
“The Pointy End” è un episodio dal ritmo serrato. La tensione e il coinvolgimento emotivo sono molto alte fin dalle prime battute rimanendo costanti per tutta l’intera durata, culminando nel finale in un climax ascendente che lascia lo spettatore inquieto e in attesa.
La sceneggiatura, firmata da George R.R. Martin, autore dei romanzi della saga, è di un livello elevatissimo. Lo scrittore, a digiuno di sceneggiature televisive da molto tempo, non appare affatto arrugginito dimostrando ancora una volta, qualora ci fossero dubbi, quanto sia profonda la conoscenza che ha dei suoi personaggi.
Viene dato spazio dall’autore in questo episodio a figure come Robb Stark (ma anche Varys), che finora erano rimaste in secondo piano, ma colpisce particolarmente lo spazio della caratterizzazione dedicato ai personaggi minori (sia nuovi, come lord Umber, sia quelli già conosciuti come la bruta Osha, Syrio Forel, Septa Mordane e Ser Barristan Selmy), senza, però, lasciare da parte quelli di “prima fascia” come Tyrion, Daenerys e Drogo.

Non posso non dichiarare un certo affetto nei confronti del personaggio di Syrio Forel. Il suo addio con Arya per quanto veloce è stato davvero molto intenso ed emozionante (“Come with me. Run.” “The first sword of Braavos does not run”). Il maestro di danza lascia un’ultima importante lezione: mai fidarsi di quello che si dice, meglio vedere con i propri occhi (una lezione che dovrebbe imparare un po’ tutti gli Stark, in verità).
Purtroppo gli indizi non sembrano indicare una sua miracolosa sopravvivenza: la guardia reale che affronta il braavosiano, prima che l’ignoto cali su di lui, appare, infatti, anche nella scena finale, illeso. Io voglio, nonostante tutto, continuare a sperare che il primo spadaccino di Braavos sia riuscito in qualche modo a salvarsi (“Not Today”). In caso contrario questa “sospensione eroica” è, comunque, un ottimo modo di dire addio a questo personaggio che, sebbene sia apparso poco, ha saputo subito farsi apprezzare da molti, tra cui il sottoscritto.

Da uno Stark ad un altro: Robb Stark. Il rampollo della casata dei Lupi, rimasto fino adesso inattivo in quel di Winterfell, si ritrova a dover compiere una scelta difficile ma inevitabile: radunare i vessilli e scendere in guerra (da brividi la scena in cui partono i corvi). Percorrendo questa strada, che in verità altri hanno tracciato per lui, il ragazzo, giovane e con poca esperienza, è costretto a diventare improvvisamente un uomo, un condottiero, un comandante. 
Bisogna vedere ora se sarà all’altezza del suo compito o se l’onore lo indurrà ad essere troppo ingenuo (come è successo a suo padre). Certo che 18mila (o 20mila) uomini contro due eserciti da 30mila ciascuno è una guerra molto difficile da vincere. Gli servono alleanze.
Robb Stark non è il solo, in questa puntata, che si dirige verso il proprio padre: mi sto riferendo ovviamente al buon Tyrion. “The Imp” ancora una volta ci dimostra quanto nonostante le sue dimensioni e le circostanze avverse sia sempre in grado di cavarsela, ma il suo futuro non appare roseo: arrivato finalmente al campo dei “Leoni”, dopo aver raccattato “compagni di ventura” per strada, non trova, infatti, la salvezza, ma un posto fra le prime linee nella battaglia contro gli Stark (per la gioia del suo affettuoso vecchio).
Lontani dalla guerra in corso altre due grandi minacce per i Sette Regni si fanno sempre più concrete. La prima da Nord, dove ai piedi della barriera iniziano ad arrivare i primi non morti mandati dai White Walkers che seminano panico fra i Guardiani della Notte.
La seconda, invece, da Est con i Dothraki che si apprestano a superare per la prima volta nella loro storia le acque salate del mare stretto. In questo episodio abbiamo un piccolissimo assaggio di cosa è capace di fare Drogo in combattimento e a farne le spese è un suo subalterno insolente. Una sequenza d’azione grandiosa che si conclude con una mossa del Khal tanto splatter quanto figa (siamo sul livello di una fatality di Mortal Kombat).
Sto adorando sempre di più questo personaggio brutale e selvaggio, puntata dopo puntata e devo dire che quando parla nella sua lingua è davvero un piacere ascoltarlo. Accanto a lui una Daenerys sempre più fiera e consapevole del suo ruolo, anche se per il momento indugia sulle atrocità dei Dothraki tipiche della guerra.

Subito dopo, però, la tensione nella scena non cala con la richiesta di Sansa, intervallata dai vari interventi dei consiglieri che non fanno altro che aumentare il coinvolgimento emotivo di noi spettatori. Un crescendo che sale fino all’ “i will” incerto pronunciato da Sansa alla fine. La dissolvenza dietro alla spalliera, unita all’ipnotica musica dei titoli di coda, lascia lo spettatore inquieto e in apprensione per ciò che dovrà accadere. Cosa farà Eddard? Riconoscerà Joffrey come Re per avere salva la vita? E cosa succederà a Robb Stark che si appresta a fronteggiare in battaglia Tywin e Jaime Lannister? Tutto si fa sempre più incerto e, ovviamente, appassionante.
Voto 10-
Note
- Avete notato Greyjoy come è felice qui? Secondo voi è perché è contento di andare in guerra contro i Lannister o perché nessuno in questo episodio lo ha rimproverato o preso in giro?
- Dopo la fugace apparizione nel primo episodio, rivediamo il piccolo Rickon Stark il figlio più piccolo di Eddard e Catelyn.
- Povero Bran. Chissà cosa avrà pensato quando Umber, dopo che gli sono state strappate le dita, è scoppiato a ridere con tutto il resto della combriccola di comandanti. La sua espressione è così esilarante che non posso non segnalarla.
- “Tell me something, Varys. Who do you truly serve?” “The Realm, My Lord. Someone must”. Varys prende il posto di Littlefinger come personaggio più enigmatico della serie.
- Anche io sono tra quelli che vorrebbe uno spin-off su Tyrion e Bronn. Che coppia.
- In questo episodio non ci vengono mostrate, per la prima, dei seni nudi. In compenso abbiamo il pene di Hodor in bella vista per la gioia di Osha.

Bravo! Trovato il link dai commenti su itasa 😉
Grazie mille. 🙂