
Bisogna dirlo, nonostante gli autori siano stati pubblicizzati come “autori di Lost”, su questa serie non sembrava ci fossero forti scommesse circa il suo successo. È avvenuto, invece, l’esatto contrario, con il forte riscontro di pubblico dell’episodio pilota ed un ottimo risultato anche per questo secondo.
Se nel primo, ovviamente, la storia si è mossa sulla figura di Biancaneve e sua figlia Emma, che rappresenta la chiave di tutto, si passa con questo appuntamento al punto di vista della Strega Grimilde, con risvolti che riescono a dare una forte umanità anche a questo personaggio. È chiaro che gli autori vogliano, così, fare il verso alla favola classica, all’idea dell’Happy Ending che appartiene, però, solamente ai protagonisti-eroi delle vicende. La Strega è sì crudele, ma se ne rende palese anche la ragione: ella si muove ed agisce spinta da un folle desiderio di vendetta nei confronti di Biancaneve, a causa della morte – che pare a lei correlata – dell’amato della strega; quest’ultima finisce con il muoversi ad una disperata ricerca di felicità che ora, in un mondo in cui sta per perdere i Poteri, non potrà più avere. È per questo che decide di riprendersi la Maledizione da Malefica (una Pam di True Blood in grandissima forma) e di usarla, anche a costo di dover sacrificare la persona che ama di più: il padre, che ormai è semplicemente una sorta di consigliere. Eppure, come Malefica stessa le dice, usare quell’incantesimo porterà un vuoto così grande dentro di lei che non potrà più essere colmato.
Come se fosse il rendersi palese di tale vuoto, il rapporto della “strega” nella vita reale con il figlio adottivo è sempre più complicato. Effettivamente, non solo la donna non è riuscita a legare con lui, ma Henry – che si scopre essere stato il nome del padre di Grimilde – ormai la identifica, giustamente, come la Strega Malvagia.
I due racconti si muovono in parallelo, ma è soltanto grazie alle parti nel mondo delle favole che ci è possibile comprendere alcune azioni e alcune reazioni di Regina a Storybrooke.

In tutto ciò si inserisce l’affascinante figura di Tremotino, sempre più misterioso e singolare. In verità, questo episodio gioca molto sul rapporto tra Mr. Gold e Regina da un lato, Tremotino stesso e la Strega Grimilde dall’altro. Se nel mondo delle favole l’uomo spiega come usare la Maledizione alla strega, dopo che egli stesso era stato colui che gliene aveva fatto dono, nel mondo reale, nelle ultime battute dell’episodio, si realizza uno scontro verbale con il sindaco che lascia intendere che entrambi abbiano perfettamente memoria della loro condizione.

Oltre questo punto, che però ha poco a che vedere con la struttura narrativa in quanto tale, Once Upon a Time è evidentemente costruito molto bene finora e gli autori hanno sicuramente centrato il bersaglio anche in questo secondo episodio. È ancora presto per esprimere un giudizio generale, ma se riusciranno a muoversi su questi passi, non potrà che essere un’alternativa televisiva di tutto rispetto.
Voto: 8

E poi è sempre un piacere vedere Giancarlo Esposito.