
La serie, ambientata nella città immaginaria di Kilkinure, racconta la storia di Lorna Brady che una mattina si risveglia e trova il cadavere di una donna misteriosa in casa. Non ricorda nulla della sera prima né sa chi sia la donna sul suo pavimento, o come sia morta – se a causa sua o di altri – in quanto da anni soffre di sonnambulismo, i cui attacchi la portano spesso a vagare per la città e a fare cose che di giorno, quando è in sé, non farebbe mai.
The Woman in the Wall si apre con la lettura, quasi sussurrata, della poesia “Immortality”, opera di Clare Harner del 1934 utilizzata spesso come elogio funebre, che accompagna la visione di una serie di scorci dell’Irlanda che lentamente conduce lo sguardo dello spettatore verso la protagonista; già da queste prime sequenze la produzione si distacca dalle serie gialle a stampo statunitense, adottando un tono più freddo, quasi disilluso nella sua narrazione, avvicinandosi alle atmosfere tipiche delle serie crime del nord Europa.
L’ambientazione cupa, dovuta non solo all’aria uggiosa tipica di quei paesaggi ma anche all’uso, come si evince nel corso della puntata, di una fotografia poco satura che smorza ogni personaggio e location, alimenta un senso di inquietudine nello spettatore; questo accade anche grazie al sapiente uso della colonna sonora, che accompagna ogni scena con musiche incalzanti, pause strategiche e voci che sussurrano in un crescendo di tensione che tiene lo spettatore incollato allo schermo fin dai primi istanti, rendendolo ansioso di scoprire cosa si cela in ogni singola inquadratura.

Il vero protagonista della serie, infatti, non è né Lorna né il mistero dietro la donna morta nella sua casa, ma il passato, il cui peso grava non solo su di lei ma sull’intera cittadina di Kilkinure. Come si sente al notiziario che Lorna ascolta alla radio, l’Irlanda è scossa da una serie di inchieste riaperte nei confronti delle cosiddette Case Magdalene (in inglese Magdalene laundries), istituzioni create nel XVIII secolo e rimaste aperte fino alla fine degli anni ‘90 (l’ultima in Irlanda fu chiusa nel 1996), che accoglievano orfane e ragazze “perdute” – così ritenute a causa della loro condotta peccaminosa, allo scopo di riabilitarle. Queste istituzioni, gestite dal XX secolo principalmente da suore, in realtà erano vere e proprie case di sfruttamento: le ragazze erano sottoposte a severe punizioni se non seguivano le direttive delle suore ed erano costrette a lavorare – principalmente come lavandaie, da cui il nome originale – contro la loro volontà. Inoltre, in alcuni di questi istituti vi era anche la pratica di affidare – se non vendere in alcuni casi – i bambini nati dalle giovani ragazze madri, obbligate dalle proprie famiglie a vivere in questi conventi allo scopo di proteggere l’onore familiare.
The Woman in the Wall non è la prima opera audiovisiva che nel XXI secolo ha deciso trattare questo avvenimento storico; ricordiamo, ad esempio, “Magdalene“, film del 2002 che attraverso le storie di tre giovani donne mostrava le condizioni inumane in cui versavano le ragazze costrette a vivere in questi conventi da parte delle loro famiglie; ma anche “Philomena” (2013) che, grazie alla magistrale interpretazione di Judi Dench – la quale ha ricevuto anche una nomination agli Oscar come miglior attrice protagonista -, ha raccontato la storia di una donna alla ricerca del figlio, strappato dalle sue braccia dalle suore del convento in cui era costretta a vivere da giovane. E proprio questa è la storia di Lorna e di tante donne della sua città, dilaniate dalla perdita dei propri bambini e dalle sofferenze patite durante il periodo trascorso presso la Casa Magdalena di Kilkinure.

“Back to Life”, primo episodio della miniserie, pone le basi per un’intrigante storia crime lasciando lo spettatore con infinite domande a fine episodio e tanta voglia di proseguire la visione. L’ottimo mix di cast, ambientazioni e musica, unito al background storico, riesce a creare la cornice perfetta per un thriller ad alta tensione, che in soli 50 minuti riesce a spezzare il cuore e allo stesso tempo farlo fremere per l’ansia. Tutto è messo in discussione, ciò che si è visto, sentito e anche ciò che si crede possa essere la verità: la migliore delle premesse per una storia di mistero.
Voto: 8
