
La realizzazione, oggi, della relativa miniserie TV in tre episodi ‒ da parte di una collaborazione tra nientemeno che BBC e HBO ‒ è un’ottima scusa per tornare a discuterne.
A chi la visitasse per la prima volta, Pagford apparirebbe come un’idilliaca cittadina inglese. Un gioiello incastonato tra verdi colline, con un’antica abbazia, una piazza lastricata di ciottoli, case eleganti e prati ordinatamente falciati. Ma sotto lo smalto perfetto di questo villaggio di provincia si nascondono ipocrisia, rancori e tradimenti. Tutti a Pagford, dietro le tende ben tirate delle loro case, sembrano aver intrapreso una guerra personale e universale: figli contro genitori, mogli contro mariti, benestanti contro emarginati.
(da “Il Seggio Vacante” di J.K. Rowling – 2012, Salani Editore)

Ad esempio si può apprezzare la decisione di iniziare a raccontare la storia a partire da qualche ora prima rispetto alla morte di Barry Fairbrother, vero e proprio evento scatenante della vicenda (nel libro era narrata nelle prime pagine): una scelta azzeccata se si pensa che, a differenza del medium cartaceo, un incipit in medias res avrebbe tolto la possibilità di presentare la cittadina di Pagford, effettiva protagonista della storia. Non si può che storcere il naso, invece, davanti al fatto che la miniserie avrà in totale tre episodi: un numero abbastanza esiguo, che difficilmente riuscirà a rendere approfondite le introspezioni degli eterogenei protagonisti.

It’s impossible to keep secrets in this place, isn’t it?
Oh, you’d surprised, Pagford. Everyone’s got skeletons rattling in their cupboard. Everyone’s got something.
Capita spesso di desiderare una fuga dai disordini della metropoli, magari proprio per andare a vivere in un luogo come Pagford: chi non vorrebbe prendere parte alla tranquillità di un pittoresco paesino con qualche centinaio di abitanti? È in questi luoghi paradisiaci, ci dice la Rowling, che in realtà si consuma il degrado dell’umanità, dove invidia, egoismo e presunzione sono sentimenti all’ordine del giorno.

È innegabile il ruolo di primo piano svolto dall’ambientazione, ma sono soprattutto i personaggi che la popolano a renderla importante; ecco perché, se questi nel libro si potevano descrivere minuziosamente grazie all’intervento della narratrice, per quanto concerne la controparte televisiva il tutto è affidato alla bravura degli attori e della sceneggiatrice. Un compito arduo che si è concretizzato soltanto in parte: ad un terzo della narrazione lo spettatore che non ha letto il libro non ricorderà, o quantomeno non imprimerà che pochi personaggi nella propria mente. Cionondimeno è lampante che, essendo costretti per esigenze di produzione a condensare una tale portata di avvenimenti e descrizioni in circa un’ora di episodio, i creatori della serie abbiano fatto un buon lavoro.
“Restore, rejuvenate, revive. Immerse yourself in wellness.”
Lovely photos. Look at their lovely teeth. Lovely hair. Lovely Pagford people.
Le performance degli attori dovevano essere assolutamente ineccepibili, o il progetto avrebbe perso almeno metà del proprio fascino; questo perché The Casual Vacancy, come sa bene chiunque abbia letto il romanzo, è fatto di personaggi antipatici, dai comportamenti disumani e caratteristici di uno stile di vita malato, portato a “guardare dall’altra parte” nel momento in cui si presenta un problema altrui.

L’episodio, almeno in Inghilterra, non è piaciuto al pubblico; nonostante abbia conseguito ottimi risultati a livello di ascolti, una parte degli inglesi ha preso questo prodotto come un’offesa al loro stile di vita, come una degenerazione iperbolica di una situazione che, in realtà, non è drammatica come viene descritta.

Volendo, insomma, dare un giudizio definitivo a questo primo episodio, è obbligatorio sottolineare che non tutti lo apprezzeranno e che, anzi, dividerà certamente il pubblico in modo netto tra chi lo elogerà e chi si fermerà alla prima mezz’ora di visione; ad ogni modo è un prodotto assolutamente consigliato, se non altro perché consentirà allo spettatore di confrontarsi con un mondo all’apparenza diverso dal proprio, ma con il quale probabilmente riscontrerà almeno qualche analogia.
Voto: 7+

Concordo in toto con la recensione: l’episodio l’ho visto un po’ tardino ma l’ho trovato piacevole, e soprattutto non troppo pieno, come invece mi aspettavo dalla lettura del libro. Il mio unico dubbio riguarda la durata e la proliferazione dei personaggi: solo altri due episodi per arrivare alla conclusione della storia mi sembrano fin troppo pochi per analizzare completamente i personaggi. Vedremo 😀