
Siamo nel 1977 e gli americani vivono esattamente come ce li ricordavamo: pantaloni a zampa di elefante, camicie sgargianti, ragazzini nerd à la Stranger Things ma con principale riferimento pop quello di Guerre Stellari. C’è solo un piccolo, decisivo particolare che cambia la nostra percezione: in vari ambienti e in vari livelli, si stanno facendo strada i nazisti. Che siano quelli “originali” scampati ai processi o i loro discepoli, la razza ariana sembra stia progettando nell’ombra e nel ventre del nemico un piano diabolico: la costituzione del Quarto Reich.
Le premesse sono molto interessanti, e se ci aggiungiamo anche un cast di primo livello la quadratura del cerchio è trovata. Al Pacino, ovviamente, guida questa banda di personaggi talmente eterogenei tra loro che solo il rincorrere un bene superiore li può tenere insieme: quella della caccia ai nazisti è sicuramente una delle più forti che si possano trovare in circolazione e l’amalgama – anche se in uno stadio iniziale – sembra funzionare particolarmente bene.

Proprio le questioni morali, storiche, il coinvolgimento emotivo sono già trattati bene durante questo pilot, non lasciando spazio a giustificazioni. Anche se, forse, su una cosa si è esagerato da questo punto di vista: i flashback ai tempi della Seconda Guerra Mondiale, e più in particolare i ricordi legati ai campi di concentramento, sono alcune volte inseriti per sottolineare ancora di più la crudezza e la spietatezza dei nazisti, quasi a voler fornire una giustificazione alla squadra dei Cacciatori, come se ci fosse bisogno di rimarcare il motivo per cui lo fanno.
Non è un particolare che disturba troppo, anche se alcune scene hanno destato polemiche perché palesemente inventate e tacciate di rendere ridicole le vere sofferenze patite ad Auschwitz e negli altri campi dell’orrore. Inoltre questa scelta sembra rendere meno sensata tutta la parte di coinvolgimento che riguarda Jonah, i dubbi che uccidere un altro uomo può provocare a un adolescente, come se, sostanzialmente, sia sbagliato che li abbia.
Quello che colpisce di questo primo episodio sono i particolari che forse non si notano subito, ma che strizzano l’occhio a una realtà totalmente razionale: non ci sono elementi che richiamino subito un universo che non è mai esistito, l’ambiente dove è inserita la storia è interamente calato nei veri USA degli anni ’70. Oltre ai vestiti, gli interni delle case, gli oggetti, il modo di girare la serie, la fotografia, tutto richiama quel tempo: uno dei piccoli dettagli sono le foto dello sbarco sulla Luna in casa di una delle protagoniste con gli autografi di Armstrong e Aldrin, quasi impercettibili ma che rendono bene l’idea di come, anche nella vita di tutti i giorni, i mostri possano nascondersi tra le persone più comuni – o più intelligenti e istruite – dell’ambiente che ci circonda.
Il tutto è costruito, come ci dicevamo, attraverso gli occhi di Jonah, che guarda caso lavora in un negozio di fumetti. Ecco qui quindi anche il collegamento con la serialità e filmografia moderna, quello dei supereroi, dei colori sgargianti, delle locandine, dei motti, dell’azione. Hunters ci racconta quindi di un passato ucronico usando il linguaggio del presente, salvo poi spezzarlo con un passato remoto triste e violento che ancora oggi (e in futuro) non possiamo dimenticare.
Oltre a Jonah, l’altro punto di ingresso del nostro sguardo è quello della detective Millie Malone, lesbica e afroamericana che deve sopravvivere in un mondo – soprattutto quello lavorativo – che non la considera. Sarà probabilmente lei il trait d’union tra i Cacciatori e i nazisti, svolgendo sicuramente anche un ruolo importante nella rappresentazione femminile, sempre più centrale negli show moderni.
Hunters comincia quindi con il piede giusto, proiettandoci dentro una storia completamente pazza e da fantapolitica con la giusta dose di ironia, azione e dramma. L’attenzione alle ambientazioni, ai particolari (come quella di un nazista che beve solo Fanta), alle dinamiche tra i personaggi e soprattutto al casting (vedrete un Josh Radnor totalmente folle) vi immergeranno subito nella storia, facendovi divertire e piangere allo stesso tempo, ponendovi di fronte a domande che, a dispetto della stravaganza del racconto, non sono per nulla banali.
Voto: 7


Grazie per la recensione! Le recensioni dei siti d’oltreoceano che avevo letto fin ora non erano state particolarmente incoraggianti (anche se si erano concentrate particolarmente sulla questione della partita a scacchi), ma vista la recensione appena trovo il tempo me la vedo. “Purtroppo” il mio palinsesto al momento è abbastanza pieno e quasi ogni settimana sta uscendo una nuova serie intera…
Insomma, mi smontate ZeroZeroZero e poi un bel 7 a ‘sta cagata? Bah…