
Lo show ci offre un nuovo racconto, proponendo le vicende di Supereroi in erba alle prese con la comprensione dei propri poteri e di se stessi in qualità di individui; il tutto avviene nel contesto della Godolkin University, uno speciale campus riservato a giovani Super con l’obiettivo di aiutarli nella gestione dei propri poteri, o meglio di sfruttarli per i fini della Vought. I primi episodi svolgono una funzione di presentazione degli studenti della God U; se inizialmente il ruolo di unica protagonista appare assegnato a Marie Moreau (Jaz Sinclair, Chilling Adventures of Sabrina), la narrazione prende poi una linea differente, discostandosi dall’esclusività della sua figura per abbracciarne diverse. Il focus infatti si sposta dalla sola Marie a un’alternanza con altri 5 personaggi: Jordan, Andre, Emma, Cate e Sam. Ognuno di loro è funzionale alla narrazione e rappresenta una diversa sfaccettatura della vita da Supereroi adolescenti: infatti attraverso il vissuto personale di ciascuno vengono portati alla luce temi – e traumi – diversi.
Il maggiore punto di forza di Gen V è proprio nella convergenza personaggi-tematiche. Ogni studente è diretto mezzo per trattare diversi argomenti legati alla sfera interiore e psicologica, un escamotage che evita di appesantire la narrazione. Si mettono così in luce temi quali ricerca di identità e fluidità di genere, ma anche disturbi alimentari e autolesionismo, senza tralasciare traumi infantili e familiari: il tutto attraverso gli occhi dei giovani Supereroi.

Su tutti Sam (Asa Germann) è il personaggio con l’evoluzione più evidente: con l’avanzare delle puntate mette sempre più in scena il suo modo di essere e il suo percorso lungo la sottile linea che separa bene e male. Con Sam vediamo anche il dualismo forza fisica-debolezza interiore, comune a molti altri Super: da notare soprattutto come, in fase finale, abbia fin troppe somiglianze con Homelander, tanto forte quanto fragile. Sam è sicuramente una delle figure più interessanti di Gen V, insieme a Cate (Maddie Philipps). I due hanno caratteri complessi e sono tormentati dai rispettivi vissuti, ma soprattutto sono accomunati dal desiderio di rivalsa per le ingiustizie e le manipolazioni fisiche e mentali subite nel contesto della God U. Il loro percorso interiore fa prendere loro consapevolezza di sé e dei propri poteri, e li porta a combattere contro un mondo corrotto di cui non vogliono fare parte, creando una rivoluzione che li spinge infine a voltare le spalle agli amici e a sottostare al controllo della Vought – che li porta dalla propria parte.
In perfetto stile The Boys, proprio quando sembra che tutto stia andando per il verso giusto, e che il bene stia almeno parzialmente trionfando, ecco un twist che ribalta la situazione, che arriva proprio in chiusura dell’ultimo episodio della stagione. Un cambio di rotta in questo caso era necessario per la storia nel suo complesso, perché per dare un proseguimento allo show era fondamentale esplorare nuove linee narrative che non si esaurissero nella rappresentazione di un gruppo di adolescenti che lotta contro i poteri forti. Vedere un gruppo di giovani Super fare fronte unito per un obiettivo comune senza defezioni e colpi di scena sarebbe stato utopico e banale nell’universo di Eric Kripke, ma soprattutto avrebbe portato Gen V verso la conclusione in un’unica stagione. Così anche in questo spin-off il “fare la cosa giusta” viene soppiantato da altri desideri, in primis vendetta e potere.

Tutto il marcio rappresentato nello show si racchiude nell’immagine di “The Wood”, che di fatto incarna ciò che si cela non solo sotto la scuola ma sotto l’intero mondo di cui fanno parte i Super, ricco di contraddizioni e guidato dal potere. Tutti i protagonisti si rendono conto di non essere altro che burattini, e la rabbia diventa così uno dei sentimenti che farà da padrona nella serie: muove gli studenti in tutte le loro azioni, ne guida le scelte e porta con sé quel desiderio di affermazione e rivalsa che li accomuna nel profondo.

Nel complesso Gen V lascia soddisfatti, con una trama che si sviluppa in modo più deciso nella seconda parte della stagione, e personaggi che plasmano pian piano la loro identità alla ricerca di una collocazione nell’universo. Non mancano l’elemento splatter e lo stile dissacrante classici del filone The Boys, anche se lo spin-off riesce a stare in piedi senza problemi da solo, appoggiandosi alla serie madre in modo limitato alla necessità di fornire contesto. Questa viene di certo ripresa, ma solo in modo strettamente funzionale: infatti i riferimenti alla Vought e ai Seven sono circoscritti a citazioni e brevi apparizioni, che non creano disturbo alla narrazione dello show. Gen V non sembra nemmeno per un momento una brutta copia di The Boys, anzi riesce a trovare una propria unicità portando una ventata d’aria fresca e nuove prospettive al mondo Super che abbiamo conosciuto finora, senza dover rinunciare a quello stile irriverente che ben conosciamo e al gusto dell’eccessivo che hanno reso iconico il prodotto principale.
Voto: 8
