
Dopo aver fatto un salto in Canada con il thekillinghiano Durham County, spostiamoci ora in Australia, terra di canguri e deserti immensi, con la miniserie in otto episodi The Slap.
Tratto dall’omonimo romanzo del 2008 di Christos Tsiolkas, autore australiano di origine greche, lo show racconta come un piccolo evento possa cambiare la vita di tre intere famiglie, legate da vincoli di parentela e amicizia. Al party di compleanno di Hector, che sta festeggiando con moglie, figli, amici e parenti, suo cugino Harry schiaffeggia un bambino che non è il suo facendo degenerare la festa, sfiorando la rissa con i genitori del piccolo e segnando una profonda spaccatura in quel gruppo di persone unito fino a poco prima. Le tre famiglie protagoniste dovranno scegliere da che parte stare: il piccolo un po’ se lo meritava o Harry non avrebbe dovuto reagire in modo così violento?

La particolarità più distintiva ed interessante di questo show è che in ogni episodio viene cambiato il punto di vista, facendo portare avanti il racconto da quelli che diventano gli otto personaggi principali della storia. In ogni puntata quindi indaghiamo nella vita di una persona diversa e nelle sue relazioni umane, vediamo come ha reagito allo schiaffo e quanto questo fatto pesi nel suo futuro.
La sigla della serie è emblematica e aiuta a capire cosa e come sarà il racconto: vediamo un piatto di vetro che cade e sta per infrangersi al suolo. La ripresa è al rallentatore e, pur sapendo il destino di quel piatto, fino all’ultimo lo vediamo integro e trasparente. L’attimo in cui tocca il suolo è così breve che d’un tratto vediamo il piatto rotto in mille pezzi: questi, rimbalzando a loro volta, si scheggiano, disintegrando il piatto originale anche in modo volutamente innaturale, tanto che della purezza del vetro non rimane proprio niente.

The Slap non è un drama familiare alla Brothers and Sisters, ma si avvicina di più ai crime drama britannici introspettivi e psicologici, anche se qui un cadavere ed una vera e propria indagine non ci sono. Così come nelle serie UK, anche qui si cerca di indagare come la comunità cambi al verificarsi di un fatto grave che scuote le esistenze di tutti.

Se cercate i pregi delle serie introspettive inglesi, ma volete provare qualcosa di più etnico e originale, date fiducia a questo piccolo gioiello made in Australia.
Note:
The Slap si appresta a sbarcare anche in America. Dopo aver trasmesso la serie originale, gli US produrranno un remake, che andrà in onda sulla rete NBC. Il network sta pensando dal 2012 di portare sui suoi schermi questo show, ma solo recentemente il progetto ha iniziato a muoversi. Ci sarebbero anche i primi nomi del cast abbastanza numeroso che compone la serie: Peter Sarsgaard, visto nella terza stagione di The Killing, e Mary-Louise Parker, la protagonista di Weeds.

Mi ricorda il film Carnage…
ho avuto la stessa impressione anch’io! con dinamiche diverse visto che là erano “solo” in 4, però come tema è davvero molto simile
Sono contento che abbiate consigliato questa miniserie! Io l’ho vista qualche mese fa e sono rimasto decisamente colpito: la struttura a prospettiva può forse far storcere il naso in alcuni episodi, ma offre diversi punti di vista che uniti insieme offrono una visione ricca e completa ( si va dall’uomo di mezza età, all’anziano-uno degli episodi più toccanti, fino al ragazzino omosessuale alle prese con i suoi dubbi).
Consigliatissima a tutti.
Un grosso dispiacere invece per il remake, spero soltanto che possa essere utile per invogliare gli spettatori a guardare il prodotto originale 😉
Io invece sono molto curioso di vedere il remake. Scoprire come la stessa storia possa essere messa in scena in un modo diverso (perché inevitabilmente lo sarà, sia per lo showrunner che ha preso in mano il progetto, sia per gli attori coinvolti, sia per il pubblico fruitore della serie che ha un diverso background rispetto ai telespettatori australiani e si aspetterà di trovare una storia con elementi più familiari a loro ) trovo che sia una cosa molto interessante e stimolante. L’importante sarà non cercare a tutti i costi una versione migliore. Fare paragoni e confronti però sarà divertente!
Beh sì sicuramente sarò curioso e un occhio al Pilot credo che lo butterò probabilmente..però non saprei, è una cosa mia ovviamente, ma sono sempre molto dubbioso rispetto a questi remake. Mi viene da pensare anche a quello, sempre made USA, pronto per Utopia. Non ne vedo il motivo,ecco. Sarà certamente curioso guardare le versioni “alternative” ma per me gli originali restano sempre i primi, sia per l’intuizione che per la struttura innovativa presentata(non ho letto il libro,sia chiaro! )
L’ho visto e molto apprezzato anch’io qualche mese fa. Otto puntate in ognuna delle quali mi veniva voglia di schiaffeggiare qualcuno.
Bella l’ambientazione australiana, anche se non si tratta di una serie in cui si vede molto paesaggio. Cerco di spiegarmi meglio: nelle serie americane e britanniche siamo abituati ad una scenografia tipica del Paese – case piuttosto spaziose, stradoni e shopping mall in US, casette a schiera, pub e paesaggi in UK (secondo me in UK lavorano molto le pro loco). Qui invece c’è qualcosa di diverso, l’atmosfera è quella che si avverte quando si viaggia in luoghi mai visti, ma con una quotidianità simile alla propria.
La famiglia come base e unico centro, con variazioni dettate dalla provenienza mediterranea. Vincoli difficili da rompere, età ed esperienze che non si possono più confrontare perchè la vita diventa diversa.
Molto bello il personaggio di Essie Davis, la sorella Anouk.
Un giorno, forse, leggerò anche il libro.
Io ho apprezzato molto l’ambientazione, anche se non ha mostrato i bellissimi panorami australiani, perché quei posti li ho vissuti veramente e rivedere quelle vie, le case, l’atmosfera che la città emana mi ha riportato alla mente dei bei ricordi, assolutamente aderenti con ciò che è stato mostrato. Le vibrazioni della città sono quelle, le atmosfere che vediamo sullo schermo sono fedeli alla realtà e la cosa mi ha colpito molto positivamente, anche senza aver visto la parte più selvaggia di quello stato.
Anche la ricostruzione della famiglia non allargata, ma “larga” (non so se mi sono spiegato) è veritiera e rispecchia l’esperienza che ho avuto. Il realismo di The Slap, prima che tutto il lavoro sulla psicologia dei personaggi, è l’aspetto che mi ha colpito di più.