
Dopo cinque anni e cinque stagioni, tuttavia, queste previsioni sono state nettamente smentite: la serie di Clement, infatti, ha dimostrato di saper sfruttare al meglio il suo potenziale narrativo, da un lato creando una serie di personaggi e una rete di rapporti solidi e sfaccettati, ampliando inoltre nel tempo il parco di figure ricorrenti che ruotano attorno ai protagonisti, e dall’altro ben dosando il progressivo approfondimento della mitologia vampiresca che fa da cornice alle vicende.
Se nell’ottima scorsa stagione uno dei fulcri della narrazione erano stati la morte e la rinascita di Colin Robinson, questa quinta annata appare invece incentrata sulle conseguenze della scelta di Guillermo, a fronte del continuo tergiversare di Nandor, di farsi trasformare in un vampiro da Derek. Si tratta di una scelta particolarmente azzeccata per vari motivi: innanzitutto perché sappiamo fin dal pilot che il più grande desiderio di Guillermo è sempre stato quello di essere tramutato in un vampiro (desiderio che non abbandona neanche dopo la scoperta di essere il discendente di Van Helsing, la più importante stirpe di cacciatori di vampiri) e in seconda battuta perché, come apprendiamo nel corso della premiere, la decisione di voltare le spalle al suo maestro potrebbe avere delle conseguenze enormi sul rapporto tra i due. Per una serie che ci ha abituato a mettere in scena grandi cambiamenti che poi vengono comunque ricondotti allo status quo in maniera più o meno soddisfacente a seconda dei casi (solo per fare alcuni esempi, pensiamo a Baby Colin, il Vampire Council, il Night Club), questa scelta rappresenta una vera boccata di aria fresca, in quanto difficilmente potrà risolversi senza concrete ricadute sulla natura dei personaggi e le loro relazioni.

Vengono abbozzati anche degli archi narrativi per gli altri protagonisti: Colin Robinson, ormai tornato adulto, ha infatti deciso di reinventarsi come cameriere in un ristorante messicano, regalandoci una sequenza molto divertente in cui sfoggia le sue abilità di energy vampire in questo nuovo contesto; Nadja invece è alle prese con una presunta maledizione, a cui forse vanno ricondotte le sventure che le sono capitate nella scorsa stagione, un’occasione per approfondire le sue origini – spassosissima la visita a Little Antipaxos – e per una potenziale evoluzione del suo personaggio, tramite l’approfondimento dell’amicizia con The Guide. Nandor e Laszlo restano invece, da questo punto di vista, un po’ in disparte, ma sono comunque al centro sia del mistero della trasformazione di Guillermo, sia dell’esilarante “A Night Out with the Guys”, che vede, oltre al graditissimo ritorno del personaggio di Sean, la conferma che una delle principali e apparentemente inesauribili fonti di comicità dello show scaturisce proprio dall’interazione dei protagonisti con il contesto della periferia americana di Staten Island – che sia la loro prima visita al centro commerciale o una serata fuori “with the guys”, appunto.

Già rinnovata per una sesta stagione (forse quella conclusiva?), con questa doppia premiere What We Do in the Shadows si conferma come una delle migliori comedy in circolazione, forte di un cast affiatatissimo e di altissima qualità, oltre che di un gruppo di autori in grado di sfruttare al meglio l’assurda premessa della serie. Nonostante qualche momento di stanchezza nel corso delle passate stagioni, lo show di Clement dimostra di essere ancora lontano dall’esaurire il suo potenziale comico e narrativo, gettando le basi per un’annata all’altezza dei fasti del passato, con tutte le carte in regola per andare a rivoluzionare alcune delle dinamiche consolidate della serie senza per questo snaturarla.
Voto 5×01: 7 ½
Voto 5×02: 7
