Si chiude così la prima metà dell’ottava stagione di House M.D., con un’analisi dettagliata e approfondita (forse anche leggermente ridondante) dei concetti di paranoia e di difesa, a partire ovviamente dal caso della settimana e proseguendo verso ben altre direzioni.
Come da bizzarra abitudine di quest’anno, anche in questa puntata arriva al Princeton Plainsboro un paziente i cui sintomi non vengono inizialmente visti da tutti come tali, ma anche come parti del carattere della persona: in modo piuttosto prevedibile, queste ambigue caratteristiche (l’eccesso di generosità già visto in un altro episodio, o appunto la paranoia) vengono analizzate, sbriciolate e utilizzate come metro di giudizio per qualunque personaggio che graviti nell’orbita del malato stesso. Ora, che un paziente susciti tutto questo confronto e i relativi dubbi morali è lodevole, ma trovo che una serie tv venga sempre penalizzata quando adotta il medesimo schema in modo così meccanico ed evidente.
Ad ogni modo, la questione della paranoia viene – in modo significativo ma anche piuttosto ruffiano – applicata al mondo di oggi, alle sue incertezze e a ciò che una persona debole può arrivare a fare se posta sotto pressione dalla crisi, dall’economia e da tutto questo sistema che ci sta crollando addosso. La riflessione che emerge grazie alla risoluzione del caso è di quelle che viaggiano tra la metafora e la morale: un uomo, così ossessionato dal crollo delle banche da arrivare a pensare che è meglio comprarsi un arsenale “perché non si sa mai cosa può succedere”, ha rischiato la vita perché non si è preoccupato delle cose più semplici, come il richiamo del vaccino contro la difterite.
Un interessante esempio dell’uomo contemporaneo, ma c’è qualcosa di troppo didascalico, di troppo scontato e prevedibile per essere un bell’episodio di House M.D.: è davvero questo l’unico modo per gestire una puntata? Usare un caso di scarsa originalità per lanciare una tematica in pasto al team e vedere come la gestiranno? Non sono convinta che questa sia la strada giusta.
Sul fronte interno, la puntata si può dividere in tre blocchi.

Del resto, che sia piaciuta o meno, la settima stagione ha avuto dalla sua un enorme aspetto analitico che ha fatto progredire e non di poco il protagonista, mentre questa ottava si sta mostrando fino ad ora molto più ingenerosa sotto questo aspetto.
Una seconda parte è quella dedicata a Eric-workaholic-Foreman e al suo scudiero amico fidato Taub, che cerca di procurargli donne in ogni modo possibile per tirarlo fuori dal castello arroccato in cui si è nascosto. Il suo nuovo ruolo di direttore sanitario chiaramente gli impone questa modifica di comportamento, anche se c’è da dire che nel team di House lui è sempre stato quello, per dirla in modo raffinato, con la scopa nel sedere: eppure aveva Greg, capo totalmente folle, ma geniale e creativo. Di fatto, aveva un lavoro che, per quanto spesso lo ponesse in situazioni difficili, gli dava quel brivido che ora non c’è – significativo in questo senso lo scambio finale con Taub: “Difterite? Cacchio, figata! Io invece ho appena fatto la riunione più noiosa della storia!” e giustamente Taub non può che rispondere con un irriverente “Cool” che spezza le gambe. In ogni caso, questa risulta essere una parte con una prospettiva di sviluppo piuttosto interessante: vedremo dove lo porterà la storia con la palestrata sposata.

Trio a parte, anche il legame “odio-amore” tra le due dottoresse lascia un po’ il tempo che trova, soprattutto perché la giovane belloccia sarà pure giovane e belloccia, ma per ora non mi ha detto niente di più, mentre la Park – benché un po’ macchietta – risulta perlomeno più apprezzabile.
Auguriamoci una seconda metà di stagione con “qualcosa” di più e soprattutto con dei casi il cui interesse vada al di là della mera funzione narrativa: House è sempre House, ma sedersi sugli allori di questa riflessione non è consentito, cari autori.
Voto: 6/7


quando arriva in italia?
l’ottava stagione dovrebbe partire su italia uno a marzo 2012 🙂