
La serie è creata da Lisa McGee, autrice e sceneggiatrice nordirlandese divenuta già nota per aver lavorato a Being Human e The White Queen: Derry Girls è andata in onda su Channel 4 ed è senza ombra di dubbio il suo progetto più personale, in quanto racconta proprio della sua Irlanda del Nord.
Come si evince dal titolo, lo show è ambientato nel piccolo paese nordirlandese di Derry, nel quale un gruppo di ragazze – più un ragazzo – vivono e sopravvivono agli anni della maturità, dalle scuole superiori fino alla maggiore età. Molte delle loro disavventure sono ambientate nella scuola cattolica femminile che frequentano, guidata da una suora non convenzionale – Sister Michael – e insofferente allo spirito ribelle del gruppo. Sullo sfondo delle loro vicende il panorama socio-politico è turbolento: sono quelli infatti gli ultimi anni dei cosiddetti “The Troubles”, ovvero i disordini provocati dagli scontri tra le milizie di fede cattolica e quelle di fede protestante, un conflitto etnico-religioso che ha caratterizzato quei territori per quasi tutto il ventesimo secolo.
Lo show è dunque un vero e proprio coming of age caratterizzato da episodi con trame verticali che iniziano e si esauriscono nel giro dello stesso episodio, senza che ci sia un intreccio che colleghi la trama delle varie stagioni. Se scritto così può sembrare un difetto, in realtà è tutto il contrario: la particolarità di Derry Girls – e il suo elemento più interessante – è proprio la sua totale aderenza a uno stile episodico e frammentato, con il quale è più facile rappresentare in modo verosimile la vita e la crescita dei ragazzi protagonisti. C’è un totale disinteresse nel costruire una storia che prosegua per più episodi o nel lasciare lo spettatore con cliffhanger in chiusura di questi: Derry Girls è in controtendenza con il modo contemporaneo di scrivere la TVe questo la rende unica e decisamente originale.

È anche da questa dinamica che si originano tante delle situazioni spiacevoli – e quindi molto divertenti – e gli equivoci in cui si vanno a cacciare i ragazzi. Il gruppo è formato da Erin, protagonista a tutti gli effetti e figura carismatica intorno alla quale girano le altre; Orla, la sua cugina un po’ stramba; Michelle (Jamie-Lee O’Donnell), quella più ribelle e con meno inibizioni; Clare (Nicola Coughlan), la più intelligente e anche solitamente quella più coscienziosa; James (Dylan Llewellyn), il cugino di Michelle che odiano tutti perché inglese. I caratteri di questi personaggi sono molto articolati e non possono certamente essere riassunti dalla breve frase con la quale vengono descritti qui: nel corso della serie infatti emergono tutte le sfaccettature necessarie allo spettatore per legarsi a loro e per non poterne fare più a meno. Le loro personalità, inoltre, vengono plasmate dalle situazioni stesse e dalle vicende socio-politiche che scorrono sullo sfondo, creando delle evoluzioni coerenti e interessanti – per quanto brevi, dato che ogni stagione ha solo sei episodi da una ventina di minuti.

Derry Girls è una piccola perla tra le comedy contemporanee: una serie a suo modo unica, spassosa e irriverente, con dei personaggi favolosi e un’ambientazione decisamente non comune. Lisa McGee racconta la sua Irlanda del Nord e la sua infanzia attraverso uno show che ha saputo attirare l’attenzione di pubblico e critica dall’inizio alla fine: la serie si è, infatti, conclusa in questo 2022 con una bellissima terza stagione, che chiude il cerchio sull’adolescenza di Erin e compagne e sui complicati anni ’90 che ha attraversato il popolo di Derry e dintorni.

È stato un recupero bellissimo, e ammetto di essermi emozionata moltissimo con la chiusura della terza stagione. La recensione è scritta benissimo e copre tutti i punti più forti della serie, e per me se ne potrebbe parlare davvero per giorni! Il punto di forza, oltre ai personaggi iconici e alla scrittura che non risparmia nessuno (genitori e figli insieme), è costituito proprio dai singoli episodi. L’ho recuperata diverso tempo fa e ho ancora alcune scene impresse a fuoco vivo nella mente, su tutte quella della contesa (tipicamente genitoriale) su un vaso (o un contenitore) che la mamma di Erin dimentica di riportare ad una sua vicina. La storia è raccontata in modo fantastico, e sono tre stagioni super equilibrate e che raccontano sia genitori che adulti in maniera splendida. Onestamente già mi manca, era proprio unica nel suo genere.