One Piece – Stagione 2


One Piece – Stagione 2Dopo il grande successo di pubblico e critica della prima stagione nel 2023, ritorna l’adattamento live-action di One Piece, uno dei manga più amati e venduti della storia: il viaggio di Rufy e compagni prosegue con otto nuovi episodi distribuiti da Netflix e con un sottotitolo che accompagna la nuova annata, “Into the Grand Line”, a sottolineare il nuovo capitolo del viaggio della folle ciurma di pirati nata dalle matite dell’autore Eichiiro Oda.

One Piece, la serie, aveva ricevuto all’epoca un generale plauso per la sua capacità di portare in scena le atmosfere e lo stile della serie a fumetti originale, riuscendo a dare vita con attori in carne e ossa a una storia che molti credevano impossibile da rendere sul piccolo schermo. Il lavoro di adattamento degli autori dello show Steven Maeda (Lost, Pan Am, Helix) e Matt Owens (Luke Cage, Agents of S.H.I.E.L.D.), coadiuvati dal ruolo di produttore esecutivo e consulente dello stesso Eiichiro Oda, è stato sorprendente: il cast multi-etnico e formato da attori poco conosciuti al grande pubblico si era rivelato molto azzeccato, le ambientazioni erano abbastanza curate, la CGI non era troppo invadente e utilizzata con cognizione di causa. Inoltre la narrazione è stata ben gestita in modo tale da essere sì fedele ma non a tutti i costi, con un lavoro di eliminazione di parti e personaggi che sarebbero stati superflui ma allo stesso tempo cercando di mantenere il legame indissolubile con il materiale originale.

One Piece – Stagione 2Intendiamoci, la prima stagione non è stata esente da difetti, e purtroppo questi continuano a persistere nella seconda annata. In primis, la scelta forte degli autori di voler mantenere il più possibile una fotografia accesa e luminosa, con una palette di colori molto vivaci al fine di avvicinare le scene mostrate su schermo a quelle delle tavole di un fumetto, è sì interessante ma porta con sé dei potenziali problemi. Per chi non abbraccia completamente questa scelta stilistica l’impatto visivo di One Piece può risultare straniante e potrebbe sembrare a tratti un raduno di cosplayer mal vestiti che fanno cose buffe. Per godersi al meglio la serie, dunque, è necessaria una grande sospensione di incredulità – soprattutto per chi non è avvezzo al materiale originale e approccia per la prima volta questo universo narrativo.

Il secondo grande punto di debolezza endemico a queste prime due parti di One Piece è legato alla narrazione, in particolare alla struttura del manga originale e poi della trasposizione che non riesce a ovviare del tutto a un grosso problema: la grande trama orizzontale della serie a fumetti è in realtà composta da tante storie una dentro l’altra, con nuovi personaggi che entrano ed escono di scena a seconda di macro-parti comunemente chiamate “saghe” o “archi narrativi”. Questo sistema, molto comune nelle lunghe serie di fumetti giapponesi, in un adattamento sotto forma di serie televisiva contemporanea porta a una frammentazione della narrazione in piccole porzioni di storia che spesso risultano slegate tra loro e poco organiche nel loro complesso. Si passa da un’isola a un’altra, da una minaccia a un’altra, in una progressione che ricorda quasi le serie procedurali; il filo rosso che unisce queste storie è evidente – e gli autori si sforzano il più possibile di renderlo chiaro allo spettatore, spesso in modo didascalico –, ma è altresì chiaro quanto i cambi di ambientazione e di tono del racconto siano così repentini da danneggiare la tenuta della narrazione generale.

Messi in chiaro i problemi che si porta dietro questo adattamento è ora il momento di evidenziarne i punti di forza, che non sono pochi e – specialmente per quanto riguarda questa seconda stagione – sono tali da rendere la visione appassionante e trascinante per il pubblico.

One Piece – Stagione 2La prima annata si interrompeva subito dopo la saga di Arlong, con la prima grande vittoria dell’equipaggio di Rufy e, di conseguenza, l’ampliamento della loro famigerata fama nel mondo di One Piece, sia tra la marina che si prepara a dar loro la caccia sia tra gli altri pirati. La seconda stagione punta da subito ad allargare il grande world-building costruito da Oda (uno dei punti di forza dell’opera originale) con l’ingresso di nuovi personaggi già iconici – da citare il capitano Smoker e la sua assistente Tashigi, interpretati rispettivamente da Callum Kerr (The Wheel of Time) e Julia Rehwald – e nuovi nemici da affrontare. Tra questi spicca in particolare la Baroque Works, un’organizzazione criminale guidata dal misterioso Mr. 0 e formata da personaggi bizzarri ma molto pericolosi, tra cui la misteriosa Miss All Sunday interpretata da un’ottima Lera Abova – personaggio ricorrente ma che, come i fan sanno, si rivelerà molto importante nel prosieguo della storia – ma anche l’eccentrico Mr. Three interpretato da un sempre convincente David Dalmachian.
La narrazione della seconda stagione introduce i personaggi alla Grand Line (nel manga italiano la Rotta Maggiore) ovvero il tratto di mare che circonda il mondo conosciuto di One Piece – sulla cui folle geografia si potrebbe aprire un capitolo a parte – e che è essenziale per ripercorrere le tracce di Gold Roger e raggiungere il misterioso tesoro. Dal suo ingresso in avanti questa annata copre alcuni archi narrativi molto noti ai fan; in particolare il più lungo tra questi è quello ambientato nel regno innevato di Drum, nel quale i personaggi incontrano quello che diventerà un nuovo membro della ciurma, Tony Tony Chopper, una renna umanoide (ha mangiato un frutto del Diavolo) con la passione della medicina. La scelta di crearlo completamente in CGI si può dire che ripaga le aspettative dei fan – qualunque altra soluzione sarebbe sembrata posticcia – e non si può non segnalare il buon lavoro fatto in fase di motion capture dall’attrice che lo interpreta e gli dà voce, ovvero Mikaela Hoover (The Suicide Squad, Superman).

One Piece – Stagione 2È proprio il gruppo di episodi che raccontano la storia di Chopper a essere uno dei picchi emotivi di questa seconda stagione: il passato della piccola renna è, infatti, legato a quello del dottor Hiriluk (Mark Harelik) e alla tragica storia del regno di Drum, soggiogato da un tiranno egoista e crudele che disprezza il suo popolo e aspira solo al potere su di esso. In parallelo alla decadenza del regno si sviluppa il rapporto profondo tra la renna emarginata e additata come un mostro e il dottore sognatore che la accoglie come un figlio. Attraverso un montaggio ben realizzato e una scrittura solida – la sceneggiatura del settimo episodio è di Elizabeth Hunter –, lo spettatore è accompagnato lungo questo flashback fino al suo tragico epilogo, un inno alla speranza anche nei momenti più bui e alla forza dei sogni contro chi cerca di affossarli.

Le tematiche che accompagnano tutta l’ossatura narrativa di One Piece e che, come in quasi tutti gli shonen – la categoria di manga a cui appartiene –, sono infatti idealizzate e portate all’estremo. Tra queste troviamo l’importanza di inseguire i propri sogni, il valore della fiducia reciproca, la sacralità dell’amicizia e dei legami che si stringono vivendo insieme delle esperienze, ma anche l’idea che il coraggio sia un punto di forza (si veda per esempio il character arc di Usopp nel quarto e quinto episodio di questa stagione). La serie riesce a mediare piuttosto bene questi temi per il linguaggio televisivo, bilanciandoli sempre in una cornice coerente e legata alla progressione della storia e del rapporto tra i personaggi, anche se, per forza di cose, questi ultimi potrebbero a tratti sembrare un po’ caricaturali nei loro eccessi: l’ingenuità cronica di Rufy, l’ossessione di Zoro per diventare più forte, la paura di Usopp e così via. Si può dire che gli autori riescano a dare un minimo di tridimensionalità a queste caratteristiche, esplorando alcuni lati della personalità dei vari personaggi nel corso degli episodi, anche se sotto questo profilo un po’ di tempo in più a disposizione non avrebbe guastato.

One Piece – Stagione 2Dal punto di vista della messa in scena One Piece fa un buon lavoro di costruzione degli ambienti e preparazione dei set: in particolare in questa seconda stagione si nota un’altalena qualitativa nella gestione delle scene d’azione e degli scontri – altro punto centrale del manga. Si passa da una coreografia ottima come quella che vede protagonista lo Zoro interpretato da Mackenyu a Whisky Peak – condita da una regia che riesce a gestire tutte le comparse su schermo – a una scelta incomprensibile (se non in termini di contenimento del budget) rispetto allo scontro tra Rufy e Wapol che chiude la stagione. Quest’ultimo infatti è totalmente ambientato in interni (la sala del trono di Drum) e si risolve in brevissimo tempo e con poca fantasia in fase di scrittura. Persino una scena iconica del manga come quella di Rufy che difende la bandiera di Hiriluk risulta sacrificata nel modo in cui hanno scelto di rappresentarla.

In definitiva questa seconda stagione di One Piece centra ancora una volta l’obiettivo arduo di riuscire ad adattare una storia molto difficile da portare sullo schermo facendo ormai proprio un metodo di scrittura e di messa in scena consolidato, con tutti i suoi pregi e i suoi difetti. La terza annata,  già confermata,  adatterà l’arco narrativo ambientato nel regno di Alabasta e, vista l’importanza e la lunghezza di questo segmento narrativo nel fumetto, si presume che lo show si prenderà tutta la stagione, o quasi, per coprirlo come si deve. Questo potrebbe essere un bene rispetto a quanto si diceva sulla frammentazione della narrazione, in quanto permetterebbe agli autori di concentrarsi su un’unica grande storia per molti episodi e consolidare la trama orizzontale della serie.

Voto: 7½


Informazioni su Davide Tuccella

Tutto quello che c'è da sapere su di lui sta nella frase: "Man of science, Man of Faith". Ed è per risolvere questo dubbio d'identità che divora storie su storie: da libri e fumetti a serie tv e film.

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