
Italia, XVII secolo: Ade, una levatrice adolescente che segue le orme della nonna, scopre che alcune sue strane intuizioni su persone e cose sono dovute in realtà a un potere ben preciso, ovvero che la sua famiglia è composta da streghe.
La serie ci presenta subito tutte le parti in gioco, partendo proprio da Ade e sua nonna, che vengono immediatamente ricercate, additate per avere ucciso un feto nel grembo materno e per avere fatto ammalare un’altra donna. In questo modo ci vengono presentati anche i personaggi – per la maggior parte maschili – che fanno da “antagonisti” alle due donne: sia i cacciatori di streghe, che non vedono l’ora di bruciare le infedeli, sia alcuni medici che vogliono a tutti i costi contrapporre la scienza alle credenze religiose, per loro ormai appartenenti a un passato gretto e ignorante.

Abbiamo sempre sentito parlare (o visto, o letto) di storie di streghe, quasi sempre però legate a territori europei diversi dal nostro o direttamente alla storia americana: è quindi tanta la curiosità nello scoprire come noi italiani vediamo e rappresentiamo noi stessi in un periodo in cui la scienza cominciava la spinta verso la conoscenza e la modernità e il contrasto con alcune credenze religiose estremiste che sono state difficili da sradicare dal credo popolare.
In questo pilot però, al di là di interessanti e curiose premesse, ci sono tante scelte e particolari che non convincono, a partire dalla scrittura dell’episodio. Alcune sequenze sembrano altamente didascaliche, forzate, raffazzonate, come se non si vedesse l’ora di arrivare ai punti di svolta per fare progredire la storia. Le reazioni dei personaggi, le loro scelte, sono impulsive al limite del ridicolo: capiamo che nel 1600 probabilmente il ragionamento – nelle sezioni del popolo meno istruite – non fosse proprio all’ordine del giorno, ma non c’è mai un dubbio, una scelta minimamente ponderata, tutto sembra al servizio del progredire veloce della trama (e il numero esiguo di episodi, sei, probabilmente non aiuta in tal senso).

Oltre alla scrittura, anche la recitazione lascia un po’ il tempo che trova. Forzata, molte volte troppo teatrale (nel senso negativo del termine), soprattutto nelle movenze e nelle espressioni degli antagonisti, alcune volte al limite del ridicolo.
Ed è un peccato che tutti questi fattori affossino già dopo il primo passo un progetto sulla carta coraggioso e interessante. Al di là dell’aspetto puramente fantastico della trama, una serie scritta da donne che parla di donne speciali e superiori che vengono isolate, cacciate e uccise è sicuramente importante nel panorama seriale, specie in quello italiano, dove ancora è difficile trovare storie al femminile di rilevanza come sta accadendo a livello internazionale.
È proprio questa l’occasione mancata, soprattutto se si pensa alle recenti polemiche legate agli Oscar e alla mancanza di registe donne candidate: il lato femminile del mondo cinematografico ha dovuto faticare il triplo rispetto a quello maschile per emergere – e lo sta ancora facendo tra mille difficoltà – e quindi c’è bisogno di queste storie, di un punto di vista che faccia emergere racconti importanti che portino metaforicamente a livello di intrattenimento tematiche importantissime e che non bisogna mai trascurare.
Dopo questo pilot possiamo dire di essere ancora lontanissimi dalla perfezione – al netto di una storia di donne raccontata da donne, intendiamo proprio a livello di realizzazione della puntata – e quindi la speranza è che con le restanti cinque puntate il livello si alzi e ci possa regalare una prima stagione quantomeno interessante nelle intenzioni.
Purtroppo questi primi quarantacinque minuti non sono per niente incoraggianti da un punto di vista tecnico, ma almeno provano ad aprire la strada a prodotti italiani diversi e potenzialmente intriganti.
Voto: 4/5
