
È ormai un bel po’ di tempo che lo dico (e scrivo): Glee di quest’anno – e in buona parte anche quello precedente – non è più quella serie TV che aveva riscosso un inaspettato successo in termini di ascolti e visibilità mediatica, al punto da essere presente persino in alcuni spot commerciali americani. Quel telefilm che aveva creato intorno a sé una fortissima base di appassionati non c’è più, non c’è più da tempo ormai (e gli ascolti tutto sommato evidenziano questo trend), soprattutto a causa di una serie di errori grossolani ed obiettivi del tutto mancati. Cosa si è rotto?

Poi è arrivato il successo, è arrivato il denaro e tutto è cambiato. Le canzoni si sono orientate verso il commerciale, pensando a come comporre i CD da vendere piuttosto che inserire canzoni coerenti al tessuto narrativo; le storie si sono indebolite, seguendo pedissequamente ciò che i fan volevano, senza avere la necessaria lungimiranza nel comporre la trama (amicizie improbabili come Quinn e Rachel, coppie di qualsiasi tipologia). Si è perso il senso di Glee, che ha cominciato a mostrare un’esagerata sequenza di idiozie da far spavento. Il tutto si è acuito quest’anno con l’improvvida decisione di mandare via una buona parte del cast principale e soprattutto separare il racconto in due storyline, la prima infarcita di vuoti personaggi nuovi e la seconda, indubbiamente più attraente, con le vere glorie della serie.

Incapacità di raccontare che, tra l’altro, coinvolge anche i personaggi della serie, tutti trattati con estrema superficialità: se già si faticava a distinguere attore-personaggio per le incredibili somiglianze delle loro vicende (Tina che si lamenta perché non ha assoli è ciò che ci viene da pensare di Jenna Ushkowitz), adesso si snaturano ancora di più i personaggi pur di fare in modo che possano strappare un sorriso o accogliere le richieste dei fan più accaniti. È così che i personaggi di Sam e Brittany, una volta esilaranti, sono diventati ormai davvero troppo stupidi per sembrare vagamente credibili; due ragazzi che, in un mondo normale, avrebbero sicuramente ricevuto assistenza sociale, vengono assecondati in tutto (lo sdoppiamento di personalità di Sam fa rabbrividire) pur di cercare la risata. In altri casi, invece, si preferisce l’usato sicuro, affidandosi a triangoli o situazioni già viste.

È quindi tutto da buttare? Ovviamente no. Qualcosa ancora funziona, soprattutto se, come detto prima, ci soffermiamo sull’aspetto New York: nuove sfide e nuove situazioni permettono ai personaggi coinvolti di rafforzarsi ulteriormente ed essere in grado di catalizzare su di sé l’intera attenzione. Se infatti i momenti più emozionanti di Glee attualmente sono i “revival” delle prime stagioni, la risposta è piuttosto chiara.
Il giudizio su questi ultimi tre episodi non può quindi che essere negativo (e lo sarebbe ancora di più se non vi fosse New York in alcuni casi a salvare la baracca). Glee non è più quello che era: è il caso che ne prendano consapevolezza anche gli autori se non vogliono vedere assottigliarsi sempre di più il bacino di strenui seguaci della serie.
4×17 “Guilty Pleasures” – voto: 5
4×18 “Shooting Stars” – voto: 4
4×19 “Sweet Dreams” – voto: 5+
