
Non è solo l’ambientazione a cambiare – via dagli ospedali, dagli ascensori maledetti che fanno accoppiare gente improbabile, dalle sfighe catastrofiche – ma l’intera struttura della nuova serie.
Scandal nasce nel 2011 come procedurale che si insinua tra le pieghe del legal e del political drama e lo fa con una stagione brevissima (7 episodi) che si configura sin da subito come godibilissimo intrattenimento televisivo senza troppe pretese: Olivia Pope, ex direttrice delle comunicazioni per la Casa Bianca, per motivi non meglio precisati ha deciso di abbandonare il suo lavoro e di fondare la Pope & Associates, una società che si occupa di crisis management – nome molto cool che sta a significate “unità di crisi a cui l’elite di Washington si rivolge quando ha bisogno di uscire pulita da vicende brutte-brutte-brutte”.
Le cose cambiano di molto durante la seconda stagione, ma ne parleremo più avanti: ciò che conta e che Shonda decide di creare una storia di tutt’altro genere rispetto ai suoi soliti canoni e per di più basandosi su una storia vera.
Chi è davvero Olivia Pope?

L’idea che una serie del genere – che fa del dettaglio politico una delle sue migliori caratteristiche – sia basata sulla storia vera di una persona in carne ed ossa, e che questa donna sia co-executive producer e consulente tecnica della serie, dà al prodotto stesso una faccia nuova rispetto ai precedenti prodotti della Rhimes; certo, il marchio di fabbrica ogni tanto si riconosce, e poi non c’è trama politica che non trascini con sé una romantica storia d’amore, ma quello che troviamo con questa serie è qualcosa di ancora diverso.
Gladiators in suits.
Scandal inizia con l’introduzione in agenzia di Quinn Perkins, giovane volto della giurisprudenza, che viene contatta proprio da Olivia Pope per unirsi al suo gruppo di fixer: “to fix” – sistemare, aggiustare – dà esattamente l’idea di quello che queste persone fanno di mestiere. La scusa della nuova leva è chiaramente utile a noi spettatori per farci conoscere questo nuovo e elettrizzante mondo, che sulle prime battute lascia spiazzati sia per la complessità dei casi, sia per le scelte registiche con cui questi vengono messi in scena: dialoghi serratissimi, riprese rapide – soprattutto durante le indagini –, montaggi che aumentano ancora di più la sensazione del tempo che passa, e che ovviamente non è mai abbastanza.

In questo, i suoi dipendenti la seguono a ruota, proclamandosi insieme a lei gladiator in a suit, gladiatori in giacca e cravatta: perché non importa se la tua è una vera arena, una stazione di polizia o un tribunale, dovrai sempre lottare con le unghie e con i denti contro ciò che ti si parerà davanti.
The White House.

Se infatti i primi sette episodi si basano su casi generici e su un filo conduttore – ovviamente legato al Presidente, e con Judy Smith a supervisionare non è difficile capire di che tipo – a fare da collante per tutte le puntate, è solo con la seconda che si abbandonano i toni drama classici per approdare a quelli, ben più interessanti, del thriller politico. In questa seconda annata (22 episodi) si passa attraverso cospirazioni ai più alti livelli del governo, omicidi, torture, segreti di Stato-che-più-segreti-non-si-può, e gli ascolti hanno premiato questa svolta: non solo è diventato uno dei drama di punta di casa ABC, ma per diverse settimane è stato lo show più visto nella sua fascia oraria, arrivando con il season finale 2013 a totalizzare oltre 9 milioni di spettatori e battendo tutta una serie di record per i quali i nerd dei rating vanno in brodo di giuggiole.

Scandal colpisce proprio perché ad una serie del genere, sulla carta, non si darebbero due lire: anzi, si possono avere dei dubbi persino con la prima stagione, che risulta godibilissima (la classica serie da birra e pop corn sul divano) ma non molto di più. Se la iniziate, abbiate pazienza: la seconda stagione si rivelerà una sequela di puntate al cardiopalma, e alla fine vi ritroverete anche voi a voler essere a gladiator in a suit.

Tra una serie e l’altra una puntata di bb e di fringe di soa e justified tra zombie e filantropi creatori di macchine super intelligenti ho trovato il tempo di rrilassami con questa serie e devo dire che e stata molto godibile soprattutto on una srconda stagione da vero thriller politico.
Voto7 e per una serir di shonda rhymes e un vero miracolo
Piacevole sororesa
Peccato per la partenza di cusick
Peccato che dalla terza stagione è diventata una soap opera! 🙁
per non parlare di questa quinta che davvero è inguardabile!