
Partendo dal protagonista, un detective tormentato dal suo passato e dal suo corpo, fin dalla prima sequenza della serie – girata interamente in bianco e nero – si vede l’impronta neo-noir che Mark Protosevich, sceneggiatore americano e creatore della serie, ha voluto imprimere alla storia. Musiche suggestive e primi piani accompagnano, quindi, John Sugar nel primo caso del pilot: la ricerca di un bambino, figlio illegittimo di un membro della Yakuza. Il primo caso a cui si assiste, però, non è che uno strumento narrativo per presentare John Sugar allo spettatore mostrando la sua professionalità, e per impostare il ritmo e l’atmosfera di questo neo-noir diviso in 8 puntate, i cui primi due episodi sono andati in onda il 5 Aprile 2024.
A seguito del ritrovamento del bambino, infatti, John ritornerà a Los Angeles, dove accetterà il caso che guiderà l’intera stagione: la scomparsa di Olivia Siegel (Sydney Chandler), nipote del famoso produttore Jonathan Siegel (James Cromwell).
Nonostante tutta la famiglia di Jonathan sia convinta che Olivia ritornerà e nonostante Ruby (Kirby), amica e collaboratrice di John, cerchi di spingerlo a riposarsi, Sugar decide di accettare il caso di questa scomparsa, spinto da qualcosa di più profondo del suo amore per il cinema e della sua etica lavorativa.
L’investigazione segue il classico arco narrativo di una storia crime: dalla visita alla casa della ragazza ai luoghi che ha frequentato poco prima di sparire, in un susseguirsi di eventi e piccole rivelazioni che intrigano lo spettatore ma che non riescono a creare un forte interesse verso ciò che è accaduto a Olivia (spinta che invece è fondamentale per la buona riuscita di un giallo o thriller).
Sugar attraversa Los Angeles ripercorrendo la vita e gli ultimi giorni di Olivia prima della sua scomparsa, incontrando – volontariamente e involontariamente – i membri della sua famiglia: dal fratello assoldato dal padre per controllare l’eventuale ritorno della ragazza, allo stesso padre e alla matrigna di Olivia. Analizzando la sua casa e i suoi social, insieme all’analisi dei racconti dei suoi familiari, il detective cerca di far chiarezza su cosa le sia accaduto ma soprattutto su chi sia davvero: la giovane donna con un futuro promettente, come viene descritta dal nonno, o la solita buona a nulla, come la vede il resto della famiglia.
Ogni personaggio nasconde qualcosa, chi con più maestria, chi più maldestramente, e in questi primi due episodi Sugar tenta di destreggiarsi fra verità e menzogna, sia nella storia di Olivia che nella sua vita, cui piccoli dettagli sparsi fra i vari momenti investigativi creano un alone di mistero che si infittisce scena dopo scena.

Colin Farrell dà vita a un personaggio che stride con il contesto nel quale è stato inserito: fra bugie, intrighi, morte e violenza, Sugar allunga la mano verso il prossimo con uno sguardo stanco ma mai disilluso. È un uomo che ama stare in compagnia della sua amica e della sua gatta, che vuole far star bene chi lo circonda e che ama il cinema, come spesso ripete e come viene mostrato dalla stessa serie, attraverso spezzoni di vecchie pellicole che alimentano l’animo retrò del prodotto.
Malgrado la buona recitazione di Farrell e l’interessante caratterizzazione del personaggio, il suo potenziale è limitato dalla presenza di una sceneggiatura debole, con dialoghi – interni e non – spesso prevedibili e che, in alcune situazioni, trasformano il personaggio in una caricatura di se stesso. Di frequente, infatti, John utilizza espressioni scontate, viste e riviste in numerose serie crime, che annullano la sospensione dell’incredulità e allontanano lo spettatore dal personaggio. Sembra quasi come se la serie volesse ricordare nel corso delle puntate che si tratta di una storia cupa e che John Sugar non è il classico investigatore, perché lui ha davvero a cuore ciò che succede, nonostante abbia sofferto e continui a soffrire.

Sugar è una serie TV tecnicamente interessante le cui premesse facevano sperare in un prodotto fresco che avrebbe potuto dare nuova linfa al genere crime. I primi due episodi, invece, nonostante siano girati con maestria, presentano una trama investigativa poco accattivante, benché comunque piacevole per gli amanti del genere, che riesce a mantenere l’attenzione dello spettatore soprattutto grazie allo stile noir e alla presenza di un protagonista che intriga per il suo sguardo dolce ma stanco e per il suo non voler far del male alle persone, anche se non ha paura di ricorrere alla violenza quando serve.
Voto 1×01: 8
Voto 1×02: 7

Ho l’impressione che da uno dei prossimi episodi la nostra impressione sulla serie cambierà radicalmente (in meglio o in peggio? non lo so) perché gli indizi seminati qua e là per farci capire che Sugar non è quello che sembra – e che quindi la serie non è un comune noir, ma potrebbe essere qualcosa di molto diverso – sono tanti (non si ubriaca, parla perfettamente chissà quante lingue, la ferita, le visioni, le frasi prese dai film, quello che gli dice Ruby…..). Non metto qua le teorie che girano per non spoilerare niente (non so se una teoria possa essere considerata uno spoiler) ma sono molto curioso – e un po’ timoroso – di vedere la direzione che prenderà la serie.
Sicuramente i giudizi tipo poco accattivante e manca di originalità andranno rivisti alla luce degli episodi successivi : )