
Se “At the Codfish Ball” presentava un’umanità impotente rispetto al cambiamento, dalla madre di Peggy al padre di Megan, trovando la sintesi perfetta in quella tavolata di gente senza speranza inquadrata nel finale, l’episodio di questa settimana apre al futuro, spinge a guardare avanti, ad un domani che per alcuni (Peggy e Megan) è qualcosa da conquistare, per altri (Pete) significa la lotta contro i propri demoni, mentre per altri ancora (Don) può rappresentare l’abisso dove controllo e orientamento sono sconosciuti.
– “I can’t believe that it happened”
Si comincia con Pete, che già dal recap, rievocando l’indelebile “I have nothing, Don” confessato nell’ascensore al collega, dichiara la sua condizione di radicale insoddisfazione. Già dalla premiere si era capito che questa sarebbe stata per lui la stagione della maturità, come uomo, come marito, come pubblicitario. A questa conseguono però enormi paure, fantasmi dai quali si sente sempre più oppresso e i due incontri che fa a inizio episodio sono significativi: prima Howard – il compagno di tanti viaggi dalla campagna, dove vive, a Manhattan, dove lavora – con il quale si specchia e nel quale vede il suo futuro familiare in tutta la sua tristezza; e poi Roger, simbolo di quel declino professionale che per un giovane arrivista e ambizioso come lui è forse il peggiore degli incubi.

– “and I realize that they’ll never fire me”
Fatta eccezione per Sally, che, come sottolineava il suo abito alla cerimonia di premiazione nello scorso episodio, è su un altro pianeta rispetto agli adulti di Mad Men, Megan e Peggy sono le donne del futuro, coetanee di Beth, ma con una consapevolezza del loro essere donne in un mondo in rapido cambiamento di tutt’altra caratura. Lo scambio di vedute che hanno nel bagno della SCDP è rappresentativo però anche della lontananza dei loro punti di vista. Una, insoddisfatta da un lavoro che sente come garantito e frustrante, l’altra, incredula del fatto che si possa rifiutare qualcosa che per lei significa tutto ciò per cui ha combattuto in questi anni e che la fa sentire realmente donna.

– “Don, I love you. You are everything I hope to be.”
– “You too.”
Quella tra Don e Megan è la storyline che più di altre evidenzia quel filo rosso, caratteristica fondativa di Mad Men, che lega le storie alla Storia. I tempi sono cambiati e ragionare su questa coppia significa ragionare sui ruoli di uomo e donna in quegli anni di profondo mutamento e su quanto questi mutamenti alterino equilibri consolidati per decenni.
Come è accaduto a Don con Betty per tanto tempo, spesso l’evasione nasce dalla menzogna ed è proprio su una di queste che si accende l’episodio: mentre il marito è impegnato sul lavoro, Megan entra nella cabina telefonica all’esterno degli uffici (confermandolo luogo della trasgressione – lo stesso in cui Pete parla con Beth) e prende accordi per l’audizione teatrale della sera all’insaputa di Don. Non è certo tradimento, ma è forse ancora più significativo che Megan sia costretta a mentire. Lei è per Don una donna spiazzante: tanto bella da poter essere una donna trofeo, sensibile con i figli come un perfetto angelo del focolare, ma anche ambiziosa e talentuosa a sufficienza da rendersi conto che non seguire la propria strada può portarla ad anni di pentimenti e rimpianti.

D’altra parte però la presenza di Megan non ha avuto solo effetti benefici sulla coppia, anzi, non sono state poche le avvisaglie, gli accenni di crisi. Ciò trova dimostrazione ultima nel volto sereno e felice di Don quando torna a casa e trova Megan ai fornelli, perentoriamente convinto che quella potrebbe essere la dimensione perfetta, anche, probabilmente, per rivivere una seconda volta la stessa storia, giocandosi meglio le proprie carte. Ma i tempi sono cambiati e non si rivivono le stesse storie. Il finale ribalta tutto lasciando Don sopraffatto dall’esistente: così come il suo volto era pregno di soddisfazione nel vedere Megan nei panni della mogliettina in cucina al ritorno dal lavoro, altrettanto profondo è l’abisso in cui cade quando nel finale si ripete la stessa scena, ma con Megan che, al posto di cucinare, indossa il cappotto e va via per la sua strada, incontro al suo futuro.
Un finale con i fuochi d’artificio in cui Don seguendo il consiglio di Megan fa partire nel giradischi Tomorrow Never Knows dei Beatles, contenuto nell’appena uscito Revolver e destinato a rimanere nella storia della musica, diventando simbolo di una generazione intera. Sono i nuovi uomini di un mondo che ha ben poco a che vedere con quello del passato, il mondo di Megan e Peggy, della musica che, con grande stupore di Don, è sempre più centrale nella cultura come nella pubblicità.
Tomorrow Never Knows è la chiosa perfetta ad un episodio eccellente, simbolo di un nuovo domani, incerto e affascinante, per i personaggi come per gli spettatori, simbolo del futuro di una stagione che si avvia alla conclusione mantenendo una qualità difficilmente eguagliabile.
Voto: 9
[rps]

ok, il mio essere beatlesiana fino al midollo forse non mi darà modo di essere obiettiva: ma esiste finale migliore per una puntata come questa?! Tomorrow never knows è il meglio della sperimentazione in un album che è già LA svolta a prescindere.
Detto questo, finalmente ho trovato un difetto a Don! non capisce una mazza di musica!!! XD
Comunque Mad Men mi fa paura. Cioè, se finisce la stagione su questo livello arriva ad essere quasi “troppo bello da sopportare”, come era la vita di campagna per Coe; se dovesse cadere… azz, da questi livelli sarebbe un bel botto. Ma non credo lo farà… è una delle serie migliori di sempre.
Don sempre più fuori tempo. Mad Men sempre più nell’Olimpo della serialità.
Ottima recensione.