Giunti al penultimo episodio della stagione, non ci sono più parole per descrivere l’altissimo livello qualitativo che ha caratterizzato questa seconda stagione di Hannibal. Tome-wan, con il suo tono sospeso ma al tempo stesso denso di avvenimenti, non fa che confermarne i pregi, alzando ulteriormente le aspettative per il gran finale.
Chicken game.
Dopo l’abbastanza telefonato ritorno di Freddy Lounds, in questo episodio lo spettatore torna a essere pienamente partecipe del rischioso e poco ortodosso piano messo in atto da Jack e Will per incastrare Lecter. Questo consiste fondamentalmente nello spingere lo psichiatra a tentare di commettere un omicidio di fronte agli occhi di Graham, il quale sembra aver ormai conquistato la sua piena fiducia. L’impazienza e la preoccupazione di Crawford lo portano però a rintracciare Bedelia Du Maurier, il cui personaggio ci regala una delle sequenze più intense dell’episodio. Le parole che la psichiatra sussurra prima a Will e poi a Jack, seppur inutili ai fini dell’arresto di Lecter, forniscono interessanti chiavi interpretative dell’animo dei due protagonisti, e al tempo stesso sintetizzano mirabilmente le aspettative, i dubbi e i timori dello spettatore. Se l’individuazione della causa della rovina di Hannibal nel suo ego smisurato suona abbastanza ovvia, al contrario le sue riflessioni sul labile confine che divide l’autodifesa dall’omicidio e sul potere persuasivo di Lecter riescono a farci dubitare nuovamente dell’indole di Will. Ma ciò che più colpisce è l’insinuazione che lo psichiatra in realtà sia al corrente del piano: “Don’t fool yourself into thinking he is not in control of what’s happening”.
Two dogs in a cage.
Al tono rarefatto che caratterizza la prima parte dell’episodio si sostituisce quello concitato e carico di tensione che denota le sequenze dedicate a Mason Verger e al suo tentativo di eliminare Lecter. La decisione di Will di salvare Hannibal – per quanto inevitabile dal punto di vista del prosieguo della narrazione – risulta particolarmente difficile da interpretare e giustificare. Il suo essere disposto a oltrepassare diversi confini etici pur di incastrare Lecter infatti mal si coniuga con la decisione di risparmiargli la vita per procedere sulla via della giustizia. Tale scelta risulta comprensibile unicamente ragionando nei termini di soddisfazione dell’ego e affermazione della propria superiorità intellettuale, elementi che non fanno che avvicinare ancora di più Graham al profilo dello psichiatra. La “punizione” inflitta a Mason è inoltre particolarmente riuscita, in quanto reinterpreta liberamente, e in maniera se possibile ancora più macabra, il materiale harrisiano, lasciando aperta la possibilità di un ritorno del personaggio nella prossima stagione.
Hiding and revealing identity.
L’episodio tocca però il suo apice nel dialogo finale tra Lecter e Graham. Questo infatti, tramite il riferimento all’epica greca, riesce a sintetizzare in pieno non solo il peculiare rapporto intercorrente tra i due protagonisti, ma l’anima stessa della serie. Will/Patroclo è fondamentalmente un doppio dell’Hannibal/Achille, ma al tempo stesso, proprio per il suo essere così simile a lui, incarna la sua più grande debolezza. Il celare e rivelare la propria identità è – come ci viene spiegato da Lecter – una costante dell’epica greca, ma anche della serie, che ha fatto proprio dell’ambiguità dei suoi personaggi e del costante sforzo ermeneutico richiesto allo spettatore il suo maggior pregio. E proprio sul tema del disvelamento dell’identità si incentrano le ultime sconvolgenti battute in cui Will suggerisce ad Hannibal di rivelarsi a Jack (“Let him see you with clear eyes”); un suggerimento che date le circostanze equivale a una condanna a morte.
Dopo averci illuso di aver chiarito in maniera definitiva la posizione di Will, Tome-wan riesce a rimescolare nuovamente le carte, seminando nell’episodio una serie di indizi (le parole di Bedelia, il salvataggio di Lecter) che culminano in questo dialogo finale, lasciando lo spettatore pieno di quesiti circa la vera natura di Graham. Ad essere in dubbio non è (e non lo è mai stata) la volontà di Will di eliminare il suo nemico, bensì il prezzo che questi è disposto a pagare pur di raggiungere il suo obiettivo. Arrivati a questo punto il vero quesito a cui il season finale dovrà rispondere sembra essere non tanto quello relativo alle sorti di Crawford, bensì quello riguadante la vera identità di Will Graham.
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