medium che più di altri ha saputo unire questo fandom diviso, si pensi al successo di The Clone Wars e Rebels o all’anime antologico Star Wars: Visions. Inoltre, al timone della nuova serie animata capeggia un nome molto caro agli appassionati: Dave Filoni, recentemente anche coinvolto in The Bad Batch e Star Wars: Resistance. Durante le riprese sul set di The Mandalorian, Filoni si era intrattenuto scrivendo piccoli racconti con protagonisti alcuni Jedi dell’era prequel: da questi gli è stato chiesto di trarre una serie animata. Insomma, Tales of the Jedi parte con tutti i migliori auspici per essere un’entrata solida nel variegato franchise della galassia lontana, lontana.
La trama è ambientata durante gli ultimi anni della Vecchia Repubblica e i sei corti animati seguono due archi narrativi: il passato del Conte Dooku, antagonista principale in Attack of the Clones, e i trascorsi di Ahsoka Tano prima e dopo la guerra dei cloni. Vicende lontane nel tempo si incrociano con i film in momenti che segnano profondamente i due protagonisti: la morte di Qui-Gon Jinn per uno e il funerale di Padme Amidala per l’altra. Il legame fra il grande e piccolo schermo è stretto con due diversi scopi: gli episodi sull’austero maestro Jedi che cede al lato oscuro approfondiscono il periodo prequel, gettando nuova luce su personaggi poco approfonditi, mentre il trittico sulla padawan – poi fuggitiva – sembra un preludio alla nuova serie Ahsoka in uscita nel 2023.

Il quinto episodio è forse il più debole fra quelli dedicati a Tano: le premesse sono interessanti, ma è privo di una direzione precisa, anche a livello tematico. L’idea di un addestramento fuori dagli schemi si spreca in scene molto ripetitive con un Anakin Skywalker sullo sfondo; il suo ruolo di mentore e maestro è solo un pretesto e mai il centro di un episodio che avrebbe potuto raccontare molto sui duri metodi di addestramento adottati con la sua padawan. Il finale non basta a riscattare l’intero corto, pur riprendendo una delle scene più belle della settima stagione di The Clone Wars e rivelando che il lascito dell’oramai Darth Vader ha consentito ad Ahsoka di sopravvivere all’Ordine 66, durante Revenge of the Sith.
Anche il sesto episodio ha simili difetti: il momento condiviso fra Ahsoka e Bail Organa, infatti viene immediatamente interrotto dai cloni imperiali, una scelta senza dubbio realistica, ma che non dà respiro a due personaggi che possono comunicare molto di più e approfondire la loro relazione. C’è da consolarsi con un finale dove Ahsoka mostra come non si sia affatto dimenticata le abilità Jedi, quando la veterana delle guerre dei cloni che ha battuto Darth Maul sconfigge facilmente uno dei temuti inquisitori dell’Impero Galattico. Per quanto sia bello rivedere in azione la togruta, non c’è dubbio che Filoni avrebbe potuto fare di più per la sua pupilla, anche se probabilmente ha conservato le cartucce migliori per la serie Ahsoka.

C’è croce e delizia nel tentativo di colmare i vuoti fra le serie e i film: è bello incontrare nuovi personaggi e scoprire le voci e le storie di colore che nelle pellicole erano semplici comparse, ma queste storie potranno entrare a pieno diritto nell’universo Star Wars solo fino a un certo punto. Ahsoka non ricorderà il volto e l’affetto della madre, i Jedi non ricorderanno il valoroso sacrificio di Yaddle e Dooku non ricorderà l’albero preferito del suo apprendista nel Tempio Jedi di Coruscant. L’uniformità di un racconto ‘galattico’, trainato da una tale moltitudine di personaggi è inevitabilmente destinata a perdersi, perché non si possono manipolare i film e le serie già esistenti: questo problema persisterà finché Disney non oserà scommettere sulla trilogia sequel o sul post-Episodio VI, oltre le timide sortite di The Mandalorian e The Book of Boba Fett.

In definitiva, Tales of the Jedi avrebbe potuto essere migliore, ma non è certamente un brutto prodotto; il suo più grande limite è rivolgersi perlopiù ai fan e l’impossibilità nell’unire fino in fondo i film e le produzioni seriali, che non è una colpa da imputare direttamente allo show. Detto questo, rimane una serie di corti molto piacevole con dei momenti toccanti fra un episodio e l’altro, in un breve scorcio che ha come protagonisti dei personaggi altrimenti secondari.
Voto: 7
