
Vediamo cosa ci hanno riservato i primi 2 episodi.
A new day

Devo dire, a costo di passare per una credulona, che anch’io ci ero cascata, esattamente come Diane e come – forse – Eli: gli sguardi di Alicia vero l’ufficio di Will, l’atteggiamento dell’avvocato nei suoi confronti, l’imbarazzo del loro incontro che sembra essere “chiarificatore”, ma non nel senso che avremmo voluto.
Tutto mi sarei aspettata, tranne quella scena, che dimostra non solo quanto i due siano disposti a fare per continuare la loro relazione, ma anche quanto un’ottima serie come questa sia in grado di mettere sullo schermo una delle scene più hot di sempre senza mostrare nemmeno un centimetro quadrato di pelle nuda. E coi tempi che corrono, una scelta del genere fa davvero la differenza.
Il caso offre lo spunto per analizzare le controversie tra musulmani ed ebrei in diversi modi, da quello più “patinato” e al contempo più politicamente scorretto (Eli-Wasim-Taub in prestito da House M.D. Michael) a quello più attuale e molto, molto più esterno alle questioni politiche di quanto non ci si aspettasse (la risoluzione del caso, infatti, porta a scoprire che l’uccisione di Simon Greenberg era dovuta ad una relazione con il compagno di college Tariq e non a scontri religiosi: come dice Alicia “These kids… they’re just college kids” che non sanno nemmeno come si disegna una svastica, aggiungerei).
Nel mezzo di questo scontro, troviamo anche gli altri elementi del puzzle, tra i quali quello più interessante è Peter Florrick e il suo ritorno alla carica di Procuratore. La sua dichiarazione d’intenti, soprattutto se paragonata alla precedente amministrazione Childs, è lodevole – “we are running a clean office. Clean, ethical, honest, but not weak” – e il nuovo motto “no agli accordi” fa presagire grandi scontri con la Lockhart/Gardner, ma come al solito qualcosa comincia già a puzzare: il tentativo di trovare subito un capro espiatorio per l’uccisione di Greenberg si rivela una mossa essenziale per tenersi buona la comunità ebraica che ha finanziato la campagna di Peter. Alla faccia dell’etica e dell’onestà tanto ostentata, prevedo situazioni sempre più complesse – soprattutto perché Eli non vuole rinunciare a lanciare Peter come governatore – date anche dal fatto che sarà molto dura per Alicia avere un Procuratore che conosce benissimo il suo modo di comportarsi e di agire.

Dopo averci preso in giro all’inizio, facendoci credere che fosse già finito tutto quando in realtà andava avanti alla grande (e ricordiamo che con la frase “Diane thinks I’m going too hard on you. Am I? Going too hard?” Will entra di diritto nella lista “papabili per passare alla programmazione in terza serata”), ora i King ribaltano di nuovo tutto: tanto Will si dimostra dubbioso sulla natura del suo “sentire le cose” nel dialogo con Kalinda, quanto l’espressione davanti allo specchio della nostra non-più-così-brava moglie mette un enorme punto di domanda davanti a questa relazione.
E’ stata una buona puntata, non da mangiarsi le unghie per l’intera durata, ma sicuramente ottima nel suo affrontare una tematica difficilissima e utilizzarla per una descrizione di ampio respiro di tutti i cambiamenti che caratterizzeranno la nuova stagione.
Attendo che Kalinda torni sul serio, perché questo odio/amore con la bionda Sophia – che vogliono far spacciare per suo clone quando chiaramente non vale neanche la metà – non le rende giustizia; aspetto con ansia che Cary mostri ancor di più di che pasta è fatto; ma soprattutto non vedo l’ora di assistere ad altre meravigliose macchinazioni da parte di Eli.
Perché ricordate che lui sarà anche a son of a bitch, ma è YOUR son of a bitch.
Voto: 7+
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The Death Zone
Con il secondo episodio il caso della settimana diventa meno corale e meno rappresentativo (eccetto un valore simbolico di cui parlerò più avanti) e questo ci dà l’occasione di spaziare attraverso diverse dinamiche che regolano i rapporti, vecchi e nuovi, tra i personaggi.
Il caso.
Alicia si trova a dover difendere un uomo accusato di calunnia per aver scritto in un libro che un plurimegamilardiario avrebbe lasciato morire suo fratello durante una scalata dell’Everest, rubandogli la bombola di ossigeno e non curandosi di salvarlo. Se già dall’inizio vediamo Alicia vincere brillantemente il caso, puntando sulla carenza di ossigeno che può causare visioni non corrette della realtà, poco dopo la questione diventa molto più complicata: Mister Cardiff, che ha perso la causa, si appella al diritto inglese che prevede, a differenza di quello americano, che non sia lui in quanto calunniato a dover dimostrare di non aver agito in un certo modo, ma che debba essere il responsabile della calunnia a dover dare un fondo di verità alle sue affermazioni.
Alla faccia del ribaltamento delle procedure.

Alla fine Mister Cardiff, supportato da Mister Thrush (Eddie Izzard), dovrà ammettere ciò che ha fatto – più e più volte – ma costringerà tutti a capire una grande verità, per quanto scomoda: quando si è nella death zone si fa di tutto per sopravvivere, anche cose che nella vita normale non si farebbero.
Peter Florrick, Lockhart/Gardner e i piani malefici
Cosa si fa quando si è nella death zone di un matrimonio che sta crollando a pezzi e che mantiene, tuttavia, una meravigliosa facciata per salvare le apparenze? Si fanno cose impensabili, si diceva; e infatti Peter, che se ripete un’altra volta che vuole guidare “a clean office” se la dovrà vedere con me, agisce in modo imprevisto e in disaccordo con le sue precedenti azioni e dichiarazioni.
Se con Alicia ha cercato in tutti i modi di negare che la storia con Kalinda potesse essere davvero qualcosa in grado di ferirla perché, andiamo, “non vi conoscevate nemmeno” (io, ‘sti uomini, non li capirò mai), ecco che davanti al figlio si trova ad ammettere di averle fatto del male (“I hurt your mom with other things”); perché davanti ad un figlio che vuole semplicemente la verità è difficile cercare di argomentare in modo diverso e far ricadere la colpa sulla moglie che lo ha sbattuto fuori di casa.
Allo stesso modo, Peter-I-want-a-clean-office vuole giocare così pulito che decide di inventarsi una scusa a caso (assoldare uno studio legale esterno per le cause civili) per chiedere alla Lockhart/Gardner una spontanea sottomissione ad un controllo fiscale: qual è il vero motivo? La gelosia nei confronti di Will mi sembra davvero eccessiva; probabilmente vuole solo eliminare dalla lista dei potenziali avversari quelli davvero bravi; o forse vuole dimostrare all’ennesima potenza che lui vuole a clean office e che quindi è disposto a diventare il Batman dell’Ufficio delle Entrate.
Chi può dirlo. Ma che nelle sue motivazioni sia nascosta anche la sua quasi-ex-good-wife mi sembra più che probabile.
In ogni caso, questo pone Diane nelle condizioni di scoprire che Alicia e Peter sono separati e lei stessa mette con le spalle al muro Will relativamente al destino di Alicia all’interno dello studio legale.
Relazioni importanti: Alicia/Will, Kalinda/Eli


L’episodio si mostra in parte migliore del precedente, forse proprio grazie ad una pluralità di storyline che, in modo speculare rispetto al mono-caso della premiere, permette di dare con più facilità uno sguardo su ciò che accadrà in questa terza stagione. Prevedo tempi bui per la Lockhart/Gardner e soprattutto mi aspetto un Peter Florrick agguerritissimo e disposto a qualunque cosa, anche a distruggere Will e Diane al grido “I want a clean office”.
Voto:7 1/2
[rps]
