
Cristoforo Columbus is a murderer and they want that I drop a picture of him smiling.
La 4×05 è incentrata sulla figura di Jane, figlia ribelle ma che cominciamo forse a vedere sotto un altro aspetto, ovvero quello dell’intelligenza che pare abbia in maniera decisamente superiore se confrontata ai suoi 8 anni.
Già di per sé le figlie di Louie sono un’evidente contraddizione di scrittura: entrambe pallide e biondissime, hanno come madre un’afroamericana. Il paradosso è ovviamente voluto, perché la sceneggiatura vuole suggerirci che le due ragazze non hanno nulla a che spartire con la madre, ma sono degne figlie del padre, sopra le righe e con problemi “umani”.

Louie è una serie geniale proprio per questo: il termine comedy, come è stato detto più volte, non riesce a contenere tutto quello che è racchiuso nella narrazione; questa sequenza ci fa sorridere – soprattutto per la bravura della piccola Ursula Parker – ma è una denuncia contro il mondo intero, abitato da persone ignoranti e menefreghiste, che appena possono ti fregano e restano impunite.
L’altra sequenza riguarda la discussione che Louie ha con l’ex moglie al bar.
In questo caso la dinamica ci suggerisce come sia effettivamente impossibile comunicare tra gli esseri umani, specialmente tra un uomo e una donna che hanno avuto un’importante relazione: la diatriba sulla scuola pubblica o privata in cui mandare la figlia è una scusa per una sineddoche del mondo intero e di come sia irrimediabilmente diviso. Da un punto di vista prettamente cinematografico, la sequenza non ha montaggio, per non “avvicinare” anche solo visivamente i due protagonisti, ma è una lunga ripresa fissa sui due divisi dal tavolo del bar, come due fazioni che proprio non riescono a comprendersi.
No one wants to be with you, Louie. Stop lying!

Pamela ritorna prepotentemente in scena dopo 2 anni, dopo quello splendido finale di stagione (2×13 Airport/New Jersey) in cui l’avevamo salutata (“Wave to me!” “Wait to you?!”) e dove avevamo capito che era l’unica donna con cui Louie sarebbe mai andato d’accordo.
Qui ritorna dopo che l’esperimento di vita a Parigi è naufragato; ritorna con la sua solita verve lasciando senza parole Louie che ha cominciato a frequentare Amia, la sua vicina ungherese.
Continua anche in questo caso la riproposizione della tematica dell’incomunicabilità di fondo che accompagna le relazioni: non solo con Pamela, che pretende di ritornare dopo mesi come se nulla fossa – e infatti Louie proprio non riesce a parlare – ma anche e soprattutto con Amia, straniera che non conosce una parola di inglese. Continua anche il gioco del destino beffardo, di quella sensazione che porta a pensare che sia impossibile essere felici: Amia è perfetta ma fra un mese se ne andrà dall’altra parte del mondo; Pamela era perfetta e ritorna nel momento più sbagliato possibile.

Le risposte del Dottore sono al limite dell’assurdo ma non per questo prive di significato: è davvero importante quello che scegliamo? Non possiamo vivere tutti come fanno i cani, che sono solo curiosi di vedere quello che succederà senza farsi troppe domande?
Louie questa settimana fa meno ridere ma più riflettere, con lo humor amaro che lo contraddistingue. In mezzo a tante situazioni assurde, stiamo capendo una cosa: è inutile preoccuparsi più di tanto, in fondo la vita non ha nessun senso e nessun significato.
Perché ricordate: più felice di un cane che ha tre zampe c’è solo un cane che le ha tutte e quattro.
VOTO 4X05: 7/8
VOTO 4X06: 9

Ho recuperato queste puntate in ritardissimo e sono veramente sconvolto dal livello qualitativo di questa stagione di Louie. Tutto bellissimo, tutto perfetto, Elevator Part 3 è una puntata con un cuore immenso: tra la sequenza coi violini, quella in cui Louie accompagna Jane a scuola e la perla del dottore è sicuramente la mia puntata preferita di questa (non smetterò mai di ripeterlo) fantastica quarta stagione!