
Nell’universo di Scooby-Doo , Velma è stata tipicamente ritratta come un personaggio di supporto che, nonostante abbia risolto la maggior parte dei misteri in cui si è imbattuta la sua banda di giovani detective, non ha mai ricoperto il ruolo della protagonista. Velma, disponibile dal 12 gennaio su HBO Max , è un prodotto per adulti che invece mette proprio Velma Dinkley al centro della narrazione e la circonda di tutti gli altri membri della gang storica, con delle modifiche al materiale originale non da poco: troviamo un Fred svampito e lascivo; una Daphne che è stata amica di Velma fino a quando non ha raggiunto l’adolescenza ed è diventata troppo per lei; un Norville che non è ancora diventato Shaggy, ma che è uno zerbino emotivo ambulante con una cotta non ricambiata per la protagonista. Grande assente è Scooby-Doo, lo storico cane parlante, che manca perché questo show prende vita prima della formazione della banda risolvi misteri, quando i personaggi erano solamente adolescenti.

È facile capire che non siamo più davanti alla classica rappresentazione di Velma e compagni a cui siamo stati abituati dai cartoni e dai film su Scooby-Doo: in questo nuovo show animato ci confrontiamo con delle versioni teenager dei classici protagonisti, che paradossalmente appaiono più adulti e complessi rispetto al passato, e introducono temi nuovi che un certo tipo di pubblico non è abituato a vedere. Il fine del creatore dello show Charlie Grandy (anche autore per The Office e The Mindy Project) e della produttrice esecutiva Mindy Kaling (protagonista sia di The Office che di The Mindy Project) – che inoltre offre la sua voce alla protagonista – era proprio questo, sperimentare con dei personaggi molto conosciuti, raccontandoci in modo diverso le loro vite, intervenendo anche sulla loro etnia e il loro orientamento sessuale, arrivando a modificarli in parte o del tutto. In questo nuovo show Velma è indiana-americana, Norville è nero e Daphne sembra essere di origini asiatiche ed è figlia adottiva di due detective lesbiche; solo Fred conserva la sua identità di ragazzo bianco della porta accanto e non mancano i momenti in cui si mette in evidenza il suo privilegio. Sebbene ci siano diversi momenti in cui questi cambiamenti demografici risultano efficaci, l’impressione generale è che i protagonisti, più che trasformati, siano una rappresentazione parodistica della diversificazione, e che gli autori siano così compiaciuti del loro lavoro quasi da non accorgersene.

Anche l‘umorismo a livello generale funziona, i momenti comici non mancano e spesso danno ritmo alla narrazione; merita una menzione il tentativo dello show di essere anche meta-narrativo, prendendo in giro la stessa intellectual property Scooby-Doo, soprattutto quella legata ai prodotti del passato, la versione degli anni ’60, ma anche tutte le rivisitazioni che non sono mancate anche negli anni duemila.
È chiaro quindi che Velma sia un prodotto molto interessante, anche se acerbo sotto diversi punti di vista: non ci saremmo aspettati che lo show fosse altrettanto maturo come i personaggi che ci vuole mostrare, ma a questo stadio del progetto non è un grosso problema per coloro che si vogliono approcciare a questa serie animata come puro momento di intrattenimento.
Voto: 6/7
