
La prima stagione di The Bad Batch, nonostante i molti spunti interessanti e l’ambientazione praticamente inesplorata nel canone, non aveva convinto del tutto, in primis per il poco tempo dedicato allo sviluppo di Tech ed Echo e poi per una certa ripetitività nella struttura delle puntate. Bisogna però ammettere che, con una seconda visione in prossimità della nuova stagione, e quindi senza le solite ed enormi aspettative che accompagnano un prodotto di Star Wars, è possibile apprezzare molto di più la serie e quello che sta cercando di fare, cioè raccontare la vita dei cloni in una galassia che a poco a poco non ha più bisogno di loro.
Forse è anche merito del recente e meraviglioso Andor se è possibile questa rivalutazione; la serie di Tony Gilroy ha rieducato la spettatore, portandolo a non pensare più a possibili collegamenti con personaggi storici o altri prodotti, ma a concentrarsi su quello che effettivamente sta accadendo nella storia a cui stiamo assistendo. Anzi, in un certo senso The Bad Batch diventa un ottimo prodotto per accompagnare Andor, in quanto i punti di contatto tra le due – per esempio avere dei protagonisti che, inizialmente, cercano in tutti i modi di evitare il conflitto – sono davvero molteplici. Certo, trattandosi di una serie animata pensata per un pubblico più giovane il tono è più leggero, ma Jennifer Corbett e gli altri autori non hanno paura di portare avanti il loro racconto con tematiche più adulte, così come era poi stato per i vari The Clone Wars e Rebels che avevano preceduto The Bad Batch.

La missione principale che forma l’arco narrativo delle due puntate, invece, ci porta su un pianeta molto noto ai fan di The Clone Wars, quel Serenno da cui proveniva il conte Dooku; è proprio nel palazzo di quest’ultimo che la Clone Force 99 deve avventurarsi per recuperare una parte dell’enorme tesoro di Darth Tyranus. Ovviamente, non sono gli unici ad essere lì, e lo scontro con l’Impero che per mesi hanno evitato dopo la distruzione di Kamino diventa inevitabile. All’apparenza potrebbe sembrare la classica dinamica narrativa di The Bad Batch, ma forse più che nella passata stagione si trova il modo di mostrarci i cambiamenti della galassia e di come per la Clone Force 99 l’idea di nascondersi in eterno sia sempre più irrealizzabile.
A dare voce alla frustrazione di molti fan durante la prima stagione rimasti un po’ delusi dal poco coinvolgimento di Hunter e gli altri nella lotta all’Impero ci pensa Echo, che finalmente inizia a emergere come un personaggio con una sua visione, oltre che a portare un po’ di necessario conflitto all’interno della squadra. Così come era stato per Cassian in Andor, fare finta che l’oppressione dell’Impero sia un problema facilmente evitabile mantenendo le dovute distanze e tenendo la testa bassa non è una soluzione possibile quando si ha che fare con un regime totalitario che non ha intenzione di lasciar scappare nessuno.

È dunque possibile che la serie si stia muovendo, con la dovuta calma che l’ha contraddistinta nella prima stagione, verso una ribellione da parte dei cloni e un’eventuale seconda Guerra dei Cloni – su scala minore, ovviamente –, con un inevitabile finale drammatico dato che conosciamo il destino di pochissimi di loro. C’è anche la possibilità che, come era successo per il popolo di Zeb di Rebels, trovino salvezza rifugiandosi in una parte nascosta della galassia, ma sarebbe forse un passo troppo netto nella direzione opposta rispetto a quello che contraddistingue questi personaggi. Dopotutto nascono come soldati della Repubblica e, per quanto quel governo fosse corrotto, aveva alla base degli ideali giusti che i cloni impersonificano e rispettano, ed è difficile che si nascondano mentre la galassia vive l’oppressione dell’Impero. Non ci resta che attendere, nella speranza che non diluiscano troppo nel tempo i necessari avanzamenti di trama.
Per quanto riguarda Omega, invece, la ragazza inizia a confrontarsi con l’idea di essere un peso per i suoi fratelli, e che le loro vite siano come sono per colpa sua. Omega mal interpreta le parole di Echo a Hunter prima dell’inizio della missione, e cerca di far di tutto per recuperare una parte del tesoro, in modo da sdebitarsi con la Clone Force 99 e offrire loro quella vita al sicuro a cui hanno rinunciato. Grazie però all’incontro con un abitante del luogo, Romar, Omega capisce che la felicità è molto più importante di qualsiasi tesoro materiale, un qualcosa che insieme ai suoi fratelli può avere. È forse una rivelazione un po’ didascalica, ma non bisogna dimenticare per chi è pensata la serie, e nonostante questo è difficile non empatizzare con Omega e i suoi fratelli.

Voto 2×01: 7+
Voto 2×02: 7+
