
Non c’è da nascondersi, alle prese con Person of Interest non si sono mai sprecati i complimenti: è stato fatto notare in più occasioni come, nonostante alcuni momenti di difficoltà, la creatura di Nolan sia riuscita a toccare vette straordinarie, che da una serie di ispirazione procedurale non ci saremmo mai aspettati. Nel corso di questi anni gli autori hanno avuto l’invidiabile abilità di saper sempre alzare il tiro, tratteggiare storie e personaggi in grado di far riflettere, costruire una narrazione dalle forti tinte thriller e persino inserire dosi più o meno massicce di elegante humour inglese.
Tutte queste lodi vanno a braccetto con alcuni difetti che di tanto in tanto si affacciano negli episodi, come la richiesta di uno sforzo ulteriore di sospensione dell’incredulità: è capitato – e anche in questo appuntamento accade – che gli autori abbiano chiesto agli spettatori di sorvolare su alcune cose per poter raggiungere un punto narrativo ben più riuscito. Niente che non sia, però, facile da ignorare in virtù di un risultato il più delle volte azzeccato o, come in questo caso, addirittura straordinario. Siamo, infatti, al decimo episodio di questa quarta stagione e possiamo già parlare di una delle puntate più riuscite di sempre, la migliore di questa già ottima annata.
– What do you want, Lionel?
– I miss the sound of your voice. How’s your day going, honey?

Do you know why Harold Finch couldn’t stop you from evolving? Because in the end, you’re not one of them.

Fase Uno: Ordine. Con un effetto di novità senza pari, Samaritan dà il via alla giornata ideale: nessun omicidio, treni e bus in perfetto orario, ogni cosa funziona come se fosse organizzata alla perfezione. Oltre alla facile ironia nel ritenere che nel nostro Paese Samaritan fallirebbe, si palesa come un mondo nelle sue mani possa funzionare con precisione. Questa sezione, per quanto trattata rapidamente, è quella che presta maggiormente il fianco alle critiche perché ignora completamente la variabile umana che avrebbe potuto palesarsi in mille modi. Resta innegabile, però, che un sistema del genere possa in effetti stravolgere (in meglio?) la vita di un’intera città come la Grande Mela.
Fase Due: Caos. L’esatto opposto di quanto avvenuto in precedenza: Samaritan svela d’essere capace non solo di guidare l’umanità, ma anche di distruggerla. Tutto va in tilt, segreti vengono rivelati, carnefici favoriti, vittime lasciate indifese. Con questa seconda fase la Macchina mostra la sua totale impotenza, l’incapacità di fermare l’ondata di follia che si dissemina a New York e di come i suoi agenti umani, le sue uniche “pedine”, siano insufficienti ed inefficaci in questa nuova società. L’incontro tra le macchine non può che essere inevitabile, così come il risultato che condurrà allo scontro tra le due Divinità.
– You cannot take away their free will.
– Now they will only need to believe in one thing: me… for I am a god.

Un tema, questo, antichissimo e molto popolare, è lo scontro tra Shiva e Vishnu, o quello più prosaico tra l’Oracolo e l’Architetto di Matrix: quanto potere, e soprattutto quanto controllo deve esercitare una “divinità” sul genere umano? È in questo che la presenza umana diviene fondamentale per comprendere appieno le due diverse posizioni dei Team (sempre più simmetrici per somiglianza e ruoli). I flashback sulla gioventù di Greer, oltre ad un fortunato esercizio citazionistico delle spy story inglesi (e 007, la spia per eccellenza), ci mostra un lato fondamentale del brillante villain della stagione: lui che ha vissuto in pieno la guerra fredda, già negli anni Settanta era perfettamente consapevole che il mondo era sul baratro di un cambiamento senza eguali. L’umanità è debole e meschina, e si muove su un percorso fortemente accidentato ormai da troppo tempo.

– Will you give your life to save your human agents?
– My human agents share my beliefs that this world belongs to them.
Due entità, due analog interfaces che rappresentano al meglio le intelligenze che stanno impersonando, senza più svolgere alcuna attività di filtro. Sono solo voci, sono solo espressioni umane. Eppure, dal serrato e riuscitissimo dialogo tra Samaritan e la Macchina si evince che entrambe le IA hanno dei tratti tipicamente umani: la Macchina ha “paura”, Samaritan è “presuntuoso”. Per quanto consapevoli d’essere altro rispetto agli umani, sono più vicini ad essi di quanto loro stessi siano in grado di ammettere.

Quando questa serie farà ritorno, il 6 gennaio prossimo, nulla sarà più lo stesso: “It has begun”, afferma Samaritan a Greer, e noi siamo convinti che, alle prese con una nuova e annunciata trilogia di episodi (come fu lo scorso anno con l’HR e la morte della Carter), Person of Interest ci aprirà nuove porte e nuove straordinarie strade.
Voto: 9 ½
– Per informazioni e aggiornamenti sulla serie vi invitiamo a seguire la pagina Facebook Person of Interest Italia.

Applausi.
Eh che vi posso dire, la puntata per me sarebbe più sull’ 8 però dopo aver letto la vostra recensione il mio voto lieviterebbe un pochino, anche se secondo me 9,5 che è stato preso se non erro finora solo da Aletheia e Deus ex machina, non spetta a quest’ episodio. Semmai il 9,5 va alla vostra recensione e il 0,5 è come dice il mio professore:”Semplicemente, perchè si può sempre migliorare” ahahahah, davvero complimenti. Io comunque sono fra quelli che non apprezzano il troppo humor di questa stagione, soprattutto perchè come dici nella recensione è il caso meno adeguato, comunque è a mani basse la miglior serie in onda al momento. A quel paese gli Emmy e i Golden Globe
Wow,wow,wow e ancora wow.
In un colpo solo Nolan affronta temi come i limiti morali sulla privacy, l’essenza profonda dell’umanità, la religione, il fanatismo, il futuro e chi più ne ha più ne metta.
Orfani di SOA e Boardwalk Empire credo che POI sia il baluardo televisivo a cui aggrapparci spero ancora per molto. Non ricordo mai di essermi annoiata di fronte ad un episodio di questa serie e ricordo di avere esclamato “incredibile”,”non ci credo”, “wow”, “ma che ha creato Nolan-” almeno un milione di volte in questi 4 anni.
Onore a questa serie troppo troppo sottovalutata