
Interpretata da Nicole Kidman (ma non solo), Kay Scarpetta è la direttrice dell’istituto di medicina legale in Virginia, negli USA. Il personaggio è apparso per la prima volta nel libro di debutto di Cornwell nel 1990, Postmortem, ed è stata la protagonista di quasi trenta romanzi, una vera icona per gli amanti del genere: colpisce, quindi, che non avesse ancora ricevuto un adattamento televisivo degno della sua fama. Dopo vari nomi di un certo peso collegati a questa figura, arriva – come già anticipato – Nicole Kidman a indossarne gli abiti, ormai da qualche anno sempre più calata nel ruolo di protagonista di spicco delle serie drama.
La storia di questo pilot si muove su due linee temporali differenti: da un lato siamo nel 1998, con una giovane Kay (Rosy McEwen), dall’altro in un 2026 segnato dal ritorno della protagonista al suo ruolo di direttrice e alle prese con evidenti problemi politici e familiari. Le due vicende sono tenute insieme dal lato investigativo, ovvero il ritorno dopo 28 anni dello stesso modus operandi di quello che pare il primo di una serie di omicidi che avevano già sconvolto la vita e la carriera di Scarpetta. Accanto a lei ritornano alcuni personaggi importanti, come ad esempio Pete Marino, interpretato nelle due linee temporali da padre e figlio, Bobby e Jacob Cannavale, o il futuro/attuale marito della protagonista, Benton Wesley (Hunter Parrish e Simon Baker). La situazione familiare di Kay, però, è molto più complessa di così: la donna ha infatti praticamente cresciuto la nipote Lucy (nel presente interpretata da Ariana DeBose), a causa dell’assenza della madre Dorothy, un’esuberante Jamie Lee Curtis.

Per quanto riguarda la trama investigativa, ci troviamo di fronte a una serie di omicidi di donne dall’evidente violenza grafica. D’altronde, la protagonista è una medica legale alle prese con un serial killer dalle tendenze sadiche, e dunque non stupisce che l’indagine giri molto intorno ai cadaveri. Lo stile della serie è crudo, anche se al momento la violenza è circoscritta al ritrovamento dei corpi mutilati. Siamo soltanto all’inizio e c’è sicuramente molto altro da dire a questo riguardo: il colpo di scena finale, poi, serve più a parlare di Kay e delle sue scelte piuttosto che degli omicidi in quanto tali, dato che delle vittime non sappiamo praticamente nulla (e speriamo che questo cambierà in futuro).

“Bridge of Time, Part One” è un buon episodio pilota, che però presenta alcune criticità che potrebbero rimanere e affossare il corso della stagione. Scarpetta, pur basandosi su solidi romanzi di successo, ha ancora del lavoro da fare per potersi reggere sulle proprie gambe, soprattutto se aspira al livello di prestigio di serie come Mare of Easttown (a cui deve molto): a giudicare dall’inizio non siamo del tutto convinti che ce la farà.
Voto: 6
