
Con il primo episodio “From a Spark to a Flame” – uscito il 26 gennaio – l’ultima fatica seriale di Davies, ispirata alla serie di romanzi di Edo Van Belkom, promette di mischiare più elementi rimanendo fedele al genere narrativo di riferimento. Il sovrannaturale accompagna l’atmosfera di alcune scene dello show che strizzano anche l’occhio al post-apocalittico, mentre per quanto riguarda la trama le problematiche adolescenziali fanno da padrone: dall’acne agli attacchi d’ansia, passando per il conflitto coi genitori e la ricerca del proprio “branco”. A detta dell’autore, il tutto si rifarà alle leggende tradizionali sui lupi mannari, in maniera più approfondita rispetto alla sua serie precedente.
Ma se, tra alti e bassi, Teen Wolf era riuscita a convincere gli spettatori, per ora non si può dire lo stesso di Wolf Pack: questi primi 50 minuti di episodio sono lenti, prevedibili e volti quasi esclusivamente a presentare i personaggi e gettare le basi per il proseguo della stagione (di cui non si conosce ancora il numero di episodi), ma di fatto non succede granché.

La trama in sostanza comincia così: Blake ha un fratellino autistico e un padre irresponsabile, e la situazione familiare di Everett viene a malapena accennata; un personaggio misterioso avverte il protagonista dei pericoli incombenti e nel mentre l’agente Kristin Ramsey – interpretata da Gellar – prova a fare chiarezza sulle conseguenze dell’incendio. Oltre a questo nel pilota viene mostrato ben poco, con la regia che punta molto su una narrazione sensoriale tipica del thriller, mentre la trama ci mette forse più del necessario a mostrarsi e arrivare a un finale d’episodio pronosticabile già dal titolo e quindi per nulla sorprendente.

Per quanto sia evidente il tentativo di dipingere gli adolescenti in maniera complessa e per certi aspetti al passo coi tempi, Wolf Pack ricasca sui canoni estetici e narrativi tipici di tanti teen drama degli scorsi decenni, rappresentando i giovani in maniera magari non del tutto inverosimile, ma comunque stereotipata e lontana dalla realtà. Per esempio il cappuccio tirato sul viso, i jeans strappati e l’aria imbronciata dovrebbero fare intendere che la protagonista è una ragazza ribelle e disadattata: il suo rifiuto della tecnologia (cellulare incluso), il disturbo d’ansia di Everett e una lunga scena che mostra la tresca di Harlan col primo sconosciuto in discoteca, poi, sembrano appiccicati grossolanamente alla trama e, almeno nel primo episodio, non centrano l’obiettivo di dare profondità ai personaggi.

Il tempo speso per presentare i protagonisti apre lo spazio a scenari lasciati completamente all’immaginazione nel primo episodio, e la regia di Jason Ensler ha dato prova di saper creare tensione e attesa durante la visione. Certo non mancano scene che lasciano solo un grande senso di perplessità, dove i rapporti di causa-effetto non sembrano seguire alcuna logica – neanche del sovrannaturale – ma in cui la resa scenica è quasi sempre azzeccata.
Tirando le somme, la nuova serie di Paramount+ sembra non avere i numeri per ottenere lo stesso successo di altre serie dello stesso genere narrativo, e forse la produzione avrebbe fatto meglio a uscire con almeno due episodi, dal momento che il minutaggio del primo è andato pressoché sprecato nel dare una forma vaga ai protagonisti e spianare la strada alla trama vera e propria. Sicuramente è ancora presto per giudicare, ma gli elementi che Wolf Pack dovrà provare a salvare sono diversi: dalla narrazione al cast, dalle dinamiche dei personaggi fino alla computer grafica. Questo primo capitolo risulta prevedibile, nelle singole scene e nel suo complesso, ma dopo la visione è quasi del tutto impossibile fare congetture sulla direzione che la trama potrà prendere nel resto della stagione – un po’ per penuria di elementi nel pilota, e un po’, forse, per una scelta mirata della produzione.
Voto: 5½
