
La serie si presenta per questo con un primo episodio abbastanza complesso, un po’ per creare nello spettatore un senso di smarrimento, ma anche e soprattutto per la varietà di personaggi, storie, e persino livelli temporali diversi che si uniscono per formare questa introduzione alle vicende della serie.
Tutto ha inizio con Lucy Chambers (Jessica Raine, Call the Midwife), una donna con problemi di insonnia e che si sveglia, ormai da tutta la vita, ogni notte alle 3:33, quella che viene definita come l’ora del diavolo (da cui, ovviamente, il titolo). La donna, che di mestiere fa l’assistente sociale, deve dividersi tra un matrimonio finito (o quasi, la cosa è complessa), una madre affetta da demenza, e un figlio con alcuni disturbi del comportamento a cui si sta ancora cercando di trovare una definizione. In tutto questo, però, Lucy è anche afflitta da una serie di dejà vu (o almeno è ciò che lei crede) che sembrerebbero condurla nel bel mezzo di un caso d’omicidio. Parallelamente alla vita della donna, poi, si svolgono le indagini della polizia, in particolare di Ravi Dhillon (Nikesh Patel), un poliziotto che soffre di emofobia, alle prese con un assassino seriale che potrebbe essere legato alla trama principale in modo ancora fumoso e che solo alla fine dell’episodio troverà una ragione per esistere in modo unitario.

L’attesa di capire meglio chi sia il suo personaggio e cosa voglia è brillantemente occupata dalla vita complessa di Lucy e dalla bravissima Jessica Raine, che riesce a reggere pressoché da sola il peso dell’episodio. un po’ perché alle prese con un figlio con problemi di comunicazione, un po’ per sua vita lavorativa, un po’ perché spezzata dal dolore di ciò che sta accadendo alla madre, il suo personaggio è di enorme interesse sin dalle primissime scene. La scrittura che circonda la vita di Lucy sembra partire da ottime basi, e questo non può che ulteriormente acuirsi nel dipanarsi della trama principale e il coinvolgimento della donna sempre più evidente e indissolubile con essa. Si tratta di uno di quei pochi casi in cui sia il passato che il futuro del personaggio sembrano ricchissimi di spunti interessanti, e lasciano il desiderio di saperne di più, di capire cos’è accaduto a Lucy e alla madre, e cosa accadrà adesso con il figlio.

È questo ricombinarsi delle linee temporali a rappresentare, insieme alla buona scrittura del personaggio di Lucy e al desiderio di sapere qualcosa in più del ruolo di Peter Capaldi, gli elementi che possono distinguere The Devil’s Hour dalla moltitudine di serie tutte uguali, in cui si fa affidamento ai cliché noti per portare a casa il risultato. La serie, però, potrebbe invece risultare più ostica e meno accessibile per coloro i quali non hanno predilezione per il genere, e tutto sommato la narrazione a linee temporali alternate potrà sembrare solo uno specchietto per le allodole, non abbastanza incisivo e unico per lasciare il segno nel mare magnum di serie TV in circolazione.
Voto: 6
