
Si tratta di un period drama ambientato tra gli anni cinquanta e sessanta, tratto dal libro omonimo di debutto dell’autrice Bonnie Garmus del 2022. La storia di Lessons in Chemistry vede la protagonista Elizabeth Zott – interpretata da Brie Larson – fare i conti con i limiti che la società patriarcale degli Stati Uniti del dopoguerra le impone: laureata con il massimo dei voti in chimica, la donna viene continuamente sminuita e vessata nel suo lavoro quotidiano di tecnico di laboratorio. Lo show mostra subito, però, attraverso dei flashforward, che nel futuro Elizabeth non lavorerà più in laboratorio bensì condurrà un programma di cucina intitolato “Supper At Six” attraverso il quale cercherà di insegnare la chimica sfruttando un’altra sua grande passione. La serie pare proprio voler raccontare come la donna sia arrivata a quel punto e, in effetti, la struttura narrativa propende per essere sì lineare nel racconto cronologico degli eventi della vita di Elizabeth, ma li intervalla con flashback e flashforward che arricchiscono il racconto e incuriosiscono lo spettatore.

Uno dei temi fondamentali di Lessons in Chemistry – e che si può evincere anche dalla sinossi dello show – è quello relativo alla discriminazione di genere e alla totale disparità di trattamento tra uomini e donne nell’ambiente sociale e professionale degli Stati Uniti degli anni cinquanta. Non è certo un mistero o una tematica che viene proposta in modo sottile, tutt’altro: ad un certo punto nello show il concetto viene addirittura esplicitato direttamente dalla protagonista in un dialogo, per sottolineare quanto ne sia chiaramente consapevole. Nel suo voler essere estremamente didascalico sull’argomento, tuttavia, lo show alle volte esagera nel raffigurare alcuni degli uomini come totalmente ignari di questo aspetto, se non come dei veri e propri villain che dicono delle atrocità alla protagonista a volte in modo quasi gratuito. L’obiettivo della serie è chiaro e non ci sono dubbi che probabilmente in molti ambienti succedeva questo e ben di peggio, ma dal punto di vista della scrittura sembra che gli autori ci siano andati un po’ troppo pesanti nei confronti di Elizabeth tanto che alla lunga alcuni passaggi sembrano fin troppo forzati.

Senza dire nulla su come si evolverà la trama e basandosi solo sugli elementi che gli autori forniscono in questi primi due episodi – su otto totali – sembra proprio che non si sia ancora entrati nel vivo della storia. Il punto centrale della narrazione, infatti, dovrebbe essere il programma di cucina di Elizabeth; “Little Miss Hastings” e “Her and Him” non sono altro che un lungo prologo a quello che verrà, una sensazione rafforzata dall’importante cliffhanger che chiude il secondo episodio. Per paragonare lo show a qualcosa che a livello di tematiche gli assomiglia, ma certamente non dal punto di vista del tono, potremmo dire che in The Marvelous Mrs. Maisel saremmo al punto in cui la carriera di Midge è appena cominciata e non vediamo l’ora di vedere se e come sfonderà, con la differenza che in questo caso sappiamo fin dall’inizio che Elizabeth avrà successo con il suo programma.
Difficile dire se Lessons in Chemistry proseguirà sulla bontà di quanto fatto vedere nei primi due episodi, considerando che proprio per la sua natura di prestige drama soffre comunque dei difetti congeniti a questo tipo di prodotti e che alla lunga potrebbero essere un problema: parliamo per esempio della lunghezza immotivata degli episodi, della necessità di aggiungere sottotrame per allungare il brodo, di alcuni dialoghi lunghi e a volte ripetitivi e così via. Al momento tutto questo si nasconde e si mescola bene nel calderone di elementi che fanno parte della serie e il risultato finale è un buon prodotto, capace di intrattenere e alle volte di sorprendere.
Voto 1×01: 7
Voto 1×02: 7 ½
