
Class of ’09 è una miniserie Hulu/FX creata da Tom Rob Smith, autore di serie thriller e noto soprattutto per The Assassination of Gianni Versace: American Crime Story (con Ryan Murphy). La storia della serie si sviluppa su tre livelli temporali differenti incentrati attorno ad Amy Poet, interpretata da Kate Mara, e Tayo Miller (Brian Tyree Henry): Passato (2009), Presente (2023) e Futuro (2034). L’arco narrativo generale racconta di un gruppo di reclute (la classe del 2009) dell’FBI alle prese con la loro formazione (con tutto quello che ne consegue) e del loro futuro coinvolgimento in un processo di ammodernamento dell’agenzia che vedrà coinvolta una Intelligenza Artificiale dai contorni ancora non del tutto chiari. Tra indagini, infiltrazioni e segreti, i tre piani narrativi per ora non si intersecano, ma è ben prevedibile che questa sarà la direzione finale che porterà a compimento i tre racconti, cercando di armonizzare il tutto in modo coerente. Il Passato è costruito come romanzo di formazione, il Presente ci mostra l’inizio dei cambiamenti nel Bureau, e il Futuro ne mette in scena le conseguenze, soprattutto per quanto riguarda i limiti (o l’assenza di questi) per l’Intelligenza Artificiale e il suo controllo sulla vita degli agenti e della gente da proteggere.

Ciò che è chiaro, per ora, è che la serie si rifiuta di partire in quinta con la parte più fantascientifica della propria trama – cioè quella che parla del Futuro. Il profilo più interessante, al momento, è infatti proprio quello di cui si vede relativamente poco, ossia l’esistenza e l’integrazione dell’Intelligenza Artificiale nel risolvere crimini e prevederli. Non ci vuole molto per farsi venire in mente una serie di altri prodotti audiovisivi degli ultimi anni, inclusi Minority Report del 2002, che trattava la questione da un punto di vista tutto sommato simile. Certo, sono passati più di vent’anni, ma solo ora vediamo come sempre più pressante la questione del nostro rapporto con le AI e le loro potenzialità. Anche se nel secondo episodio c’è decisamente più sostanza rispetto al primo da questo punto di vista, siamo ancora lontani dalla sofisticazione di altri prodotti nei confronti di questo argomento. Non si può che pensare a quel gioiello incompreso che era Person of Interest, una serie che metteva proprio al centro le differenze anche ideologiche nell’usare l’Intelligenza Artificiale per prevedere le azioni (più o meno pericolose) degli esseri umani. La serie di Jonathan Nolan si preoccupava, infatti, di discutere della perdita dei diritti umani che una situazione del genere conduce con sé. Class of ’09 non fa nulla di tutto questo nei primi episodi, anche se non è detto che non voglia occuparsene nei restanti sei. Per ora c’è un accenno al problema, all’idea che prevedere i reati possa portare a storture terribili, ma si palesa solamente quando a farne le spese sono membri delle forze dell’ordine.

Voto 1×01: 5
Voto 1×02: 5
